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Full text of "Compendio della storia sacra e profana di Verona"

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JUL 



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COMPENDIO 



DELLA STORIA 



SACRA e PROFANA 



DI 



VERONA 




MATVRANDVM 



IN VERONA 

BALLA SOCIETÀ TIPOGRAFICA EDITRICE 
MDCCGXX, 



Sit apuà te honor antiquìtatl , sit ingentibus 
factìs y sit fàbulis quoque . 

Plik. Lib. Vili. Epist. XXIV. 






AL CORTESE LETTORE 



GIUSEPPE VENTURI 



Hiccoti un Compendio della Storia Sacra e Pro~ 
fana di Verona: ristretto a quei pochi fogli a cui 
lo bramò chi mi spinse al lavoro. Da ciò ben t'ac- 
corgi che poche cose vi potranno aver luogo . Pure 
quando ti piaccia dar un' occhiata al seguente In- 
dice Cronologico agevolmente vedrai che nulla si è 
omesso delle cose principali meritevoli d'aver luogo 
nella Storia patria. Anzi mi sia perdonata la presun- 
zione di credere , che , chi vorrà scrivere di tutto pro- 
posito gli Annali della nostra Città , non potrà farlo 
con differente metodo da quello che io ò seguito , 
il quale abbraccia insiememente e 1' ordine dei tem- 
pi, e quello delle materie che in tre Sezioni ven- 
nero collocate al secolo suo respettivo ; gli Avveni- 
menti cioè , la Letteratura , e gli Edifici * . 

E questo ordine de' tempi , e quello di tali ma- 
terie , insiememente abbracciati , manca in tutti 
quelli che scrissero la Storia di Verona : i quali 



* Per ora non si è potalo dare che la prima Sezione di 
ogni secolo. Qualche cosa delle altre due si è ristretta nelle dlp- 
pencUci' Tutto apparisce dall' Indice , che conviene dare intatto. 



547018 



anno d* altronde il radicale difetto o di non averla 
scritta a portata di ognuno perchè si volle usare 
di lingua latina e di affoltata erudizione , o di ri- 
buttare coli' inserirvi tradizioni popolari contrarie 
al buon senso e cose inutili affatto , ovvero col ve- 
stirla di stile troppo affettato e colla confusione 
delle materie . 

Tanto posso dire per prova , non essendovi un so-< 
lo dei nostri Storici che da me non sia stato letto 
anche replicatamente , e vorrei dire meditato ; onde 
farne questo richiesto Compendio , che non è pro- 
priamente che un Indirizzo alla Storia patria, ma 
che non mi è poi costato lieve fatica . 

Accetta adunque benignamente se non altro la 
buona intenzione che ò avuto di tare cosa piacevo- 
le ai nostri concittadini ; nel tempo istesso che mi 
sono prestato ai cenni dell' illustre amico che potè 
comandarmi . E vivi felice . 

Gennajo mdgcgxix, 



INDICE CRONOLOGICO 



r ARTE I. Avanti l'Era Cristiana. 
Sezione I. Av veni menti . 

Capo I. Primi Abitatori di Verona . . . Pag. i 

II. Verona sotto i Romani . . . . .3 

III. Provincia Veronese invasa da' Cimbri . . 4 

IV. Condizioni di Verona sotto i Romani . . 6 
Sezione II. Letteratura . 

Capo I. Catullo . 

II. Cornelio Nepotc . 

III. Emilio Macro poeta. 

IV. Vi travio . 
Sezione III. Edifici . 

Capo I. Estensione di Verona. 

II. Teatro antico. 

III. Porta de 1 Leoni. 

IV. Circo. 

V. Campidoglio. 

VI. Ludo, o Ginnasio pubblico. 

VII. Arco di Giove Aminone ,• ed altri edifici. 
Appendice g 

PARTE II. Dopo l'Era Cristiana. 
SECOLO I. Sezione I. Avvenimenti . 

Capo I. Verona sotto i primi imperadori . . «9 

II. Verona teatro della guerra civile . . .io 

III. Verona Cristiana ji 

Sezione II. Letteratura . 

Capo I. Pomponio Secondo . 

II. Cassio Severo . 

III. Plinio il Seniore. 

IV. Lettera di P/i/uo il Giuniore sulla morte dello Zio, 
Sezione III. Edifici. 

Capo I. Arco de' Cavi. 

II. Anfiteatro. 

III. Vallo d' intorno 1' Anfiteatro . 

Appendice . . .12 

SECOLO IT. Sezione I. Avvenimenti . 

Capo I. Spettacolo Anfiteatrale id. 

II. Verona di nuovo teatro della guerra . . i3 



VI INDICE CRONOLOGICO. 

Capo III. Verona Cristiana Pag. i^ 

Sezione II. Letteratura . 
Capo I. Quinto Tuticano . 

II. Senzio Augurino . 

III. Calvo. 

IV. Plinio il Giuniore. 
Sezione III. Edifici. 

Capo I. Mura antiche . 

II. Ponte della Pietra. 

III. Porta dei Borsari. 

Appendice. Vescovi dei primi quattro secoli . . . i5 
SECOLO ìli. Sezione I. Av ve ivi menti . 

Capo I. Territorio Veronese teatro della guerra civile . i5 

II. Verona Gallieniana . . . . . .16 

III. Verona sotto gli ultimi imperadori gentili . 17 

IV. Primo Fatto Cristiano avvenuto in Verona . 18 
Sezione II. Letteratura . 

Capo I. Emilio Macro jureconsulto . 

II. S. Cricino vescovo. 
Sezione III. Edifici . 

Capo I. Mura di Gallieno. 
IL Palazzo imperiale. 

III. Terme romane. 

Appendice . . . ip, 

SECOLO IV. Sezione I. Avvenimenti . 

Capo I. Verona assediata da Costantino Magno . . id. 

II. Verona sotto l 1 impero d' Occidente . .ai 

III. Imperadori in Verona ...... . . .33 

Sezione II. Letteratura . 

Capo I. S. Zenone . > 

II. Siagrio . 
Sezione III. Edifici* 

Capo I. Sotterraneo di s. Maria nelle Stelle. 

II. Madonna Verona . 

III. Sede episcopale. 

IV. Arsenale . 

V. Altri pubblici edifici. 

Appendice .23 

SECOLO V. Sezione I. Avvenimenti . 

Capo I. Territorio Veronese invaso daAlarico re de'Goti. id. 

II. Incontro di s. Leone con Attila sul Veronese . »4 

III. Verona sotto Odoacre , . . . .25 



INDICE CRONOLOGICO. YH 

Sezione II. Letteratura . 
Capo I. S. Petronio . 

II. Anonimi Sacri. 

III. S. Massimo . 
Sezione III. Edifici. 

Capo I. Mura. 

II. Chiesa di s. Stefano. 

III. Altre chiese. 

Appendice. Vescovi di questo secolo . . . Pag. a5 

SECOLO VI. Sezione I. Avvenimenti . 

Capo I. Verona sotto Teodorico . . . . .26 

IL Verona sotto gli altri re Goti . . .27 

IH. Verona sorpresa da 1 Greci . . . • 28 

IV. Veronesi prendono le armi per tenersi in 

libertà . . . • . . • -29 

V. Verona sotto Alboino re de' Longobardi . 3o 

VI. Verona sotto Autari suo duca e poi re. . 3i 
Sezione II. Letteratura . 

Capo I. Piaci dia. 

II. Ursicìno lettore . 

III. Anonimo storico . 
Sezione III. Edifici . 

Capo I. Mura di Teodorico . 

II. Palazzo teodoriciano . 

III. Terme rinnovate . 

IV. Altri edifici di Teodorico . ì 
Appendice. Vescovi di questo secolo . . . .32 

SECOLO VII' Sezione I. Avvenimenti . 

Capo I. Zangrulfo e Lupone duchi di Verona . . id. 

II. Verona sotto i re Longobardi . . .33 

Sezione II. Letteratura . 
Capo I. Anonimo poeta. 
II. Coronato notajo . 
Sezione III. Edifici. 
Capo I. Chiesina o Grotta presso s. JYazario . 

II. Altre chiese. 
Appendice. Vescovi di questo secolo . . . .34 
SECOLO Vili. Sezione I. Avvenimenti . 

Capo I. Guerre tra Franzesi e Longobardi . . .34 

II, Verona presa da Carlo Magno . . .36 

III. Verona sotto Pipino . . . - .37 
Sezione II, Letteratura 1 



Ytll INDICE CRONOLOGICO. 

Capo I. Università in Verona. 
II Anonimo pipiniano . 
Ili Anselmo abbate di JYonantola . 
IV. Gondelmo diacono. 
Sezione III. Edifici. 

Capo I. Ciborio a s. Giorgio di Valpolicella . 
IL Ciborio in Verona. 
IH. Mura restaurate sotto Pipino. 

IV. Giudicio della Croce. 

V. Porte della città. 

Appendice. Vescovi di questo secolo . . . Pag. 38 
SECOLO IX- Sezione I. Avvenimenti . 

Capo I. Rinnovazione dell' impero d' Occidente . . id. 

II. Verona sotto Lottano re d' Italia . . .39 

III. Guerra* civile per la Corona d' Italia . . 4° 
Sezione II. Letteratu ra . 

Capo I. Pacifico arcidiacono . 

II. Biblioteca Capitolare 

III. Notingo vescovo di Verona. 

IV. Adelardo VeSCOVO di Verona. 

Sezione III. Edifici. 

Capo I. Fontana in Piazza delle Erbe. 

II. Antico Castel s. Pietro . 

III. Zecca . 

IV. Altri edifìci. 

Appendice. Vescovi di questo secolo . . . . 4* 

SECOLO X. Sezione I Avvenimenti . 

Capo I. Verona conquistata e perduta da Lodovico III 

imperadore . . . . . . id. 

IL Verona sotto Berengario I. . . . . 4 2 

III. Uccisione di Berengario I. . . . 4^ 

IV. Verona sotto Berengario II. ... 44 

V. Verona sotto gli Ottoni . . . . . 4 5 
Sezione IL Letteratura . 

Capo I. Raterio . 

IL Gregorio V pontefice . 
Sezione III. Edifici . 

Capo I. Torre di Berengario . 
II Altre Torri. 

III. Basilica di s. Zenone. 

IV. Palazzo di s. Zenone. 
Y. Duomo „ 



INDICE CRONOLOGICO. 1* 

Appendice. Vescovi di questo secolo. . . . Pag. t\6 
SECOLO XI Sezione I. Ar peni meste . 

Capo I. Verona retta da 1 suoi . . . . . id. 

IL Riforma del sistema feudale . . . «47 

III. Marchesi della Marca Veronese . . . 4$ 

IV. Veronesi sotto Enrico IV. . . . -49 
Sezione II. Letteratura . 

Capo I. Stefano cantore , ed autore del Carpso , 
II. Cadalo autipapa. 
Ili Pacifico mansionario j ed altri. 
Sezione IH. Edifici* 

Capo I. Ruota della Fortuna a s. Zenone . 

II. Campanile di s. Zenone. 

III. Castello di Calavena . 

Appendice. Vescovi di questo secolo . . . . So 

SECOLO XII. Sezione I Avp-enimeììti . 

Capo I. Veronesi si collegano ad altri Lombardi . id. 

II. Veronesi in discordia colle Republiche vicine . 5i 

III. Ponte proditorio sull' Adige contro Federico 

Barbarossa 5 a 

IV. Società Veronese, o Lega Lombarda . . 54 

V. Pace di Costanza . . . . . .55 

VI. Lucio III convoca un Concilio in Verona . 56 
Sezione II. Letteratvra . 

Capo I. Lorenzo diacono. 

II. Adelaide cardinale . 

III. Everardo nolajo . 

IV. Maestro Guidone di s. Michele; ed altri. 
Sezione III. Edifici. 

Capo I. Torre Maggiore; e sue campane. 

II. Palazzo della Ragione. 

III. Urna dei ss. Sergio e Baco. 

Appendice. Vescovi di questo secolo . . . . 5? 

SECOLO XIII. Sezione I. Av veni menti . 

Capo I. Origine della Festa di tutto il Popolo Veronese . 58 

II. Fra Giovanni da Schio rettore di Verona . 59 

III. Eccelino da Romano tiranno in Verona . 61 

IV. Mastino I della Scala fatto Capitano del po- 

polo Veronese . . . , . .63 

V. Alberto della Scala sostituito a Mastino . 64 

VI. Morte di Mastino II ed elezione di Alberto „ 

secondo il Villani 65 



X INDICE CRONOLOGICO. 

Sezione II. Letteratura . 
Capo I. Paris da Cerea . 

II. Statuti Veronesi . 

III. Ardizone . 

IV. Pietro della Scala; ed altri. 
Sezione III. Edifici. 

Capo I. Palazzi Pretorio, e de' Giudici. 

II. Casa de' Mercadanti. 

III. Piazza delle Erbe. 

IV. Mura di Alberto I. 

V. Altri edifici. 

Appendice. Vescovi di questo secolo . . . Pag. 66 
SECOLO XIV Sezione I. Avvenimenti . 

Capo I. Bartolommeo della Scala sostituito ad Al- 
berto I ....... 67 

II. Alboino della Scala e Cangrande I . . 68 

III. Alberto IT e Mastino IT padroni di Verona . 70 

IV. Cangrande II e Cansignorio . . . .71 

V. Giangaleazzo Visconti si fa padrone di Verona . 72 
Sezione II. Letteratura . 

Capo I. Giovanni diacono . 

II. Guglielmo da Pastrengo. Sua Biblioteca ed altre. 

III. Marzagaglia . 

IV. Gidino da Sommacampagna ; ed altri. 

V. Dante in Verona . 

VI. Sua discendenza. 

V IL Petrarca in Verona. 
Sezione III. Edifici. 

Capo I. Mura di Cangrande I della Scala. 

II. Torre del G ai dello . 

III. Campana dell'orologio. 

IV. Castel- Vecchio; e suo ponte. 

V. Ponte Nuouo ; ed altre fabbriche dagli Scalìgeri. 

VI. Cittadella; ed altri edifici sotto il Visconti. 
Appendice. Vescovi di questo secolo 73 

SECOLO XV. Sezione I. Avvenimenti . 

Capo I. Francesco da Carrara padrone di Verona . 73 

II. I Veronesi si danno ai Veneziani . . .74 

HI. Verona sorpresa da Nicolò Picenino . .75 

IV Prodigio che si volle avvenuto iti Verona . 76 

Sezione II. Letteratura . 

Capo I. Guarino. 



INDICE CRONOLOGICO 

Isotta Nogarola . 



X" 



Capo II 

III. Altre letterate Veronesi fino a' dì nostri . 

IV. Fra Giocondo. 

V. Giovanni Panteo ; ed altri. 

VI. Tipografia Veronese di questo secolo. 

VII. Tipografi Veronesi fino a' dì nostri. 

VIII. Avvenimento curioso di un finto letterato in 

Verona . 
Sezione III. Edifici. 

Capo I. Castel s. Felice. 

II. Sala e Loggia del Consiglio . 

III. Monte di Pietà. 

IV. Altri edifici . 

Appendice. Vescovi di queslo secolo . . . Pag. 79 
SECOLO XVI. Sezione I. Afvt.ximenti . 

Capo I. Lega di Carnbrai . . . . . . id. 

II. Verona sotto Massimiliano I . . . .80 

III. Verona consegnata agli Spagnuoli . . .81 
IV., Verona ritornata ai Veneziani . . .85 

V. Api maravigliose in Verona . . . . 83 
Sezione II. Letterati? ra . 

Capo I. . Girolamo Fracastoro . 
IL Onofrio Pani* in io . 

III. Giulio Cesare Scaligero . 

IV. Gabriele Saraina. 

V. Altri scrittori delle cose patrie fino a' di nostri . 

VI. Teodoro da Monte. 

VII. Altri scrittori sulP Adige fino a 1 dì nostri. 
Vili. Altri scrittori per classi . 

IX. Accademia Filarmonica. 

X. Altre accademie fino a' dì nostri. 
Sezione IH. Edifici. 

Capo I. Mura fatte sotto i Veneziani. 
IL Palazzi . 

III. Tempio della Madonna di campagna. 

IV. Cappella Pellegrini. 

V. Altre opere del S animi cheli . 

VI. Deposito di Giano Fregoso. 

VII. Vescovado. 
VIII Altri edifici. 

Appendice. Vescovi di questo secolo . , . , 8| 
SECOLO XVII. Sezione I. Aftenimenti, 



xii indice Cronologico. 

Capo I. Veronese, teatro della guerra. . . Pag. 85 

II. Gran Contagio . . . ... 86 

III. Anagrafi comparativa prima e dopo il Contagio. 88 

IV. Calar ino Dovila ammazzato a s. Michele . 90 

V. Pietre con fuochi cadute dal cielo sul Veronese . 91 
Sezione II. Letteratura . 

Capo I. Francesco Sparavieri. 

II. Cardinal Noris. 

III. Monsignor Francesco Bianchini. 

IV. Luigi Novarini. 

V. Altri letterati. 
Sezione III. Edifici . 

Capo I. Palazzo della Bra . 

II. Locali per V Accademia Filarmonica . 

Ili Teatro ed ivi innovazioni fino a' dì nostri. 

IV. Seminario . 

V. Fontana in Piazza de 1 Signori. 

VI. Altri edifici. 

Appendice. Vescovi di questo secolo . . . .91 
SECOLO XVlìl Sm.oke I. Avvenimenti. 

Capo I. Azioni del principe Eugenio di Savoja sul 

Veronese 92 

II. Grande innondazione . . . . .94 

III. Fatto eroico di un contadino di Valpantena . p5 

IV. Epoche moderne . . . • . .97 
Sezione IL Letteratura . 

Capo I. Scipione Maffei . 

IL Pompei; ed altri poeti. 

III. Torelli; ed altri matematici. 

IV. Vallarsi; ed altri ecclesiastici. 

V. Targa; ed altri medici. 

VI. Ottavio JUcchi; ed altri. 
VII Biblioteca civica. 

Vili. Licei . 
Sezione III. Edifici. 

Capo I. Ponte delle Navi. 
IL Museo Lapidario. 

III. Dogana. 

IV. Fiera. 

V. Altri edifici. 

Appendice. Vescovi di questo secolo . ? . ,96 



PARTE I. 

AVANTI L' ERA CRISTIANA 



CAPO L 

Primi Abitatori di Verona. 

X Lehuì o Libui , delti anche Libici o Lebizi , furono dei .„ „ e 

IV o v oec. 

primi abitanti di questa parte d 1 Italia , ove fu fondala Verona, prima dui- 
La. testimonianza di Livio, come di antico esatto e conienti- ^ ** m *■" 
poraneo scrittore, dee valere per mille. 

Da questi derivarono gli Euganei, se pure non sono sino- 
nimi, fondatori o dei primi dominatori di Verona. Plinio nostro 
concittadino quasi diciotto secoli sono ce ne assicura senza esi- 
tanza j né si può alterare la puntuazione comune nel suo testo, 
senza insussistente cavillo. Che se Plinio agli Euganei associa 
i Reti; o questi formavano un solo popolo coi primi, o furono 
in appresso ristoratori della città, per avversa fortuna decaduta 5 
o gli uni tenevano la città alla destra, gli altri alla sinistra: cosa 
che si verificò anticamente di Palepoli e Napoli città contigue, 
che poi divennero una, vastissima: cosa che non può piìx pa- 
rere strana, dopo che per più mesi si verificò, anche a dì no- 
stri, di veder Verona convertita in due differenti città. 

I primi popoli abitatori o fondatori dovettero in appresso 
cedere questi paesi agli Eneti , detti poi Veneti ; quindi ai 2o- 
scani od Etruschi. 



a PARTE I. CAPO I. 

Quanto valgono a ciò mostrare autorità di classici autori, 
altrettanto sono deboli gli argomenti presi da antichità asserite 
etrusclie, ritrovate nel nostro territorio e conservate nei musei 
Muselli e Verità . 

Anche fra gli Egiziani e fra i Greci si fecero lavori simi- 
li, ed i Romani , si sa , imitarono le arti etrusche. 

E poi chi assicura, che detti lavori non sieno stati fino da 
antico qua trasferiti da altre terre, come oggetti preziosi dei 
secoli andati, e meritevoli anche allora di ornare la collezione 
dei dotti? 

Vi è pure chi sospetta monumento etrusco, atteso la solidi- 
tà del lavoro ed altre ragioni, il nostro Anfiteatro: ma conget- 
ture, anche le piti forti non varranno sì di leggeri a distruggere 
V opinione tnaffeiana di un' epoca romana posteriore di assai . 

Ci direbbero forse qualche cosa di positivo alcune lapide 
scavate nei villaggi di s. Ambrogio, s. Giorgio e Fumane, con 
voci non usate da' Greci , né da 7 Romani, se si desse un mae- 
stro infallibile, che dopo tanto studio pur non lo si à, in fat- 
to di lingua etrusca o pelasga. 

Dopo essere stata Verona Lebuica , Euganea , Eneta , Re- 
tica, Etrusca, non ho difficoltà di credere, benché gravi au- 
tori sostengano il contrario, che nelle tante scorrerie antiche 
A A- Ti delle varie schiatte de' Galli possa essere divenuta per qualche 

ccc tempo Gallica, ed anche Cenomanica . Anzi ci assicura Strato- 

ne, che Verona da lui detta Gran Città, obbediva ai Galli 
Senoni, che comandati da Brenno loro duce diedero tanto da 
sospirare a Roma. Fu allora, che, fatto degli antichi abitanti e 
degl'invasori un sol popolo, presero il nome di Lièui-Galli . 

Non godettero però questi conquistatori sì belle contrade, 
che poco più. di meto secolo dappoi: vennero respinti dai Ve- 
neti, coi quali furono in continua guerra per quasi due secoli. 
cccLXir j; forse il Mincio o V Adige divideva le due nazioni, finché i 
Romani con un' armata numerosissima , passato per la prima 
volta il Po , scacciarono i Galli; ed o per dedizione o per con- 
dxzix quista si fecero suoi i Veneti, e con questi Verona; nel bujo 
della cui storia da questo punto solo comincia a trapellar qual- 
che luce . Ciò che precede quest 1 epoca riguardo a costumi e 
a leggi è involto la tali tenebre, che inutili saranno gli sforai 






PARTE I. CAFO IT, 



per diradarle. Lo stesso dicasi delle etimologie di Verona e 
dell' Adige, che la bagna, derivate probabilmente da un lin- 
guaggio che più non sussiste. 

CAPO II. 

Verona sotto i Romani „ 

X conquistatori, che non pensano a far dei popoli che dei ut o iiSea. 
sudditi da smungere e nulla più, si vanno preparando sovente prima del- 
altrettanti nemici. Ne' suoi bei tempi la repubblica romana, 
pensando più saggiamente, si facea tra i popoli conquistati dei 
soci e compagni, i quali gloriosi di poter far parte della re- 
pubblica madre ne adottavano la religione e i costumi, e ne 
sposavano gì' interessi . 

Di questo attaccamento dei popoli addivenuti Romani, die- 
dero una prova i Veronesi , al primo annuncio della marcia * ■>• r> 

r g l An. ai nani, 

verso V Italia di Annibale , giurato nemico di Roma. La nostra dxxxvj 

città si affrettò d'inviar soldati, che servirono intrepidamente 
nella seconda guerra punica, e meritarono di essere nominati 
con onore dal poeta-storico Silio Italico ; che chiama Verona 
la Città circondata daW Adige , o perchè veramente allora fos- 
se situata alla sinistra, o perchè la parte destra non fortificata 
considerata venisse più come borgo, che come parte di città. 
Dopo la ritirata di Annibale furono tranquilli, e si crede 
felici questi paesi governati dai propri magistrati e con patrie 
leggi, né questa tranquillità venne intorbidata che dopo un se- 
colo da un popolo del Settentrione, che fece tremar Roma più 
che i Cartaginesi, intendiamo i Cimbri, Ja calata dei quali in 
Italia pel nostro territorio e un de' fatti i più famosi, che si 
abbiano nella stessa storia romana, e che merita anche in un 
compendio della nostra storia un luogo particolare, come il 
primo fatto chiaro il quale interessi la nostra provincia, che ne 
fu il teatro principale, e che conserva ancora la discendenza e la 
ìingua di quei barbari, i quali dopo due mille anni, come gli 
Ebrei, non si sono ancora confusi cogli altri popoli che li 
circondano . 



QCXl 



PARTE I. CAPO III. 

CAPO III. 

Provincia Veronese invasa dai Cimbri 



Un Seco* ^- Ja P enur ' a de' viveri e V ingrato paese à condotto so- 

lo avanti vente i popoli di clima gelato a ristorarsi nel felice clima me- 
' ridionale. Pochissimi esempli si troveranno di meridionali na- 

zióni, che abbiano invaso le contrade settentrionali, e il farlo 
avrà mercato la taccia d' insensataggine. Ora i Cimbri da un 
isola del loro nome ( oggi Jutland ) uscirono tutti in fami- 
glia , vecchi, donne e fanciulli, non certo contenti della loro 
terra natia. 

Dopo varie vicende quei barbari, lasciando per tutto le trac- 
cie di rapacità e crudeltà, si divisero in due corpi ; de 1 qua- 
li l'uno prese la via delle Alpi ligustiche e galliche, e fu 

sconfìtto da Mario; l'altro vincitor de' Romani calò in Italia 
da quella parte della regione trentina, oggi detta i Slatini di 
Marco . 

Lutazio Calalo console e generale incapace di trattenerli 
si ridusse colia sua armata sul Veronese, e si ha ragion di cre- 
dere non lontano dai siti di Rivole e di Canale j e Costerman 
o Castra romana acquistò allora tal nome . Nei luoghi stessi ab- 
biamo veduto ai giorni nostri porsi campo e succeder battaglie. 
Anzi ogni secolo lo videro gli avoli nostri, e lo vedrebbero i tardi 
nipoti se un solo governo non regesse il freno di questa parte 
d'Italia e dell' aggiacente Germania. 

Intanto Verona venne fortificata. E guai se ciò non faceasi ; 
perchè diedero i Cimbri taH mostre di forza e furore, che Catulo 
sloggiato di là, e- passato il Mincio , abbandonò il veronese in 
preda a' nemici, che vi si accamparono bloccando la città. Se 
ciò apportò desolazione al nostro paese, non fu meno la rovina 
di quei barbari boreali, che allettati dalle delizie del nostro 
clima, e dal vino dei nostri colli, e dalla sceltezza dei nostri 
prodotti, in vece di avanzarsi a Roma, che sarebbe stata in 
grave pericolo, si arrestarono, rallentarono l'antico vigore, e 
lasciarono tempo a Mario, sostituito a Catulo, di mettersi sul 



PARTE I. CAPO III. 5 

Veronese dove confina col Po: obbligata così la nostra provin- 
cia ali 1 orribile peso di fornire di viveri due armate numerosis- 
sime, che si stavano di fronte. 

Successe finalmente il famoso conflitto nei campi Claudi o 
Candì ( e sarebbe Cauri ) o Raudi ( e sarebbe Ruldone ). Ad 
onta dei numero immenso de' nemici pienissima fu la vittoria 
de 7 Romani il dì 3o Luglio, giorno caldissimo, e perciò assai 
molesto ai Cimbri, che lasciarono molte miglia ja di morti sul 
campo . 

Pochi ritornarono ai loro paesi , ed un avanzo di quella 
gente si rifuggì nelle montagne del Veronese e Vicentino, la- 
sciandovi la loro discendenza, che per testimonio irrefraga- 
bile della loro origine conserva la lingua degli avi, usando 
essi un tal qual linguaggio tedesco , non già secondo la pronun- 
cia degli Alemani limitrofi all' Italia, ma propriamente quella 
dei popoli situati verso il mar Baltico , come venne riconosciu- 
to nel 1708 da Federico IV re di Danimarca. La qual cosa 
devono ben considerare coloro, che »1 usiiimuo di megare ori- 
gine cimbra a que' montanari , a dispetto di tradizione antichis- 
sima. - Non dispiacerà per avventura il sentire alcune ottave, 
benché roze, del Corna autore inedito del XV secolo, che ci 
fa sapere come la pensassero comunemente i Veronesi d'allora: * 
« Trovansi ancor nel terreo veronese , 

» Una gentaglia molto disusata 

» Da li costumi d' ogni altro paese: 

» Nelle montagne sta la lor contrata; 

» E sono genti ombrose e sorprese: 

» Vendono caro, e vogliono derrata: 

» Le mercanzie loro son legname , 

» Carbone, bestiame ed uccellame. 

9 Molte opinioni tien che questa fusse 

» De 1 Cimbri, che rimasti, e di sua gente 5 

)> Quando che Mario tanti ne distrusse 

» Che più volte di lor fu preminente; 

» E di poi in questo luogo si ridusse 

» E fan dimora fino al dì presente, 

» Da che qui si ridusser come arena 

» Che per discorsi un gran fiume mena 



PARTE I. CA^'O IV. 

» Costoro son da gente di Latini 
» Serrati intorno da ciascuna mano : 
» Da lo levante son i Vicentini, 
y> E dall'altra Verona tiene il piano: 
v Dall' Aquilon confina coi Trentini: 
« Sempre tra loro tedescando vano 
» La lingua loro al germanico pende ; 
*> Ma con buoni Tedeschi non s' intende ti 

CAPO IV. 

Condizione r)i Verona sotto i Romani. 



A utto ciò che in tanti libri si trova di leggi, costumi é 
diritti romani deve applicarsi a Verona, dalla sua prima dedi- 
zione a quella si estesa repubblica, di cui si consideravano 
come alleati gli Eneti tutti. Non è poi lo stesso dopo 1' inva- 
sione dei Cimbri. O che alcuni abitanti avessero secondato quei 
barbari ; che dei pazzi non ne manca mài; o per altra ragione » 
questi paesi, cui i Romani aveano saputo sì mal difendere, ven- 
nero pòi trattati coma paesi di nuova conquista, anzi come 
iiemici. 

Non Valsero le dimostrazioni di allegrezza , massime dei Ve- 
ronesi, che si vuole, che in tal incontro abbiano eretto Archi 
trionfali a Mario , nella chiave de' quali P Aquila , insegna usa- 
ta la prima volta da quel prode, non valsero iscrizioni onorifi- 
che; tra le quali guardiamoci bene di creder legittima quella 
riferita dai nostri storici 5 non Valsero i reclami naturalmente 
fatti dagl' innocenti . Da allora in poi fino ai di dell' imperò 
d' Augusto questi paesi vennero retti da un Preside , in qualità 
di Proconsole, Vale a dire da un cittadino romano rivestito del- 
l'autorità quasi intera della repubblica; ed il primo Preside fu 
Pompeo Stratone,- e dopò lui Metello Pio , Pompeo Magno, Ca- 
jo Murena e Cicerone medesimo. 

Nondimeno la condizione di questi paesi andò a poco a 
poco a migliorarsi. Si concesse prima il gius del Lazio , che ac- 
cordava a chi avea sostenuto i principali uffici della ritta il dU 



ritto di cittadinanza romana j e fu allora che Verona divenne 
Colonia latina, non col mandarvi nuovi abitanti come taluno 
opinò, ma col concedere il detto gius del Lazio agli antichi. 
JSuovi privilegi si accordarono di poi, finche Giulio Cesare di- 
vallilo supremo arbitro delle cose fece 1' intero dono della cit- 
tadinanza romana alle città di qua dal Po, ritornandole alla 
coniizione italica, ed al gius de' Quiriti, assegnandole alle dif- 
feremi tribù; con tal politico artificio però, che le varie città 
di ogni singola regione sortissero tribù diversa , onde non po- 
tessero mai, unendosi, prevalere e formare il voto d'una tribù. 
Quindi Aquileja per esempio venne ascritta alla tribù Velina, 
Concordia alla Claudia, Aitino alla Scapzia , Padova alla Fa- 
bia, Este alla Romilia , Vicenza alla Menenia , Trento alla Pa- 
piria, Mantova alla Sabbatina , e Verona alla Pobilia o Popi- 
lia o Publilia o Publicia o Poblicia , che in tutti questi modi 
si trova scritto nelle lapide. 

Divenuta allora in tutto partecipe della Cittadinanza Romana, 
foggiò su quelli di Roma i propri magistrati, di che lapide au-' 
tentiche ci conservarono la memoria. Esente dai giogo di pre- 
sidi assoluti , considerandosi repubblica, era divisa in decurio- 
ni ed in plebe, che conservava i suoi diritti. Quindi troviamo 
Publio Falerio Trofimo restitutore della Repubblica Veronese , 
Publio Ostilio Tortino decurione veronese, cioè il magistrato 
supremo della Colonia, Cajo Callisto Staziano e Marco JSfon- 
nio Ario Mudano patrono o protettore del popolo, Publio Be- 
lio Tuticano prolegato, pontefice e quartumviro, onoralo di 
pubblica memoria della Plebe Urbana facente corpo a parte dai 
decurioni ; insomma quartumviri , edili, e questori dell'erario, 
e quanti altri uffici sì nel civile, che nel militare avevansi in 
Roma. 

E qui si osservi , che quantunque incorporati alla repubbli- 
ca romana i nostri arciprogenitori non restarono però involti 
nelle civili discordie, che insensibilmente cangiarono la faccia 
dell'antico governo. L'essere lontani dalla capitale fé', che 
appena si accorgessero dei grandi avvenimenti, che trasforma- 
rono la repubblica in monarchia: tanto più che i nomi di Dit- 
tatore t Dittatore perpetuo ed Imperatore , dati a Cesare e poi 
passati per diritto quasi ereditario in Agusió , erano nomi già 



di Iti 



8 PARTE 1. CAPO IV- 

usati presso i romani, ed esprimenti dignità militare. Il che 
meno offendeva que 1 repubblicani d' allora , che non avrebbero 
saputo comportare il nome di re. Tanto è vero che pih delle 
cose sovente possono i nomi! E quel sentir nominar come pri- 
ma le dodici tavole, i senatus -consulto , i plebisciti già il 
corso, il gius pretorio ed altre formole lasciate intatte col ne- 
nie venerato dei Padri Coscritti non facea ritrovar nel cangia- 
mento che una modificazion accessoria dell' antico sistema. .Anzi, 
quando anche dappoi imperadori tiranneggiavano 1' imparo di- 
spoticamente, Tertulliano non indirizzava loro la sua Apologia; 
ma Vobis Romani Imperli Antistites in ipso fere vertice civitalis 
pr&sidentibus ad judicandum ec. 

La nostra provincia apparteneva alla Region Decima ( Trans- 
padana ) e nella nostra città risedeva 1' Arcario o Cassier o 
Camerlengo delle rendite pubbliche. 

Appendice. 

Fiorirono prima dell 1 E. C. o a quel turno i nostri citta- 
dini Catullo , Cornelio Nipote , Emilio Macro , Caluo poeta e 
Vitruvio . E dei fabbricati, di che ancor ci resta vestigio, vi erano 
il Teatro antico, la porta de' Leoni, l'Arco di Giove Aramo- 
ne. Ed abbiamo prove infallibili di esistenza di Circo, Campi- 
doglio, Ludo, Basiliche, Terme, Vie pubbliche, Rocca, Pon- 
ti ? Quadrivi . 



PARTE IL 

DOPO L' ERA CRISTIANA 



SECOLO PRIMO. 
CAPO I. 

Verona sotto i primi Imperatori. 



l_jntriamo in tempi meno lontani da noi , meno incerti per _ , 

Sec. i dove 
notizie, e più copiosi di fatti ; l'abbreviare i quali in questo n j? q 

Compendio va ad essere da qui innanzi la maggiore difficoltà. 

Già Verona, come la maggior parte di Europa , era allora 
soggetta ali 1 impero romano retto da Adusto Quanto odiato egli 
nel principio del suo regnare , altrettanto fu amato negli ultimi 
anni suoi a dirsi di lui, che o non doveva mai nascere o mai 
morire. La superstizione, che nell 1 incensare gli Agusti morti 
adulava i viventi , a lui fece ergere altari . I sacerdoti che inser- ' ' 

vivano al suo tempio, detti erano Seviri Agustali. 

Non poche memorie fra le lapide del nostro museo com- 
provano anche presso di noi questo culto sacrilego. 

Ad Agusto successe il volpone di Tiberio y ed a questo il 
pazzo furioso Caligola, che venne ucciso nell'anno quarto del xxxri: 
suo impero. La sua morte avea cagionato tumulto nel popo- 
lo. Pomponio Secondo nostro concittadino, che copriva allora 
in Roma il posto di consolo, cercò di estinguere in sul nasce- 
re la sedizione. E da Dione sappiamo che quegli convocò il se- 
nato," e, siccome fresca era ancora la memoria della repubblica 7 



tO PARTE ti. SECOLO I. CAPO II. 

An.dlG.C. P ro P ose di farla rivivere ; uè eleggere nuovo imperatore. La 
l forza militare, che potea tutto, e che voleva donativi, innalzò 

al trono Claudio 1' imbecille , sotto.il cui impero il detto Pom- 
ponio, già legato o luogotenente nella Germania, riportò vilto- 
LIV ria contro de 1 Catti ^ per lo che decretati gli vennero gli onori 

trionfali . 

A Claudio successe Nerone famoso per la sua crudeltà, e 
a questo Galba il severo . 

CAPO II'. 

Verona Teatro della. Guerra Civile. 



■txriu 



JL/ue imperatori dopo Galba si disputarono l'impero, Ot- 
tone e Vitellio . La battaglia la più sanguinosa successe a Be 
driaco che vien creduto Caneto: dopo la quale Ottone, che 
forse ancor poteva sostenersi, si uccise, e lasciò 1' impero a 
Vitellio, il quale ritrovò in Vespasiano, ch'era in oriente, un 
nuovo competitore- Chi ama di vedere in fonte le cose pa- 
trie, le esamini nel grande storico Cornelio Tacito ,- e vedrà 
quanta parte abbia avuto il nostro paese in queste guerre civili. 
La natura di questo Compendio non mi permette diffondermi 
in proposito. Basta solo osservare, per prova del buon senso o 
della buona fortuna dei Veronesi d'allora, ch'essi, che non 
aveano voluto prender parte nelle gare tra Ottone e V i tallio f 
imperadori uno piti vizioso dell'altro, la presero bensì in quel- 
le tra Vitellio e Vespasiano , dichiarandosi per quest'ultimo che 
avea fama di buono, ed ajutando il suo partito coli' esempio e 
col denaro 

Ora le armale Sterni e he sì accamparono tutte due sul no- 
sito territorio. Quella di Vitellio, comauda:u da Cecina, fra 
Ostilia e le valli del Tartaro . Quella poi di Vespasiano , che 
con tutta fretta era scesa in Malia per le Alpi Graje P ed a\evy 
respinti i Vitelliani da Padova e da Vicenza piccolo munici- 
pio, s 1 era accampata a Verona detta Colonia florida abbona 
dante s la quale apparisce spontaneamente essersi data ai Fla- 
wtmt. Siccome quèfetl io sui principio erana i piì* «jj^oli ; 



frLftTÈ il. SECOLO fi CAFO Ut. ft 

dovettero servirsi dell 1 opportunità del sito per trincerarsi finché 
arrivavano riuforzi . Fu perciò impiegata la legione Galbiana % 
costruire un Pialla militate alla destra dell 1 Adige , da dove re- 
spingere i nemici , se mai come più forti avessero tentato di , 
sorprendere Verona . 

Non ve ne fu però di bisogno: dappoiché giunti ai Flavia- 
ni i soccorsi , poterono essi medesimi avanzarsi contro i Vi- 
telliani , che si erano lasciata scampare 1* occasione propizia ; e 
che furono replicatamene battuti e inseguiti. Colla morte di An.diG.C 
Vilellio rassicurato restò pacificamente l 1 impero. a Vespasiano; LXX 

e dopo lui al figliuolo Tito chiamato la delizia del genere urna- lxxix 
no, e divenuto il modello dei buoni principi $ e dopo Tito al- 
l'altro figliuolo il crudelissimo Domiziano, eh 1 era il rovescio lxxxt 
della medaglia, ed accagionato, non senza ragione, di fratricidio. 

CAPO III. 

Verona. Cristiana.. 



o, 



lire il fin qui detto nulla d' importante ci presenta la 
storia patria sotto i già nominati imperadori, e sotto gli altri 
due che pel resto di questo secolo ressero 1' impero^ cioè sot- 
to Nerva e Trajano. 

Si può bensì credere, che la Religione cristiana avesse co- 
minciato di nascosto ad insegnarsi. Dappoiché se nel seguente 
secolo era cotanto diffusa, a trovarsi cristiani in ogni classe di 
persone dell' impero romano, vorremo noi credere che qualche 
tetnpo prima in Verona, una delle primarie città dell' impero > 
non avesse cominciato a risplendere la luce dell'Evangelio? Ol- 
tre di che in mancanza di prove positive abbiamo una tradizio- 
ne costante, che s. E ùprep io il primo vescovo sul finire di que- 
sto secolo abbia già qui cominciato le sue fatiche apostoliche. 

Abbiamo anche nel nostro Museo una lapida ritrovata in 
eittà, intitolala al Dio Grande Eterno , scritta in bellissimi ca- 
ratteri romani , e che si fa riconoscere per fattura di questo 
tempo. Se questa esprima veramente il Dio de* cristiani, come 
par che. lo indichi la formula nou, usitata in altre lapide gen- 



10 PARTE III SECOLO 1- CAPO HI. 

tili ( e par che lo confermino alcuni geroglifici da parte ed 
altra della iscrizione ), avressimo una prova di più di cristiane- 
simo introdotto così tosto in Verona, ed avressimo il nome di 
uno dei primi veronesi cristiani Lucio Stazio Diodoro . Per 
tale la à anche ammessa il Majfei , e l'à perciò collocata in 
capo alle iscrizioni cristiane. 

Secolo ii. Iutorno al luogo, dove si può supporre che si sieno adu- 

Cap.iu. nati i primi cristiani, parlerò qui sotto. 

Appendice. 

I Letterati veronesi appartenenti a questo secolo si riduco- 
no a Pomponio Secondo , Cassio Severo e Plinio Secondo . E gli 
edifici i più riguardevoli, 1' Arco de"* Gavi , V Anfiteatro ed un 
Vallo intorno al medesimo, di cui trovasi seppellito il fonda- 
mento almeno dalle parti della Bra concentrico all' Anfiteatro 
medesimo. Era stato scoperto nell'anno scorso ed è composto 
di pezzi di colonne, di marmi letterati e figurati dalla più ri- 
mota antichità ; ma questa, che ardisco definire miniera inesausta 
e biblioteca di monumenti patrii e romani, fu riseppellita ed 
obbligata a restar nelle tenebre quando si aspettava di rive- 
dere la luce. 



SECOLO SECONDO. 

CAPO I. 

Spettacolo Anfiteatrale. 



VJomincìa il secondo secolo, imperante Trajano, e dopo 
lui Adriano: tempi di rara felicità, dice Tacito; siccome quelli 
nei quali potevasi a suo modo intendere, e dire come la s' in- 
tendesse . 

\ 

Sotto quel felice governo cominciò a respirare Verona dal- 
An di G.C. i e molestie indivisibili della guerra civile stata fatta sui suo ter- 

C2 

ritorio, e sì dappresso alla città. Gli abitanti si abbandonarono 



PARTE II. SECOLO II. CAPO II» l3 

al loro brio naturale ed ali 1 amore degli spettacoli , che allora 

erano in voga. 

Ci fu conservata la memoria di uno spettacolo anfiteatrale 

consistente in combattimento di fiere, o fra loro o contro uo- 
mini che si appellavano bestiari. Chi lo diede fu certo Mas- 
simo , che dovea essere un ragguardevole personaggio, mentre 
aveva dato commessione di far arrivare sino dall' Africa delle 
Pantere . 

Se questi abbia che fare con un certo C. Gavio Massimo Art. di G C 
nostro concittadino, amato ed innalzato poi ai primi onori da cxxxvrt 
Antonino Pio, e ch'esercitò per venti anni la carica di prefet- 
to del Pretorio, non posso asserirlo con fondamento. Possiamo 
ben credere, che quest'ultimo appartenga a quell' illustre fami- 
glia, che si aveva eretto quel Cenotafio nel primo secolo o prima. 

CAPO II. 

Verona m nuovo Teatro della Guerra . 



d\à' Antonino Pio successe Marco Aurelio, che anche sul 
trono si procurò il titolo di filosofo. 

Sotto di lui la nostra provincia si vide imminenti i disastri 
della guerra 5 allorché i Marcomani , i Baci, ed i Quadi genti 
germaniche, devastata la Panonia , ed invasa la Rezia , sparge- 
vano il terror per 1' Italia. 

Venne loro ad opporsi lo stesso imperadore in persona con 
Lucio Vero suo collega; e dopo varie vicende, ora favorevoli ora 
contrarie, questa guerra, che vien posta da Capitolino tra le 
maggiori che avessero i Romani, finì colla vittoria per questi, 
ed i nemici finalmente rimasero soggiogati. Di un Papirio Mar- 
cellino , ch'ebbe parte in combattimenti contro i Daci, ci è ri- 
masta memoria in lapida sepolcrale ai primi dell' anno scorso 
scoperta a Caldiero, ora presso il conte Antonio Pompei , delle 
cose antiche e delle belle arti amantissimo. 

Pensa Majfei, che all' avvicinamento primo di quei barbari, 
Verona già cinta di mura, fosse stata eletta dai Romani per 
piazza d' armi. 



»4 KART E li. SECOLO II, CAPO III. 

An diG C. Sotto Commodo, successore di Marco Aurelio, infieii in 

clxxx queste contrade la pestilenza, una delle prime conseguenze del- 
la guerra, che non permette la solita vigilanza di quelli che 
presiedono agli oggetti sanitari. Sappiamo dalle lapide, che un 
tal magistrato anche allora vi avea; ma inutili riuscirono le sue 
incumbenze , impedite dalla confusione militare. 
<f>xciì Anche sotto Settimio Severo ritornò Verona, attesa la sua 

felice e fatai situazione, ad essere piazza di presidio militare; 
avvegnaché insorta guerra civile contro Decimo Albino, accla- 
mato Augusto nelle Gallie , sul sospetto che quest' emolo temu/- 
to tentasse di penetrar in Italia, il vigilante Severo ordinò, che 
si armassero i posti tutti per quanto si estendeva la frontiera 
delle Alpi, 

CAPO III. 

Verona Cristiana. 

Se ri do- Ciotto i buoni principi, che regnarono al cominciamento 

pò V E. C. di questo secolo si sa la Religione cristiana aver fatto progressi 
nell'impero. A noi non manca la tradizione di avanzamenti di 
essa religione fra i nostri , non però pubblicamente . 

Alcune grotte si scoprirono escavate nel monte nel luogo 
più eminente della città : queste si suppongono dai nostri storia- 
ci, come il luogo sacro e di rifugio dei primi fedeli. 

Panvìnio dà appunto per la piti antica chiesa quella eh' era 
in castello s. Pietro , e che lascia, diroccata com' è, traspirar an- 
cora qualche vestigio della sua antichità. Ora siccome è fa- 
cile cosa che allorché fu concesso il culto pubblico, colà ve- 
nisse eretto il tempio , dove prima facevansi di soppiatto le 
sacre adunanze, questa sarebbe una congettura di pio. per cre- 
dere, che là vicino fossero stale queste, potressimo dire, cata- 
combe di Verona cristiana , 

In quanto ai pastori di quella ancor piccola greggia, oltr* 
5, Euprepio, si contano in serie fino alla fine del quarto secolo. 

II. s. Dimidriano . III. s. Simplicio . IV. s. Procolo . V. s. Sa- 
turnino. VI. s. Lucilio . VII. s, Cticino . Vili. s. Zenone . IX. s. A* 



PARIE U. SECOLO III. CAPO I. l5 

"oblò . X. S.Lucio. XI. Stagna. XII. s. Lupicino . XIII. s. Mas» 
sirno. XIV. s. Luperio . 

Non puossi a questi vescovi stabilire con precisione il tem- 
po, in cui ressero la nascente chiesa veronese j siccome cosa, 
che diede luogo a troppe discussioni, e può dirsi indecisa. 
Ben lo si farà negli altri secoli , seguendo in tutto e per tutto 
la serie cronologica che in erudito libretto ci diede il presen- 
te nostro Pastore soggetto ben noto alla repubblica delle lettere . 

Appendice. 

Degli uomini illustri doriti in Verona in questo secolo non 
si può nominare che Senzio Augurino , ed un gramatico per no- 
me Q. Tuticario , fattoci conoscer da lapida , e di cui niuna pa- 
rola ci fanno i nostri storici. E degli edifìci la porta dei Borsari 
fatta poi entrar nelle mura di Gallieno nel secolo seguente. 

SECOLO TERZO. 



CAPO I. 

Territorio Veronese Teatro della Guerra Civile. 

Uè nojoso per noi il non trovar che guerre civili venute An.diGC, 
a terminarsi nel nostro territorio j ma ben più fastidiosa cosa ccxxu 
dev' essere stata ai veronesi d'allora il provarne le conseguenze. 

Dopo aver goduto pace l 1 impero sotto il corto e giusto 
governo di Alessandro Severo, dapprima insorsero timori nella 
guerra civile tra il brutale Giulio Massimino da una parte, e 
Balbino e Puppieno dall' altra ohe gli disputavano V impero . 
Trovavasi Massimino nella Gallia transrenana , quando seppe 
che il senato romano aveva contro lui eletto gli altri due, per 
i quali si erano dichiarati gì 7 italiani . Pieno di mal talento for~ ccxxxmi 
ino un 1 armata dei suoi fedeli , ai quali unì molte schiere ài 
barbari e s 1 avvicinò ali 1 Italia . Il terrore era sparso al sentirlo 
già arrivato ad assediar Aquileja , che parca doversi arrendere ccxxxix 



ccxxxri 



l6 PARTE II. SECOLO III. CAIO II. 

da un momento all'altro, quando si venne a sapere, essere luì 
stato trucidato dai soldati stanchi di sofferirlo, anzi aver già 
passato in barca l'Adige, là dove impaludava col Po, i cor- 
ridori destinati a portar a Roma la testa di quell'uomo feroce . 
Ari. di G.C. -^ on * a s c am pò il nostro territorio nell'altra guerra civile 

ccxlix tra Devio ed i Filippi. La tenzone venne appunto decisa nel 
nostro territorio, dove s' incontrarono le armate dei competitori ; 
e Filippo il padre vi rimase morto, o nell'atto della battaglia , 
come anno Zosimo e Zonata; o trucidato in Verona, come 
dietro l'autorità di Eutropio ed altri tengono i nostri scrittori. 
Una scrizione, che facea memoria di ciò, e ch'era presso la 
porta de' Borsari, siccome spuria decisa, nemmeno meritereb- 
Grut ^ e ^* essere accennata, se non si sapesse avere imposto a ri- 

Baron. spettabili autori . 

CAPO II. 

Verona Gallieniàna. 

CCLI AJopo Decio rimasto vincitore e dopo vari tiranni, che 

dominarono dopo lui, prese le redini Gallieno figliuolo di Va- 

CLIU leriano e suo compagno nell'impero. 

Fu sotto lui, che l'impero romano indebolito, e dalle ci- 
vili discordie diviso, si trovò esposto all'invasione di quelle 
nazioni, che alla prima erano state sottoposte. 

Per frenare il torrente de 5 barbari, che minacciava 1' Tla- 
Ha, si pensò a fortificare le città, massime quelle delle fron- 
tiere. In tale occasione Verona venne munita con nuove e più 
forti mura, e corroborata in oltre con una nuova colonia mili- 
tare introdottavi da Gallieno . Tanto si rileva dall'insigne iscri- 
zione, la quale tuttavia sussiste nel fregio della porta de' Bor- 
sari già preesistente ed allora fatta servire nel nuovo recinto , 
che indica col nome de' Consoli sotto i quali vennero costrutte 
le mura, anche il tempo che vi s' impiegò} cioè dal terzo gior- 
no d? Aprile-? fino al dì quattro Dicembre, in cui furono dedi- 
cale; vale a dire poste in usp, .sollecitando Aurelio Marcellino 
duce ducenario , cioè comandante di due centurie, e coli' assi- 
stenza di Giulio Marcellino'. 



PARTE II. SECOLO III. CAPO III. \f 

Il vedersi , che in questa scrizione Verona viene denomi- 
nata Colonia Augusta Nuova Gallieniana , indica, che nuovi 
coloni militari vi mandò Gallieno secondo 1' antico istituto di 
fortificare con aggiunta di veterani le colonie, che più ne ab- 
bisognassero. Non si sa di alcuna colonia mentovata più dopo 
tai tempi, onde questo si può credere l'ultimo esempio. Nel 
che si deve osservare, che il titolo di Augusta non lo trasmet- 
teva che 1' imperadore ad una gran città ove avesse inviato 
una colonia egli stesso. 

Sulla condizion di Verona, e forma di governo in quel 
tempo veggasi il Maffei nelP antica condizione di Verona . 

CAPO III. 

Verona sotto gli ultimi Imperatori gentili . 



In buon punto furono fatte le mura di Verona sotto Gal- An.di G.C. 
ileno , imperciocché imperando il di lui successore Claudio II cchxvm 
•calarono in Italia gli Alemani, stendendosi alla parte occiden- 
tale del nostro territorio. La città, perchè fortificata, fu sal- 
va; ed intanto l' imperadore in persona si fece incontro a' ne- 
mici, e ne fece immensa strage, non lungi dal lago di Garda. 
Molte medaglie, che si trovano di frequente nei nostri contorni 
col titolo dato a Claudio di Germanico , devonsi creder coniate 
per tale vittoria, che permise a pochi alemani di ritornarsene 
al loro paese. 

Fra i successsori di Claudio conviene nominare Piolo, cclxxf 
come quegli, la di cui discendenza venne ad abitare nel terri- 
torio veronese presso le deliziose rive del Benaco , lungi dalle 
turbolenze di Roma dove era stato ucciso quell 1 imperadore 
degno di miglior fortuna. Vopisco , che ci dà tal notizia, ne 
racconta altresì un aneddoto che ne fa conoscere il modo di 
pensare d'allora, e che merita di essere riferito. Aveano i po- 
steri di Probo un ritratto del loro augusto progenitore: una 
saetta il colpisce, e fa cambiar colore alle vesti : corrono gì' in- 
dovini , e promettono a quella buona gente il ritorno a Roma 
ed ai primi onori. Nulla si verificò, e restarono fra noi a con- 



ìS PARTE II. SECOLO III. CAPO 'ITI 






CChXXXIV 



fondete la loro schiatta coi villici presso i quali si erano rifug- 
giti. Si può asserire con sicurezza, che non v' è alcun impera- 
tore, di cui in tanta quantità tra noi si trovino medaglie, come 
continuamente se ne scuopre di Probo • 

An.chtx.L. Dopo Probo, e Caro che gli successe, tre Augusti si con- 

trastarouo l'imperiai dignità, Carino figliuolo di Caro dichia- 
rato collega dal padre, Sabino Giuliano correttore , cioè supremo 
magistrato della Venezia , il quale subornò i soldati che stanzia- 
vano nelle nostre provinole, e forse i cittadini, a dichiararlo 
imperadore, e Diocleziano ignobilissimo uomo eletto dall' ar- 
mata di Oriente: da lui cominciò 1' era Diocleziana , o de 7 Mar- 
tiri, tanto celebre nella storia ecclesiastica. 

La lotta fra Carino e Giuliano segui nei campi veronesi , 
con che vien indicata la nostra aperta campagna ; e la peggio 
fu di Giuliano, che restò ucciso sul campo: e a questo fatto 
alluse r anonimo Panegirista di Costantino , quando chiamò Ve- 
rona macchiata di sangue civile . Il vincitor Diocleziano si af- 
frontò nella Mesta coli 7 altro emolo,- e già Carino vinceva, 
quando fu ucciso, dai suoi soldati sedotti dall' oro di Diocle- 
ziano , che fu principe astutissimo e prode, ma superbissimo, e 
soprammodo crudele. 

cchxxxri Non avendo egli figliuoli maschi, e volendo provvedersi di un 

ajuto, adottò Massimiano , detto V Erculeo ; e sì. I 1 uno che P al- 
tro sul finir del secolo passarono per Verona, e segnarono 
eexe quelle leggi, che nel codice di Giustiniano portano il loro nome. 

CAPO IV. 

Primo Fatto Cristiano avvenuto in Verona* 



ccLXxxr 



JZi avvenuto in questo secolo il martirio de' ss. Fermo e 
Sec J 1 t do ' _ . ., . « . . .. ... 

VE C Rustico, \\ primo fatto cristiano , di cui ci sia restata ceria me- 
moria, al quale s'accoppia la notizia della santità e del valore 
del nostro quarto vescovo s. Pro colo . Chi yuoI succeduto que- 
sto martirio sotto Diocleziano e Massimiano , e chi sotto Mas- 
simino , come leggono di fatti i migliori codici e più antichi 
degli atti di questi santi. Comunque sia è avvenuto nel secolo, 



PARTE II. SECOLO III. CAPO IV. 19 

di cui ragiono $ ed in quegli atti si conservano preziose notizie 
risguardanti la patria storia . Come sarebbe il nominar un Ano- 
Uno consiglier dell' imperadore, ed un Cancario ossia Cajo 
Ancario vicario della città e luogotenente e comandante il 
presidio, che qui dimoravano j e l'Anfiteatro nostro indicato 
come quel luogo nella cui Arena davasi il pubblico barbaro 
spettacolo dei supplizj i più crudeli . 

Quando suppor si voglia col canonico Dionisi , che s. Ar- 
madio sia cittadin veronese, dovrebbe riporsi fra i primi avve- 
nimenti cristiani anche il martirio di questo santo , descritto da 
s. Zenone con sì vivi colori. 

Appendice. 

Non si à fra i nostri letterati di questo secolo che Emilio Ma- 
cro jureconsulto da non confondersi col poeta, che visse prima 
dell' Era Cristiana . A cui può aggiungersi il vescovo s. Cricino 
autore di alcuni opuscoli . Tra ì fabbricati mettasi un Palazzo 
imperiale ove albergavano gì' imperadori di passaggio , e le Ter- 
me restituite da M. Arno Mudano. 



SECOLO QUARTO . 

CAPO I. 

Verona assediata da Costantino Magno. 



JLJopo Diocleziano e Massimiano ressero V impero con- 
temporaneamente vari imperadori e cesari, che se ne divisero 
il comando,- e lo smembrarono. L' Italia colle isole adiacenti 
e coli' Africa toccò a Massimiano , e poi al di lui figliuolo 
Massenzio . 

Contro costui si mosse Costantino Magno; e calato dalle 
Gallie s'impossessò di Torino e Milano. Non credendo pro- 
seguir la marcia verso Roma senza prima espugnar Verona, 
allora forte città, che teneva da Massenzio» vi venne egli stes- 
so in persona, e vi pose l'assedio. 



An.diG.C, 

CCCI 



cccxui 



20 PARTE II. SECOLO IV. CAPO I. 

Al. di G.C. Siccome questa è la prima, e la più antica espugnazione 

cccxiit della nostra patria, di che ci sia rimasto circostanziate notizie, 
sarà permesso intertenervisi forse u-n po' piti di quel che con- 
venga a un compendio. 

Era prefetto di Verona, cioè del presidio, Ruricio Pompe- 
jano il più esperimentato e piìi famoso dei capitani di Mas- 
senzio , comandante a un buon numero di milizie dentro raccolte. 
Aveva egli mandato alla prima fin presso Brescia una parte del- 
la cavalleria per incomodare la marcia al nemico,- ma contento 
di averlo fatta retrocedere, ben tosto, senza esporsi a nuova bat- 
taglia, ripassò il Mincio, e si riparò in Verona cui chiuse alla 
destra dAV Adige ì accampando l'armata alla sinistra, e conser- 
vando cosi il commercio col paese al di là del fiume, onde 
poterne ricavare continuamente viveri e soccorsi . 

Vide Costantino 1' inutilità di assediare Verona alla destra 
soltanto j e la necessità di passar V Adige ,• non sì facile da tra- 
gittarsi perchè impetuoso, come dice il Panegirista, e pericoloso 
per sassi e per gorghi, e coi nemici in faccia. Pure riuscì fi- 
nalmente il passaggio nella parte superiore in sito men custodi- 
to , ed i Massenziani restarono chiusi in città j o se tentarono 
sortite furono sempre respinti con danno. Ruricio intanto avea 
potuto allontanarsi segretamente; e avendosi altrove procurati 
rinforzi ritornava per liberar la città. Costantino senza inter- 
metter V assedio andò ad incontrarlo con una parte del suo 
esercito. Cominciò la zuffa sull'imbrunire, e la battaglia durò 
gran parte della notte; terminando colla totale sconfìtta dei 
Massenziani, e colla morte di Pompejano . 

Apparisce dall' Anonimo Panegirista, che nulla ostante que- 
sta rotta la città tenne forte ancora qualche tempo ; perlochè o 
resa poi per dedizione, o presa per assalto, venne miserabil- 
mente saccheggiata: salva la vita dei cittadini, nonmenochè dei 
soldaii, fatti prigionieri in tanta copia, che a supplimento di 
catene vennero fatti ceppi delle proprie spade. Gli stessi adu- 
latori di Costantino compiansero la calamità di Verona; la con- 
quista della quale si considerò uno de 1 suoi più bei fasti da es- 
ser m%ssa nell' arco trionfale, che ancora a Roma sussiste; 
siccome quella che gli aprì la via libera a Roma, dove la vit- 
toria contro Massenzio coronò le di lui conquiste , Dalla presa 



PARTE II. SECOLO IV. CAPO II. 21 

di Verona ebbe principio V Indizione , che io origine fu un de- 
terminato pagamento di tributi, e continuò poi qual nota cro- 
nologica a regolare il tempo di quindici in quindici anni. Su ciò 
è da leggersi opera inedita del Noris , eh 1 è nella biblioteca civica. 

CAPO II. 

Verona sotto l'Impero d'Occidente. 



Q 



uanto di bene fece Costantino alla Religione, che ven- An.diG.C. 
ne sotto lui pubblicamente professata e trionfò del gentilesimo, ceexr 
altrettanto fece di male coli' aver fatto di Bisanto , detta da 
lui Costantinopoli, un 1 emola di Roma j dividendosi così l'im- 
pero romano in impero d'Oriente, ed in quel d' Occidente j e cccxvi 
facendo cangiamenti nella forma del governo, impiccolite, e 
però moltiplicate le provincie, mutati i nomi, variato l 1 ordi- 
ne , e divisa V Italia in diciassette parti, e mandato a ciasche- 
duna il governatore con nome di consolare , o di correttore , o 
di preside . 

Nel nuovo sistema Verona appartenne naturalmente all' im- 
pero d' Occidente j ed alla provincia di Venezia, delta anche 
« Della Venezia e dell' Istria » ; la quale si estendeva dall' I~ 
stria fino zW Adda , e dall'alpi e dal mare fino alla Padusa 
vicino a Ravenna. 

Il nome di alcuni correttori della nostra provincia si àn 
nelle lapide: tali Mecio Placido, Valerio Paladio , che s 1 in- 
teressò all' ornamento della nostra città,* Pomponio Co meli ano , 
da cui fu eretto il sotterraneo or s. Maria nelle Sielle ,' Corne- 
lio Gaudenzio e Dfonnio Vero . 

Nella di vision dell 1 impero tra i figli di Costantino , Roma ceexx xru 
e 1' Italia coli' Africa e V Illirico toccò a Costante V ultimo 
de' suoi fieli, grande sostenitore della fede Ortodossa contro 
gli ariani. Gibbon lo fa soggiornar qualche tempo in Verona; 
ove anche fa giungere ad implorare protezione s. Atanasio, 
il che ignorano Panvinio e gli altri storici. Si sa bensì che, per 
sostener Atanasio, Lucio decimo vescovo nostro si portò fino 
a Sardica , e sottoscrisse a quel concilio. 



Art. di G.C. 

CCCL 



2* PARTE II. SECOLO IV. CAPO III. 

Contro Costante si sollevò Magnenzio , e si fece nominare 
imperador d' Occidente, tolto di vita il sovrano. Costanzo 
vendicò l 1 uccisione del fratello j e a lui morto non senza sospet- 
to di veleno successe Giuliano V apostata . 



CAPO III. 



Imperadori in Verona 



ccCLXir 



CCCLXX XII 



ecexcii 



Claudian. 



CCCXCIX 



JLJegli altri che regnarono dopo Giuliano basta accennare 
quelli che furono in Verona come ce lo fanno conoscere alcu- 
ne leggi, che si trovano date da questa città. 

Nomineremo pertanto Valentiniano I , che fu replicatamcn - 
te a Verona y e Valentiniano 11 e Graziano, che vi si ferma- 
rono sovente. 

A questi e ad alcuni seguenti imperadori appartengono molte 
colonnette milliarie, che si sono trovate nel nostro territorio, 
alcune delle quali sono situate tra gP intercolunni del museo . 
Si rifletta , che a Verona faceano capo le strade di Milano , e 
di Aquileja, e di Germania , e che nel nostro territorio v' avea 
luogo a Mansione,- col qual nome intendevansi alcuni casamenti 
pubblici, nei quali prendevano alloggio gì' imperadori ed altri 
che viaggiavano con diploma imperiale . 

Anche Teodosio , uno di quei pochi principi ai quali giu- 
stamente fu dato il nome di grande, fu a Verona, e qua tra le 
altre segnò alcune leggi concernenti la pubblica economia. 

Grande rivoluzione fu per nascere nell 1 impero sotto questo 
imperadore, essendosegli ribellato Eugenio mezo pagano, e che 
tosto in Roma rialzò 1' altare della vittoria , dando ai gentili 
speranza di ripristinare l'idolatria. La nostra provincia ridive- 
niva teatro di guerra , se il ribello non fosse stato vinto ad 
Aquileja, dopo essersi lungamente combattuto con dubbia sorte. 
E la vittoria fu di tal natura, ed accompagnata da tali circo- 
stanze prodigiose, che venne cantata da autori gentili e cristia- 
ni come un dono del cielo . 

Anche Onorio segnò leggi in Verona sul finire del secolo, 



*AftTE II. SECOLO V. CAPO I. 



23 



Appendice. 

Fiorirono in questo secolo i nostri vescovi s. Zenone di cui 
si anno vari Sermoni, e Siagrio . Fra i pubblici edifici deve 
annoverarsi il sotterraneo di s Maria nelle Stelle. Si sa pure 
in Verona esservi stato in allora un Arsenale per fabbrica d' armi. 

SECOLO QUINTO. 

CAPO I. 

Territorio Veronese invaso da Alarico re be' Goti. 



C, 



lominciò il secolo coli' invasione d' Alarico re de 1 Goti, 
eli e lasciando la Pannonia il primo entrò in Italia senza contra- 
sti, e per 1' infedeltà di Stilicone ministro di Onorio , e perchè 
già V impero romano dopo la fatai divisione tendeva al suo fine. 

L 1 imperadore si ritirò in Ravenna città allora fortissima , 
e la nostra città e provincia cadde sotto il re barbaro, il qua- 
le avanzatosi nel Monferato vi soffri dei rovesci, perlochè pat- 
teggiò la ritirata dall' Italia, da eseguirsi attraversando il no- 
stro territorio. Giunto a Verona, ossia che si pentisse della 
convenzione già fatta, o che il genevale romano, che lo segui- 
va, lo attaccasse a tradimento, presso le nostre mura si venne 
di nuovo alle mani, ed il conflitto terminò colla peggio de' 
Goti. Claudiana nel cantar questa vittoria diceche Verona non 
piccolo cumulo aveva aggiunto al trionfo, e che V Adige aveva 
portato al mare il sangue e i corpi de' Goti. 

Ma non si rise a lungo: sei anni dappoi Alarico, eh 1 era 
rifuggito al suo paese ritornò, passò V Adige , indi il Po ad 
Ostilia ed arrivò ad assediar Roma istessa, che ridotta agli 
estremi prima si compose con Alarico, e poi per male intel- 
ligenze o cavilli fu presa, e saccheggiata: prostrata così per la 
prima volta la maestà del nome di Roma. Morì poi Alarico, ft 
da' Goti gli venne sostituito Ataulfo , il quale uscito à' Italia 
andò a regnar nelle Gallie. 



An. di G. C. 

CCCCf I 



ecccviìì 



ccccx 



3^4 PARTE II. SECOLO V. CAPO fi. 

L' allegrezza per la partenza inopinata de 1 Barbari venne 
compressa dal tiranno Costantino con cattive intenzioni venuto 
in Italia e fino a Verona. Ma ritornò tosto addietro, e preso 
poco dappoi in Arles , nell 1 essere mandato ad Onorio, giunto 
al Mincio per ordine dell 1 imperadore fu ucciso. 

CAPO II. 

Incontro di s. Leone con Attila sul Veronese. 



I el resto della vita di Onorio si respirò in questi paesi f 
An.diG.C. nia nuova invasione successe sotto Valentiniano III. Attila re 

CCCC LI l 

degli Unni, il nome del quale fa orrore anco al presente, for- 
mò il progetto di unire le forze scitiche, e di abbattere 1' im- 
pero. Nulla valse, che il famoso generale Aezio riportasse una 
strepitosa vittoria, per cui piti di cento sessanta mila soldati d?At~ 
tila restarono sul campo,- quel re barbaro seppe ristorar la sua 
armata colle nazioni del settentrione, e calar in Italia dalla parte 
di Aquileja, che perchè resistette fu incenerita. 

Verona provò anch' essa, quantunque non facesse resisten- 
za, gli eccessi della crudeltà di Attila e de' suoi soldati; e 
Roma dovea temersi gran mali, quando non senza prodigio Vii- 
Paul. Viac. l ustre e pacifica legazione del pontefice s. Leone fé 1 cader di 
mano le armi all'inimico, e lo fé 1 ripassare le Alpi j e l'in- 
contro si fu o a Gouernolo , come sostenne il Betti, o ad Ari- 
lica che si crede Peschiera , siccome si vuole ricavare dalle 
parole di Giordano o Giornando autore quasi contemporaneo. 
Il MS. di Giovanni Diacono à in campo Urbis Veronensis . An- 
che Governolo apparteneva a Verona. Filiasi opina per Pon- 
Strad.Rom. u Mo i ino , 

Gli scrittori veneti credono, che in tal occasione i citta- 
eccCLiii dioi di Padova , S'Aitino e de' luoghi circonvicini , per mettersi 
al coperto dalle invasioni di quei feroci , e per respirar aure 
di libertà , si rifuggissero alle isolette di Ribalto , Malamocco , 
ed altre di diverso nome, e formassero la città di Venezia, 
che con tanta gloria e politica sì decantata estese il suo domi- 
nio su tanti paesi fino alla fine del passato secolo. 



PARTE II. SECOLO V. CAPO III. 



35 



CAPO III. 



Verona sotto Odoacre, 



o, 



CCCCXXCIX 



doacre di origine Erulo o Scita, ma allevato in Italia , An.diG. C. 
anzi uno dei capitani imperiali, fu quegli che diede il colpo cccclxxvi 
mortale all' impero d' Oriente facendosi nominare re d' Italia 
dagli Eruli , Turcilingi , Rugi, Sciti ed altri popoli del nord, 
che servivano nelle armate romane. Potè farlo senza alcun osta- 
colo delle provincie massime circumpadane, che oppresse da 
intollerabili contribuzioni, e dalla rapacità dei governatori , pen- 
savano di migliorare col cangiamento. I Veronesi, e gli altri 
Italiani si saranno però disingannati , allorché venne loro inti- 
mato di perdere la terza parte dei beni che possedevano, e 
cederli a quei barbari da ausiliari divenuti padroni. 

Il decimo quarto anno del regno di Odoacre, col consen- 
so di Zenone imperadore di' Oriente gli mosse guerra Teodorico 
re degli Ostrogoti, che calò in Italia per la via del Sirmio , e 
delle Alpi Giulie. Al Lisonzo s 1 azzuffarono le armale nemiche. 
Odoacre restato al di sotto, si ritirò a Verona e la trincerò, 
facendosi forte sull'Adige. 

Vi arrivò ben tosto Teodorico , e poco lungi dalla città si 
diede un nuovo combattimento, dove pure Odoacre succumbette 
con grande strage de 1 suoi ; molti de 1 quali nella fuga, come 
dice Ennodio , l' Adige il chiarissimo tra i fiumi coi rapidi suoi 
gorghi ingojò. 

Seppe ben approfittare Teodorico della vittoria, poiché nel 
caldo di essa seguitando i fuggitivi entrò in Verona,- dove pe- 
rò non si fermò, avendo dovuto inseguire gli avanzi riunitisi dei- 
Tarmata nemica, che parea volesse far fronte e verso Milano 
e verso Ravenna. Benché poi nulla fosse: fatto prigioniero Odoa~ 
ere e proclamato da' Goti re d 1 Italia il vincitore. 



ccccxojii 



Appendic 



S. Petronio nostro vescovo di cui ci resta un Sermone, e 
T anonimo Autore degli Atti de 1 ss. Eermo e Rustico sono gli 



36 PARTE II. SEGOLO ti. CAPO ti 

unici scrittori che si conoscano fioriti in Verona iu questo se- 
colo, - in cui anche vissuta si crede Daciana diaconessa ricorda- 
taci in lapida . Fra gli edifici si possono nominar varie chiese 
fra le quali s. Stefano . I vescovi di questo secolo furono 
XV s< Servolo dal 4°4 al4 ,a > XVI s. Petronio dal 4** al 4»9, 
XVII s. Innocenzo dal 4*9 al 445 , XVIII Montano dal 445 al 454 , 
XIX s. Gaudenzio dal 454 al 467 , XX s. Germano , dal 467 al 47$ , 
XXI s. Felice dal 47$ al 49° > XXII s. Stivino eletto nel 490 • 

SECOLO SESTO 



CAPO I. 

VÈBorfA. sotto Teodorico. 

An. di G.C. -*• eodorico Amalo re degli Ostrogoti sino dal cadere del 

di secolo antecedente sulle rovine dell' impero romano fondato 

avea il regno italico amalgamando i barbari cogli italiani ', e la- 
sciando ognun vivere colle proprie leggi. La sede del regno era 
propriamente Ravenna, città ben altra da quella che ora è; 
ma Verona fu la sua prediletta, a segno di portarne egli dagli 
scrittori tedeschi il soprannome di Veronese . 

Esso la abbellì con terme, palazzo e portico; la fortificò 
con nuove mura dilatandone V estensione : restituì 1' acquidoso , 
eh' era distrutto, facendo scorrere V acqua a comodo degli abi- 
tanti; ed in tali e tante maniere la beneficò, che Ennodio di 
nazion Goto , che nel XIV anno del regno di Teodorico gli fa 
il panegirico, rivolto al re ebbegli a dire: La tua Verona. 

La di lui memoria, benché Ariano egli fosse, sarebbe ri- 
masta a benedizione fra noi se si potessero cancellare gli ultimi 
anni della sua vita. L' aver fatto atterrare la chiesa di s. Ste- 
fano , il divieto di portar armi, benché generale, fatto contro 
tutti gì' Italiani da che gli erano venuti sospetti , e datato da 
Verona, la condanna di Boezio , che si era portato da Roma a 
Verona per difendere dinanzi Teodorico il senato romano, la 
morte di Simmaco, e la prigionia del sommo pontefice Giovan- 
ni, gli alienarono gli animi; e morì non compianto che dai 



ari 



DXXI 



Dxxrt 



FAME II. SECOtO TI. CkfÓ II. 27 

Coti, cólto da un flusso micidiale di ventre in termine di tre 

. , • • ii- 1. 1 Murai, 

giorni^ nel giorno stesso in cui le chiese cattoliche, per suo 

decreto, passar dovevano in mano degli Ariani. 
CAPO II 

Verona sotto gli altri re Goti, 



A. Teodorioo successe Atalarico sotto la tutela della ve- 
dova madre Amalasunta , figliuola del morto re, donna di gran 
senno, e che faceva allevare -il figliuolo alla romana, e negli j diGC 
studi. Ciò non vollero i Goti che portavano a cielo F esempio Dxxru 
di Teodorico, il quale nulla ostante che non sapesse scrivere il Procop. 
suo nome, pure stato era gran re: fu educato perciò nella cra- 
pula e ne 1 vizi per i quali contrasse una malattia, che dopo Dxxxir 
sette anni il condusse al sepolcro - 

Amalasunta prese per marito , e quindi innalzò al trono , 
il cugino Teodato che con discapito della filosofia platonica da 
lui professata fece ingratamente morire la moglie. L' impera- 
dore d' Oriente Giustiniano presa occasione da tal delitto gli 
mosse guerra. I Goti ucciso Teodalo elessero loro re Vitige , dxxxft 
che benché valoroso non potè resistere a Bellisario, da cui fu 
fatto prigioniero in Ravenna. dxl 

I Goti, che cinquant' anni avanti avevano fatto tremare i 
Greci sino in Costantinopoli , in breve perdettero quasi tutta 
V Italia, non rimanendo loro di città cF importanza che Vero- 
na e Pavia; e queste anche minacciate dalle armi nemiche. 

In tanto pericolo essi fecero loro re Ildiha o Jldibaldo o 
Teudibaldo nostro concittadino comandante il presidio della dxlì 

città. Questi, prevalendosi dell' assenza di Bellisario richiamato 
a Costantinopoli, cominciò a riordinare F esercito e a riconqui- 
star le città: battè gl'imperiali a Treuigi ed altrove, e fé' ri- 
sonar il suo nome fino in Oriente. 

Ma di corta durala fu il suo regno, ammazzato fra poco 
tempo per iniquità da lui commessa a suggestion della moglie. 

Un certo Erarico gli successe, ma ucciso in breve anche 
questo , lo scettro fu conferito a Totila , ossia Baduila nipote 



28 PARTE II. SECOLO VI. CAPO III. 

del nostro lldilaldo e forse anch' egli nato in Verona $ il quale 
rianimò le speranze già spente della nazione. 

CAPO III. 

Verona sorpresa nAi Greci . 

An. di G. C. *^ ot ^ a era * n Vavìa dove radunava le sue forze per far 

dxlu fronte ai Greci, quando i capitani imperiali Costanziano ed Ales- 

sandro diliberarono di prima espugnare Verona dove i Goti te- 
neano presidio, e poi marciar contro di lui. Certo Marciano, 
o Martiano , o Martino, uno dei primati di Verona, il quale 
aveva un suo castello non lungi dalla città, fanatico partigiano 
de' Greci aveva loro dato speranza di farli entrar in Verona per 
tradimento. Questi erano appostati a Villa/ranca col grosso del- 
l' armata : Marciano , che aveva sedotto il guardiano della Por- 
ta de* Gavi , introdusse di notte in città una squadra eletta di 
Greci capitanati da Artabaso . Occupata la porta , dalle mura die- 
dero il segnale all' armata, onde avanzasse. Sorpresi i Goti, 
ed ignari del numero de' nemici, si ritirarono sui colli di s. Leo- 
nardo , s Felice e s. Pietro, luoghi probabilmente fortificati. 

Al segnai pattuito s' avanzavano i Greci , ma arrestatisi per 
questione insorta intorno alla ripartigione del bottino, che far 
supponevano dal saccheggio, venne l'alba, ed i Goti dall'alto 
s'accorsero del poco numero di quelli che erano entrati: vide- 
ro V esercito nemico ancor lontano, e rincorati rientrarono per la 
porta non ancor occupata , assalirono la piccola truppa che per* 
correa le contrade, riacquistarono la porta slessa, e sforzarono 
Artabazo col suo drappello a trovar qualche scampo col get- 
tarsi dalle murala vista dell' armata greca, giunta troppo tardi, 
ad essere solo testimonio dei salti pericolosi fatti dai loro 
compagni. 

Cosi per V avarizia dei capitani nemici 1' impresa di Vero- 
na sventò con allegrezza de' cittadini, i quali benehè si fossero 
mostrati indifferenti, doveano pur essere saccheggiati. 

Non poterono per altro in seguito i Goti resistere ai Greci , 
essendo restati in un conflitto generale in Toscana disfatti da 



PLIII 



T.I. p. a4o 



PARTE li. SECOLO VI. CAPO IV. ig 

jYarselc: Totila ucciso: Teja suo successore scacciato d' Italia; 
e fluito quel regno 1' anno cinquantesimo nono da che Teodo- 
rico l'aveva fondato. 

CAPO IV. 

Veronesi prendono le armi per tenersi in liberta'. 



V-iolla fuga di Teja, che inutilmente poi cercò di ricon- An.diG.C 
tjuistare il regno, V Italia rimase a disposizione di Narsete . dliv 

« Ma illustre memoria della nostra città », dice Maffei , 
« ci à conservato Agnello ravennate; cioè d' aver essa, dopo la 
» caduta de 1 Goti, prese l'armi per tenersi in libertà, e per 
» difendersi da' Greci . Tanto s 1 impara dove tocca il detto 
» scrittore, come dopo la morte del sommo pontefice Pelagio, 
» e dopo di essere Narsete passato a Roma, seguì conflitto co* DLf r 

» cittadini Veronesi , e restò presa Verona il di io Luglio da 7 
» soldati, deesi intendere dagl' imperiali, ai quali secondo 1' uso 
» romano si attribuiva ancora il nome di militi, onde poco pri- 
■» ma parla Agnello di altro combattimento tra Goti e militi. 
» Si à in Teofane come nell' auno DLV giunsero a Costanti- 
» nopoli trionfali messi di aver Mfarsete preso due forti città 
■» de"* Goti Verona e Brescia: donde apparisce, che Brescia fe- 
» ce anch' essa resistenza: men bene però, dice l'autor Greco, 
» e non senza inganno qualche scrittor del basso tempo prese 
« da lui, che queste città fossero tolte a' Goti, l'intera depres- 
» sion de 1 quali colla morte di Teja , e coli 1 uscita di essi 
» dall' Italia era seguita più di due anni avanti. Agnello , il qua- 
» le delle cose d' Italia avea memoria assai più certa, afferma 
» ohe seguì il conflitto non co 1 Goti, ma co' Cittadini Vero- 
» nesi , i quali per detto corso di tempo si mantennero adun- 
5> que in libertà, e per conservarla osarono da sé stessi difen- 
» dersi , e far fronte a 1 Greci. Non dunque debolezza o viltà 
i) gli aveva tenuti poc' anni avanti immobili nella sorpresa ten- °P' "' 
j) tata da' capitani di Giustiniano , ma bensì quella ragione, di- 
5) venuta poi ne' popoli d' Italia principio primo, di non volersi 
» sacrificare per altri, né espor la vita, dove non di proprio, 






An.diGX. 

Dixrii 



3o TARTE II. SECOLO VI. CAPO V» 

» ma si tratta d'interesse altrui. Rimasi succumbenti i Vero- 
» nesi, la città loro rimase insieme colle altre in podestà de' 
» Greci » ; finché ne furono scacciati dai Longobardi invitati a 
venir in Italia dallo stesso Narsete vilipeso nelP onore dall' or- 
gogliosa ed imprudente Sofia . 

CAPO V. 

Verona sotto Alboino re de 1 Longobardi . 



BitXfnt • •* Longobardi ( cosi detti da lunga barba, o da una 

specie di lancia ) erano i pia bravi, e i più liberi della nazio- 
ne germanica, oriondi della Scandinavia. Aveano prima servito 
in Italia, come ausiliari , e si ricordavano il beato clima ed i 
prodotti. 

Calarono, con alla testa Alboino loro re, dalla Pannonia do- 
ve ultimamente stanziavano , rinforzati da un considerabile cor- 
po di Sassoni j ed invasero senza contrasto la Venezia. I Ve- 
ronesi vogliosi di sottrarsi dagli odiati Greci , ben volentieri si 
sottomisero a questi stranieri, che impossessatisi di tutto il pae- 
se fino al Po, ed estendendosi poi per V Emilia , Toscana ed 
Umbria, diedero principio ad un nuovo regno in Italia. 

Mentre Alboino scorreva l 1 Italia trionfatore, Verona era 
stata fatta depositaria delle spoglie, e del tesoro della nazion 
longobarda, e residenza della regia famiglia, e conquistata Pa- 
via, che sola fatta gli aveva lunga resistenza, Alboino istesso 
si era portato a Verona, dove pareva, che volesse passar i 
Suoi giorni , quando il di 28 Giugno venne ucciso ad istigazione 
di Rosimonda sua moglie, irritata contro di lui, che ubriaco 
r aveva sforzata a bere nel cranio legato in oro del di lei 

Dtxxir padre, ucciso da Alboino in battaglia. 

Cercarono i Longobardi di vendicarsi, ma ella era già fug- 
gita sopra una barca armata suW Adige j e intanto il popolac- 
cio si prevalse del tumulto per dar il sacco alla regia. Alboino 
fu seppellito sotto una scala contigua al palazzo, che doveva 
essere forse un' ampia scalèa lavorata nella pietra j e racconta 
Paolo Diacono, che a suoi dì ( dtl DCCLXX ) Giselberto duca 



DLXIX 



DLXXIIt 



PARTE II. SECOLO \1, CAPO VI. 31 

il Verona fatto aprir quell'avello ne estrasse la spada, e gli 
ornamenti regi, vantandosi poi di aver veduto Alboino. Anche 
Paris De C ereta asserisce che del ìzfó in certa cassa di legno 
furono trovate le ossa di questo re sciagurato. 

CAPO VI. 

Verona sotto Autari suo duca, e poi re. 

J? u dato successore ad Alboino , Clefo o Clefonc : ucciso ^ lU di G. C. 
il quale i Longobardi sostituirono al re trentasei duchi, che dlxxv 
comandassero come sovrani nelle città del loro governo, uniti 
però fra sé come un Senato sopra tutta la nazione . Verona ebbe dlxxvi 
per duca Autari figliuolo di Clefo . 

Il nostro territorio soffri in quel tempo un' incursione di dlxxv ir 
nuovi barbari, che furono però distrutti, non lungi dalla Chiu- 
sa, da Evino duca di Tremo. 

Dopo un interregno di quasi dieci anni risorse il governo DL xxxiv 
monarchico, ed Autari fu fatto rej il quale prepose al suo no- 
me quello di Flavio e continuò 1' ordinaria sua residenza in 
Verona, ove celebrò con gran solennità le nozze con Teodeli n- 
da figliuola del duca di Baviera. Nozze festeggiate Tanno VI 
del suo regno il di i5 Maggio, col concorso di molti duchi 
e principi,' ma amareggiate dalla morte di Ansullo parente del 
re, ucciso, non si sa per qual cagione. 

Autari ebbe guerra con Childeberto re di Francia, la cui 
armata erasi stesa anche a danno del Veronese: ma il re Lon- 
gobardo respinse il nemico. 

Sotto Autari fu la spaventosa inondazione dell' Adige, che 
il di 17 Ottobre con gran rovina allagò la maggior parte della 
città. Successe allora il fatto miracoloso, già noto, presso alla 
chiesa di s. Zenone; ed indubitata testimonianza ne fa s. Gre- J^ 'J*l 
gorio Magno, che scrisse, quattro anni dopo il prodigio, i suoi 
dialogi mandati in regalo alla stessa regina Teo delinda , appog- 
giando il racconto all'autorità di Giovanni Tribuno, e di Pro~ 
nulfo duca di Verona, testimoni oculari. Si vuole da qualche 
nostro scrittore che per questa inondazione V Adige abbia can- 
giato corso, cosa troppo difficile da comprovare. 



DLXXXl X 



DXC 



Cap. xix- 



3l PARTE li. SECOLO VI. CAPO VI- 

An.diG.C ^ Autari , morto non senza sospetto di veleno , Teodolinda 

Dxtt col consenso de 1 primati fece succedere Agilolfo duca di Tori- 

no , cui si prese a marito. Principe bellicoso, parente del de- 
funto, uomo abilissimo a governare; ed il primo che ad insi- 
nuazione della moglie abjurato 1' Arianismo seguisse la Religio- 
ne cattolica. 

Appendice. 

Non abbiamo di questo secolo fra scrittori da nominare che 
Ursicino lettore , ed un anonimo scrittore della vita di Simma- 
co, pontefice, la qual fu pubblicata da Giuseppe Bianchini. Vi 
si può aggiungere 1' illustre donzella Placidia nominataci da 
Mus.Lap. marmo del museo, nel quale però in vece di ANN. OCTO, co- 
me finora si è letto, io trovo visibilmente scritto X OCTO, età 
in cui non è poi gran maraviglia che una giovane possa essere 
instrutta nelle lettere. Di edifici abbiamo le mura di Teodorico 
delle quali restano ancora avanzi,- il Palazzo teodoriciano i cui 
fondamenti furono scoperti dal zelo patrio del co. Bariolommeo 
Giuliari ; ed altre opere di quel re di cui restano le memorie. 
I vescovi furono s. Silyino morto nel 5o3 , XXIII s. Teodoro 
dal 5o3 al 5 22 , XXIV s. Valente dal 5 22 al 53i , XXV s. Ve- 
recondo dal 53i al 533, XVI s. Senatore dal 533 al 55o, 
XXVII s. Probo dal 55o al 555, XXVIII s. Lupo dal 555 al 5?o, 
XXIX Solazio dal 570 al 586, XXX Giuniore fino al 598, 
XXXI Pietro eletto nel 598 . Fu a quei dì lo scisma dei tre Capitoli . 

SECOLO SETTIMO. 
CAPO I. 

Zangrulfo e Lupone duchi ni Verona . 

T ' 

-Li ultimo anno del secolo antecedente , ed il primo di 

OCJ questo furono anni di scompiglio e pericolo per la nostra città 

a motivo del duca di Verona Zangrulfo .1 duchi riconoscevano 



PARTE II. SECOLO VIT. CAPO I. 33 

nel sovrano 1* alto dominio 5 ma principi erano veramente an- 
ch'essi, perchè godevano piena ed illimitata autorità, e le ren- 
dite tutte ; e perchè erano perpetui, anzi per lo piti ereditarj j e 
poteano far guerra, ed avean forza di farla contro il re stesso . 

Ora Zangrulfo , non se ne sa il motivo, si ribellò contro il 
re Agilolfo; ma questi gli fu tosto addosso in Verena , ed avu- 
tolo nelle mani lo punì colla morte. 

Molte altre disgrazie travagliarono Verona a quei giorni, tra 
quali orribile incendio, e pestilenza delle più micidiali. 

Ad Agilolfo successe nel trono il figliuolo Adaloaldo mi- Ati.diG.C. 
norenne sotto la tutela della madre Teodelinda . Dcxr 

Era duca di Verona in quei giorni un certo Lupone , alla, 
pietà del quale e della consorte Ermelinda si dee la fabbrica 
del monistero di s. Maria in Organo . 

E qui si osservi, che benché i Veronesi fossero allora sog- 
getti ai Longobardi, avevano alcuni loro concittadini al servigio 
dell 1 impero Greco, e da un papiro del 63q scifrato dal nostro 
Maffei abbiamo notizia di uno Stefano Primicero del numero 
( o coorte ) de' Veronesi in Ravenna. E si sa pur che Raven- 
na al principio del susseguente secolo aveva alla sua custodia 
dieci coorti, UDa delle quali detta la Veronese. 

CAPO II. 

Verona sotto i re Longobardi. 



Successero sul trono de' Longobardi Arioaldo; E rotarlo , Dcxxr 
piti noto sotto il nome di Rotari ;, celebre per le sue leggi pub- dcxxxvi 
blicate col titolo di Editto^ Rodoaldo ; e G rimo aldo , che rapi 
il trono ai figliuoli di Rodoaldo. Nulla à d 1 importante sotto 
questi re la storia di Verona; se si eccettui il timor momen- 
taneo, che incusse alla nostra provincia 1' armata di Cacano, 
re degli Unni Avari, che invaso il Friuli si avanzava, e che 
sconfitto si ritirò . 

Sotto Cuniberto Verona colla lusinga, o colla forza, fu 
tratta al partito di Alecchi duca di Trento che s' era armato 
contro il sovrano . Una battaglia data all' Adda colla totale 
-disfatta dell'usurpatore fé' ritornar la città al suo principe. 

3 



DCXLI1I 
OCL11I 
DCLXIIl 



DCXXCV ìli 



Dcxcir 



34 PARTE H. SECOLO VII. CAPO' II. 

An diG C Anche Ausfrit o Ausfrido armato contro lo stesso re s' era 

dcxcui portato a Verona, con intenzione di farla teatro di guerra. Ma 
Ausfrit vi fu preso e condotto a Pavia a Cuniberto , che fattigli 
cavar gli occhi lo cacciò in perpetuo esilio. 

Dopo ciò Cuniberto principe amato da tutti visse fino al- 
l' ultimo anno di questo secolo, lasciando il trono d 7 Italia, la 
quale godeva d'una pace invidiabile, all'unico figliuolo Liut- 
berto , a cui per esser giovane diede per tutore Ansprando , uo- 
mo illustre per nascita e di somma saviezza. 
é- Fu in quell'epoca, che cominciarono a svegliarsi gì' Ita- 

liani intorpiditi da tanto tempo, e a formarsi una qualche idea 
di nazionalità. Il disprezzo, in cui i Longobardi tenevano i Ro- 
mani per la loro viltà e poco coraggio, fu quello che mosse 
prima ad invidiare, poi ad emulare la situazione di quelli che 
Luilp. si erano ritirati nelle venete paludi, ed a guardare con occhio 
favorito l'indipendenza. 

Appendice. 

Non si à da ricordare in quel secolo di scrittori nostri che 
Coronato notajo, e V anonimo che fece un esastico all' Iconogra- 
fia di Verona; e di fabbricati la chiesa o grotta di s. Nazario 
ed alcune altre chiese . I vescovi sono XXXII s. Giovanni dal 
6i5 al 627, XXXIII s. Mauro, che supplì a s Giovanni dal 61S 
al 622, XXXIV s. Marno dal 626 al 63 7 , XXXV s. Androni- 
co dal 63 7 al 65o, XXXVI s Vindemiale dal 65o al 665, 
XXXVH s. Fiorente dal 665 al 680 , XXXVIII s. Moderato 
dal 680 al 698, XXXIX Domenico eletto nel 698. 

SECOLO OTTAVO, 

CAPO I. 

Guerre tra Franzesi e Longobardi. 



DCCXIl 



J-Ja grandezza de 1 Longobardi arrivò al più alto segno sotto 
Liutpranda ( detto malamente Luitprando ), principe di gran 
valore che regnò per trent 1 anni 5 sotto cui Verona par che ab- 



PARtE II. SECOLO Vili". CAPO ì. 35 

bia avuto zecca, e sotto il qual re il duca di Verona era 
Giselberto . 

Questa grandezza, e forza de' Longobardi destò l'invidia, 
ed il timore dei potenti vicini , che fino d 1 allora pensarono a 
dare il crollo a quella nazione ; e le imprudenze di Astolfo altro 
re de' Longobardi ne presentarono l 1 occasione. 

Non contento questi del regno longobardo , pensò all' Italia 
di mezo. S'impadronì di Ravenna, e dall' Esarcato s' avviò 
a Roma . Il pontefice Stefano II rifuggito in Francia implorò 
«occorso da Pipino , il quale , passato le Alpi con numerosa ar- 
mata, e riportata vittoria, giunto fino a Pavia sforzò Astolfo a 
prometter di non molestare la santa Sede, e restituire Ravenna 
e le città che ne dipendevano. 

Non passò molto, che il re longobardo dimentico delle 
promesse, non solo non restituì, ma passò all'assedio di Ro~ 
ma. Ritornò in Italia Pipino, ed obbligò di nuovo Astolfo a 
dimandare la pace, ed eseguire il trattato col cedere 1' Esarcato 
ed altre terre al pontefice, ed a suoi successori ; che così uni- 
rono allo spirituale la dignità di principi temporali . 

Paolo Diacono riferisce aver fiorito a que' tempi in Verona 
il Servo di Dio Teodelapio famoso per la predizione degli av- 
venimenti futuri . Fuori dello storico longobardo niun ne parlò, 
se non se dietro la sua testimonianza . Moscardo lo nomina, 
Teolapio e Tolapio. 

Desiderio successo ad Astolfo procurò l'aderenza de J Fran- 
zesi, col dar la figliuola Desiderata in moglie a Carlo Ma- 
gno; e questo fu appunto il motivo di maggiori discordie, che 
posero fino al regno longobardo. A pretesto d'infirmila, o per 
altro motivo, Desiderata fu ripudiata e ritornò ai padre, che 
benché dissimulasse giurò di vendicarsi . Era intanto morto Car- 
lo Manno fratello di Carlo Magno , ed aveva lasciato due figli 
eredi de' suoi stati . Carlo Magno se ne impossessò ; e la vedova, 
Gilberga coi figli si ricoverò presso Desiderio , che accolse ben 
volentieri l'oppressa famiglia, la quale, accompagnata da Au- 
ctario nobile franzese, mandò come in luogo sicuro a Verona. 

Sperava il re longobardo di muover così brighe all' odiato 
Carlo Magno, anzi tentò presso Adriano pontefice di far dare 
V unzione regia ai figliuoli di Carlo Manno : ma ayutane negativa 



Sop, p. 3o. 



An.diG.C. 

DCCXLIX 



pccLir 



DCCLK 
DCCLFt 



igon, 



DCCLXXU 



An-dtG. C. 

DCCLXX1II 



^6 PARTE II. SECOLO Vili. CAPO I. 

invase il patrimonio di s. Pietro. Ricorse il papa al re di Frati* 
eia: questi accolse ben volentieri l 1 occasione di potersi liberare 
dagli emoli, e distendere le sue conquiste ; e fosse politica, o 
divozione, mostrò la maggiore venerazione e rispetto per la San- 
ta Sede. 

Venne adunque in Italia con un 1 armata formidabile ; al cui 
cospetto i Longobardi , o presi da panico timore, o guadagnati 
da tradimento, si ritirarono in tutta fretta, lasciando in abban- 
dono tende ed equipaggi 5 nel momento slesso in cui i Frantesi 
temendo di resistenza erano incerti se doveano dar volta, e ri- 
passare le Alpi. 



CAPO II. 



Verona presa da Carlo Magno . 



D< 



0CCLXXIV 



DCCLXXr 



'esiderio fu costretto dalla fuga dò' suoi ad abbandonare 
ai Frantesi senza contrasto il paese , e rinchiudersi in Pavia > 
Adelgiso, ossia Adelchi suo figlio, e dichiarato collega, si ri- 
tirò in Verona, che per detto di Anastasio era considerata for* 
tissima sopra tutte le città longobarde. 

Troppo importava a Carlo Magno aver nelle mani i figliuoli 
di Carlo Manno ricoverati nella nostra città j perciò , bloccala o 
assediata Pavia, si portò ad attaccare Verona con gente scelta ; 
fra i quali si à ragion di credere i due famosi Paladini Orlan- 
do ed Olivieri , le cui figure furono poi messe sulla facciata 
della cattedrale. 

La città guardata da non molta truppa, e niuna parte pren- 
dendo gli abitanti per un dominio a cui erano stranieri, si do- 
vette venire alla resa. Adelgiso ebbe tempo a fuggire a Costan- 
tinopoli ,• ed Auctario abbandonata ogni difesa si rimise coi 
pupilli in mano al vincitore. 

La presa di Verona fatta da Costantino aveva dato princi- 
pio alle Indizioni: la presa fatta da Carlo Magno diede prin- 
cipio ad una nuova epoca, - e quel conquistatore venne ricono- 
sciuto per re de' Longobardi anche prima della resa di Pavia , 
che non istelte mollo a capitolare, restandovi prigioniero De- 



PAItTE II. SECOLO Vili. CAPO II. 3^ 

siderio , che fu poi colla moglie trasportato in Francia a pian- 
gervi la sua imprudenza. 

E con ciò finirono di dominare i re di nazion longobarda 
dopo dugento e sette anni dalla loro invasione: nel quale spa- 
zio di tempo ebbero vent' un re ; e tra questi alcuni egregi ed 
illustri, come fan fede le ottime leggi, che diedero al regno. 

CAPO III. 

Verona, sotto Pipino . 



Sottomessa V Italia , passò Carlo Magno alla conquista 
di nuovi stati, lasciando quivi in sua vece il figliuolo Pipino. 

Questi amò sopra tutte le altre città del regno Italiano Ve- 
rona , stabilendovi la sua dimora , servendosi probabilmente del 
già palazzo di Teodorico , ridotto a spaziosità e grandezza re- 
gia. La supposta sua cattedra incavata colassù nella rupe, non 
per altro diede luogo alla popolar tradizione se non che dalla 
dimora in quelle vicinanze, e dall'uso d'allora nei sovrani di 
tener ragione ai sudditi pubblicamente. 

Siccome poi i Barbari della Pannonia minacciavano inva- 
sione, Pipino dietro gli ordini di suo padre, contribuendo i 
Veronesi il denaro, fece restaurare le mura, che aveano sof- 
ferto nell'ultimo assedio, e più da un terribile terremoto che 
diede gran crollo al teatro, e danneggiò pure l'anfiteatro. A 
queste mura aggiunse torri e fosse tutto d'intorno alla città, 
ed una buona palizzata. 

Tanto si rileva da un' antichissima membrana già letta dal 
Panvinio , e pubblicata poi dall' Ughelli; dalla quale pure si 
à che, per assister Pipino e difender la città, Carlo Magno ter 
neavi un suo legato per nome Berengario , padre di Unroco 
conte, antenato, a parer di Muratori, dell' altro Berengario 
che fu poi re d' Italia ed imperadore. 

Fu sotto Pipino, che venne riedificata la basilica di s. Ze- 
none , ma che non è però quella che attualmente si vede; e 
presente lui si fece la traslazione delle reliquie del santo Pro- 
tettore. Pipino vi istituì uifieiatura e dotazioni: abbellì la città 9 



An.diG.C, 

DCCLXX Xt 
DCCXXCII 

Ist. Di pioni. 
p. 33o. 



Carli 



oecxxcm 



Dccxxcir 



pccxff 



3# PÀRtE II. SECOLO IX. CAPO t. 

esercitò la giustizia, diede regolamento ali 1 istruzione pubblica j 
e mantenne la pace; e la felicità, interrotta per altro da pesti- 
lenza desolatrice sul finire del secolo . 

Appendice. 

Di uomini di lettere fioriti a Verona non si possono nomi- 
la ,*> mare che l'anonimo Pipiniano , Anselmo abate di JYonantola , e 
T.IL p. 189. Gondelmo diacono autore o semplice incisore in marmo di scri- 
zioni che ora sono nel museo . Di edifici si potrebbero nominare 
alcune porle della città nelle mura restaurate sotto Pipino. I 
vescovi furono XXXIX Domenico morto nel 712, XL s. Alessan- 
dro dal 712 al 728, XLI Sigeberto dal 728 al 7^ , XLH s. Bia- 
gio dal 746 al 750, XLIII s. Annone dal 75o al 772, XLIV Egi* 
none eletto nel 772, per cui ritiratosene resse la chiesa Aldone . 

SECOLO NONO. 
CAPO I. 

RlNOVÀZIOBTE DELL'IMPERO d' OCCIDENTE. 

An.diG.C. v^ominciò il secolo con una novità che fece stordire i! 

tocca mondo. Carlo Magno fu acclamato in Roma imperadore, e fu 

rotto ogni legame coli' impero di Costantinopoli , che poca cura 
si prendeva deli 4 Italia, e che pareva avvilito da che detronìza- 
to si aveva ed accecato il legittimo imperadore, ed una donna 
era montata sul trono . 

Carlo Magno, ed il figliuolo Pipino, vennero unti il giorno 
di Natale nella basilica Vaticana alla presenza d' immenso po- 
polo, che si figurava, che un imperadore, il quale riuniva sotto 
un solo capo 1' Alemagna, la Francia, V Italia ( insomma i 
barbari ed i romani, i vincitori ed i vinti ) potesse far risor- 
gere i bei tempi di Roma, ristabilendo dopo -più di tre secoli 
in Italia la sede degli Agusti. Ma egli contento di averne il 
titolo, e di appor il suo nome ai diplomi, nei quali si comin- 



TARTE II. SECOLO IX. CAfO IN 39 

; eiava ad usar con frequenza l 1 era volgare, ripassò i monti; 
contento di aver lasciato un regno, limitato dal Po le Alpi e 
il Mare , al figliuolo Pipino , il quale morì poi a Milano V an- 
no decimo di questo secolo, il dì 8 di Luglio, mentre era in 
età di soli trentatre o trentaquattro anni . 

Il corpo di Pipino fu portato a Verona presso la basi- 
lica di s. Zenone: in qual luogo s' ignora. Si mostra anche 
oggi il creduto di lui sepolcro vicino a s. Procolo , e con tal 
persuasione un dabben parroco nel 1704 vi fece apporre con 
lettere antiche una analoga scrizione. 

CAPO IL 

Verona, sotto Lottario re d'Italia. 



Maral. An. 

T.iv. P 444. 

An di G. C. 

DCCCX 



Filiasi 

Meni. Ist. 

T.VlI.p. 2 5i. 

Cron. Za- 
gaia T. II. 
P.lI.p.2G. 



Successe a Pipino nel regno d 1 Italia il figliuolo Bernardo , 
che fece come il padre la residenza in Verona : a lui venne- 
ro poi fatti strappar gli occhi dall' imperadore Lodovico con- 
tro cui si era sollevato . 

Fu posto in sua vece Lottario primogenito dell 1 imperadore. 
A lui dee Verona un qualche restauro delle mura; come appa- 
risce da documento pubblicato dal Panvinio , e poi dall' Ughel- 
li , ed in quella carta si nominano espressamente i muri della 
Porta nuova ed il Castello . 

A presedere all' opera vi si nomina mandato dal sovrano un 
certo conte Bergensc , che Muratori denomina Bergomense . 

Se fosse conte di Verona non saprei dirlo : si sa bene da 
altro documento di quei tempi , che ne furono successivamente 
conti un Ubaldo ed un IVarano . 

Si trova nella biblioteca capitolare un Ordo Romanus ad 
tìso della chiesa veronese fatto in questi tempi. Meritano di 
essere ricordate le seguenti supplicazioni, che ivi si trovano: 
Sancte Firme, Sancte Procule , S anele Zeno ec-: tu illuni adj u- 
va. Hludovico et Hlothario magnis et pacifìcis imperatoribus vita 
et Victoria: Sancta Maria tu illos adjuva. Ve in oltre il no- 
me di Ermingarda imperadrico, che morì nel 818. 

Lottario divenuto imperadore dichiarò re il figliuolo Lo- 
dovico 17, che poi fu anch' egli imperadore. 



DCCCXFTIT 



vece xx 



Maf. in Cal- 
ce a St. 
Teol. p. gì. 



DCCCXhir 

BGCCLFI 



Dandolo ap. 

Murai. Jier. 

Jtal. T. XII. 

Filiasi 

T. VII. p. 365. 



4o PARTE II. SEGOLO IX. CAPO III. 

Par che in quei di non fossero tranquilli i popoli. Duchi 
e principi subalterni s 1 arrogavano diritti sovraui. I popoli sot- 
to le bandiere dei duchi, ed anche sotto le proprie insegne, 
facevano scorrerie. Non v'era castello, che non avesse un pa- 
drone che Iacea da Dispota: rinato era l 1 amore alle armi ; eia 
milizia italiana godeva riputazione. Questa sarebbe 1' epoca della 
vittoria de' Veronesi, riferita da Moscardo , e rappresentata in 
un quadro eh 1 è nella sala del Consiglio j opera di Felice. Viene 
ricordata anche da autore anonimo nella storia veneta . 

CAPO III. 

Guerra Citile per la Corona d'Italia. 



An. di G.C. 

DCCCLXX1F 



>ccclxxk 



ùcccxxcriii 



DCCCXXCiX 



Dcccxxcir 



Dcccxcr 



»3otto Lodovico II non lungi dalla città nostra venne tenu- 
to un Congresso nel quale papa Giovanni Vili , V imperadore, 
sua moglie, ed il duca di Baviera, si abboccarono, si crede per 
trattare della successione ali 1 imperiale dignità, e alla corona 
d' Italia j essendoché Lodovico non lasciava prole maschile. 

Il Congresso non potè però impedire molti disordini, che 
susseguirono la morte di Lodovico, e dell' imperadore Car- 
lo Calvo . 

Il trono d 1 Italia dopo varie vicende fu occupato da due 
competitori : Berengario , che si vuol Veronese, e che già come 
duca e marchese comandava dal Friuli a Verona, e Guido du- 
ca di Spoleti. 

Successero sanguinose battaglie, ma non decisive ; e Guido 
si fé 1 forte a Pavia, e Berengario a Verona, ove mise o con- 
tinuò la sua residenza: quivi difendendosi in aspettazione di 
soccorsi da Arnolfo re di Aleni agna , a cui Berengario promet- 
tea sommessione . Verona era a mal termine stretta da Guido, 
quando arrivò Arnolfo a liberarla, e ad inseguir Guido stesso ; il 
quale perduta Pavia e le altre città del suo partito fuggiasco 
mori di sputo di sangue. 

Restò cosi il trono a Berengario, ed è suo il decreto bar- 
baro di demolizione del teatro, ed un altro di demolizione di 
alcuni archivolti sopra i quali dapprima stavano i gradini di 



PARTE li. SECOLO IX. CAPO III. 4 1 

esso teatro, che è chiamato Circo o Arena del Castello mala- An.diG.C. 
niente preso da alcuni per 1 Antiteatro. 

Berengario restato solo, ebbe a contrastar con Lamberto dcccxcViiì 
figliuolo di Guido , e collo stesso Arnolfo , che di benefattore 
si era fatto nemico: ma dopo varie vicende tutto gli successe 
favorevolmente, e Verona riacquistò sotto lui rinomanza , rimasta 
sede dell'Italico regno. dcccxcix 

Si nomina in carte di quei tempi un Anselmo glorioso con- 
te, compadre e consigliere del re. 

Appendice. 

Il celebre nostro Pacifico fiori a quei giorni, e furono pu- 
re rinomati i due vescovi JYotingo ed Adelardo I. La Fon- 
tana di piazza, un Castello sul colle, detto poi di s. P/e- 
tro , un Palazzo a Cortalta ed altri edifici si nominano in piìi 
carte. I vescovi sono XLV Ratoldo , o Rotaldo , o Ratolfo elet- 
to nell' 8o3 e che rinunziò dell 1 840, XLVI JYotingo dall' 840 
all' 844, XLVII Landcrico dall' 844 all' 846, XLVIII Bilongo 
dall' 846 all' 860, XLIX Audone dall' 860 all' 866, L Astolfo 
dall' 866 all' 875, LI Adelardo eletto dell' 876 . 



SECOLO DECIMO, 

CAPO L 

Verona conquistata s perduta da Lodovico III imperadore. 



B t 



erengario dapprima famoso per le sue geste militari, 
aveva poi perduto il concetto per essere stato battuto alla Bren- 
ta dagli Ungati, dal furore dei quali se restò intatta Verona 
dovette alle sue mura, per cai munitissima venne detta dallo 
storico Luitprando , che visse a que' tempi. 

Fu creduto capace di salvar 1' Italia dal furor di quei bar- 
bari il re di Provenza Lodovico III , che fu perciò innalzato 
al trono imperiale, e costrinse lo stesso Berengario sconcettato 
a prendersi un asilo in Baviera, 



$1 PARTE II. SECOLO X. CAPO II. 

Per tradimento di un certo Bracacurta , Verona passò'in 
mano del nuovo imperadore, che vi stabilì la sua sede, viven- 
dovi senza sospetto, per la voce sparsa ad arte, che Beren- 
gario fosse già morto. Ma Berengario giunse una notte improv- 
viso, ed i Veronesi inclinali all'antico sovrano avendogli data 
mano lo introdussero in città, e nel castello s. Pietro, dove 
erasi rifuggito Lodovico . 
An.diG.C. ^ misero imperadore vi fu preso, gli furono cavati gli ocelli ; 

cmt e, rimandato in Francia, ritenne il titolo d' imperadore e non più. 

Il Bracacurta còito in una torre vi restò tagliato a pezzi, 
ed j soldati provenzali sbandati , ed uccisi qua e là nella fuga. 

CAPO II. 

Verona, sotto Berengario I. 



V^onquistata Verona fu facile a Berengario di riavere il 
restante del regno. Con lui ritornò la quiete in Italia, avendo- 
ne fatto sortir gli Ungherì , anche somministrando loro del 
denaro j e ritornò nei popoli la stima pel riconquistatore. 

Quindi il pontefice Giovanni X lo invitò a prender a Roma 
c.wxri l a corona dell'impero in vece del cieco Lodovico; e lo coro- 
nò in s. Pietro in mezo alle acclamazioni d'immenso popolo 
ivi concorso. 

Berengario si restituì alla sua Verona, ove continuò l 1 ordi- 
naria residenza, e concesse gran privilegi al clero, ai monaci, ed 
ai cittadini , che formavano Corpo , non si sa però con qual forma « 

Se Berengario amò i suoi Veronesi, ben lo meritavano per 

C fri JC 3C / l 

ciò che aveano fatto quando ritornò sul trono T e per ciò clic 
fecero allorché una congiura di potenti Italiani offrì la corona 
d' Italia a Rodolfo re della Borgogna transiurana. Imperciocché 
si lasciarono sedurre bensì i popoli di là dal Mincio, ma Ve- 
rona mantenne la fede, e quindi salvò al suo re tutto il duca- 
to del Friuli. ! 

Vennero poi alle mani le armate dei due emoli re tra Pia- 
cenza e Borgo s. Donino, e dopo un conflitto detestabile dove 
Italiani contro Italiani pugnarono, la fortuna dichiarossi per 



farte ii. Secolo x. capo ut. 4^ 

Berengario. Ma datisi a bottinare i vincitori, furono di nuovo 
assaliti e vinti. Rodolfo inseguì l 1 armata dispersa: ed anche 
allora Verona offrì asilo al suo re; il quale a un brutto ripie- 
go si rivolse per poter far fronte al vincitore, e sostenersi sul 
trono, a quello cioè di richiamar in Italia la già provata, bar- 
bara allora, nazione degli Ungheri , che con tanta prudenza 
aveva allontanati da prima . 

capo in. 

Uccisione di Berengario I. 

JL/a disperata risoluzione, di richiamare gli stranieri ai dan- An.dLG.C. 
ni d' Italia y dispiacque sommamente anche agli amici del re; cmxxiv 
e per questo motivo, o per altri a noi ignoti, gli si formò con- 
tro una congiura, capo della quale Flamberto nobile Veronese, Verona 

... ~ . n . Ulus COTÌIV' 

o come altri asseriscono Pavese, a cui Berengario tenuto ave- 
va un figliuolo a battesimo. 

Ne ebbe sentore l'infelice monarca, e fattoselo venire da- 
vanti gli ricordò i benefìci compartiti, e ne promise di mag- 
giori se restasse fedele. Poi datagli una tazza d' oro; Questa, 
disse , sia tra di noi pegno delV obblio del vostro fallo ,- pren- 
detela , e risovvenitevi s che il vostro imperadore è altresì il pa- 
drino del vostro figlio . 

Può lodarsi la clemenza, ma non V accortezza di Berenga- 
rio , che senza altri sospetti andò a dormire, e poi secondo il 
suo costume s' alzò in tempo notturno per andare dal suo pa- 
lazzo , eh 1 era in mezo a giardini ( si crede dalla parte del col- 
le oggi detto di Nazaret ), alla chiesa, che vuoisi quella di 
s. Pietro in castello ; e senza accompagnamento di guardie . Là 
se gli fece incontro l'ingrato Flamberto con alcuni armati, e 
fingendo di abbracciarlo proditoriamente lo uccise. E questo 
miserabile fine ebbe il nostro duca, poi re, ed imperadore, 
principe a cui nel valore pochi andarono innanzi, niuno nella 
pietà. Il popolo Veronese, che non ebbe parte al tradimento 
lo pianse, e Milone , che dopo Jngelfreddo era il conte, o go- 
vernatore della città, fatto prendere V iniquo Flamberto e gli 
altri complici, tutti li fece appiccare. 



P-99- 

\ 



OMX.LV 



44 PARTE II. SECOLO X. CAPO IV. 

An.diG.C. Rodolfo s' impossessò allora di Verona; ma né questa ten- 

cmxxvi ne egli a lungo, né V Italia, scacciatone da Ugo fatto re da 
un nuovo partito . 

CAPO IV. 

Verona sotto Berengario II. 

cmxxxiv \jiorni infelici menarono i Veronesi sotto di Ugo consì- 

Jf^arat. derato dagli scrittori per un piccolo Tiberio. 

Il popolo malcontento , Milone che contro il sovrano si 
mette alla testa di truppe indipendenti, il vescovo Raterio che 
cospirò anch' egli, la città saccheggiata, spopolata, incendiata 
per gl'inutili tentativi di chi l'aveva sommossa, nuove congiu- 
re contro Ugo vieppiù imperversante, e finalmente la venuta di 
Berengario II nipote del primo, e 1' accoglienze fattegli dai Ve- 
ronesi dai quali avevasi per concittadino , sono le cose di que- 
sto tempo interessantissime, ma che non possono aver luogo in 
un Compendio della Storia di Verona ; la quale cominciò allo- 
ra ad aver qualche forma di Pubblico. 

Berengario II colle sole armi de gì 1 Italiani , e coll'ajuto loro , 
montò sul trono, dopo aver tolto dal mondo col veleno Lotta- 
rio figliuolo d' Ugo . La vedova di Lottano Adelaide, saggia 
principessa ed avvenente, per non aver voluto sposare Adelberto 
figliuolo di Berengario , era stata rinchiusa nella rocca di Gar- 
da ,• e di là, tratta per l'industriosa carità d' un prete Verone- 
se per nome Martino , s' era rifuggita nella fortezza celebre di 
Canossa. Il racconto dei maltrattamenti ch'ella aveva sofferto 
mosse la sensibilità degl' Italiani, che chiamarono, come ven- 
dicatore dei delitti del re, il grande Ottone ,• e questi calato in 
Italia senza spargere sangue, si rese tributario Berengario , e 
sposò Adelaide . 

Fu allora Verona col suo territorio eretta in provincia 
indipendente dal regno d' Itqlia col titolo di Marca Veronese, 



GMZ 



CXLT 



»ARTE II. SÉGOLO X. CAfcO V. <£5 

CAPO V. 

I Veronesi sotto Gti Ottoni. 



B. 



arengario niente fatto più saggio continuò ad inimicarsi An.diG.C* 
§l' Italiani: ad istanza de' quali Ottone s'accinse per la seconda cmlxi 
volta a calar in Italia . Se gli oppose alla Chiusa Adelberto fi- 
gliuolo di Berengario ; ma abbandonato da' suoi , prima si rin- 
chiuse nella rocca di Garda, poi si rifuggi a Costantinopoli . 

Ottone trionfò per tutto , fece prigioniero Berengario e la 
moglie, e riunì 1' impero germanico all' Italia, facendosi coro- 
nar a Roma imperadore, ed a Pavia, facendo acclamar re il 
figliuolo Ottone It . 

Ottone I morì dopo undici anni d 1 impero. Portò il titolo cmlxix 
di Grande a pio giusto titolo, che qualunque altro principe 5 e 
per le vittorie, e più per leggi savissime proporzionate ai bi- 
sogni dei popoli, ai quali concesse un Governo Municipale, ±. 
sotto la presidenza dei conti, duchi o marchesi. Tal forma di 
governo prese anche Verona; e il di lei duca o marchese che 
in allora si nomina fu Enrico di Baviera . A questo per essersi 
ribellato contro il sovrano venne sostituito Ottone di Svezia; 
quindi un certo Gandolfo , e dopo lui ancora un Ottone nato di 
Corrado duca di Franconia e da Liutgarda figlia di Ottone 
il Grande . 

Sotto Ottone II si tenne in Verona una gran Dieta di cMLXxxtti 
principi sì Italiani che Tedeschi, fra i quali Adelaide. In 
questa Dieta si trattò principalmente di riforma di leggi, e si 
sancirono alcune costituzioni, che si aggiunsero al codice lon- cmlxxxip- 

gobardo, e s'intitolarono: Decreti dei Comizi Veronesi. ~ .. 

. Carli. 
Corta fu la vita ed il regno di Ottone II , e gli successe 

ti • t 1 s\ rrr CMXcrr 

1 unico figliuolo Ottone III. 

Sotto 1' uno o 1' altro degli Ottoni venne scritto un beliis- Maf.inCal, 

simo Messale, che conservatissimo si trova nella Biblioteca ca- a " ot. JeoL 

pag. gì, 
pitolare. Ed ha 1' orazione : Pro gloriosissimo rege nostro Ottone. 

E vi si trova pure la Messa propria di s. Zenone Con- 
fessore. 



/\0 *»arte ii. secolo xi. capo i. 

Appendice. 

Fiorì in quel tempo Raterio nostro vescovo riputatissimo j 
y j.j e Bruitone poi Gregorio V figliuolo di un marchese della Mar- 

T. II. p.40, ca di Verona. Fra gli edifìci si anno il Palazzo e la Basilica 
di s. Zenone ed il Duomo in città, ed alcune Torri e Castelli 
nel territorio. I vescovi furono LI Adelardo fino al gi5, LII ]\ r o- 
terio o Notkerio dal 9i5 al 928, LUI Ilduino Fiammingo fino 
al 93i in cui passò alla sede di Milano. LIV Raterio dal 93*j 
al 968, LV Milonc dal 968 al 981, LVI Otberto sotto cui 
nel 995 si tenne un Concilio provinciale. 

SECOLO UNDECIMO. 

CAPO I. 

Verona, retta da' suoi. 

I? 
J allontanamento dall' Italia della corte sovrana , sotto gli 

m* Ottoni , abituò questi paesi ad una tal quale indipendenza • ed i 

popoli invitali ad armarsi sotto le proprie insegne, per sostene- 
re prìncipi, che contrastavansi la corona, s' avvidero delle pro- 
prie forze, e cominciarono a formarsi una qualche Costituzione , 
e ad eleggersi i propri magistrati $ con un tacito consenso del re. 
Saraina , il più antico a scrivere di proposito la storia pa- 
tria, la cominciò appunto dagli Ottoni ,• e dà un saggio della 
Costituzione del popolo, e della forma libera di governo,* e 
mostra di aver letto carte autentiche in conferma. Autentiche o 
no quelle carte, certo è che in questo secolo Verona era retta 
da' suoi, sempre però riconoscendo negl' imperadori l'alto do- 
minio, ed il diritto di Fodro ( Federum ) 3 per cui intendevasi 
1' obbligo di provveder esso imperadore, e la corte di forag- 
gio- il diritto di Parata, cioè l'obbligo di supplire alle spese 
delle strade e de' fiumi, al passaggio delle truppe* ed il dirit- 
to di Mansionatico ( Mansionaticum ), che significava gli al» 



Sigon. 



An.àiG. C. 

M1I 



PA£TE II- SECOLO XI. CAPO ITf. 47 

loggi ai militari di transito. Sotto questa doppia idea di po- 
polo, che si regge da sé , e che riconosce i diritti del sovrano , 
dee studiarsi la storia patria di questo secolo, e del seguente. 
La prima cosa che ci si presenta è la relazione del convo- 
glio funebre del cadavere di Ottone III, che passa per Vero- 
na per essere seppellito in Germania, inseguito ostilmente da- 
gl 1 Italiani di Oltrapò; che giunti però al territorio Veronese lo 
rispettarono } veduto che i Veronesi erano del partito imperia- 
le, siccome lo furono allorché contro Enrico II in Pavia era Min 
stato eletto re Ardoino marchese d' Ivrea. Fu in tal incontro il 
nostro territorio teatro della guerra, colla vittoria degl' impe- miv 
viali che schivata la Chiusa calarono pel Vicentino . 

CAPO II. , 

Riforma nel Sistema Feudale. 

JLj urico vittorioso fu accolto io Verona con sommo ap- MXif 

plauso de' cittadini. Vi lasciò in qualità di messo imperiale 
un certo Jadone : passò a Pavia a ricevervi la corona: obbliga- Mzxt 
lì gli altri Italiani a riconoscerlo in qualità di re , e dopo lui MX xf 
Corrado II re di Germania , detto il Salico- 

Quest 1 ultimo tenne una gran Dieta Italica a Roncaglia in 
riva al Po presso Piacenza, e poi un' r.ltra generale a Pavia. Benino 
In queste vennero sancite alcune costituzioni , che portarono 
cangiamento nel sistema feudale. Furono costretti i signori a 
rinunciare ad abusivi diritti sopra i loro vassalli ; ed i diritti dì 
ciaschedun ordine vi si stabilirono con precisione. Gli schiavi 
furono posti in libertà: soppresse o addolcite le condizioni umi- 
lianti, che derivate erano dalla dipendenza feudale: obbligati i 
gentiluomini a raccomandare le persone loro, ed i feudi rifor- 
mati, alla protezione delle città ; che allora solamente divenne- 
ro il centro del potere della loro provincia. 

A queste innovazioni successero turbolenze, alle quali però Canol. 
non ebbe parte Verona. Successero bensì dei tumulti nell'eie- a-m*- 
?ione de 1 marchesi della Marca Veronese, ma in ciò poi non 
faceasi che la volontà della corte imperiale, che coli' espellere 
ed esiliare il marchese Adalberone restituì la calma. 



juxxxyii 



di MaU 



Jn.diG.C. 

MXL1X 

Mosc. 
pag. 438. 



48 1ARTE II. SECOLO XI. CAPO III. 

A quei tempi &' inventò a Milano il Carroccio tanto poi de- 
cantato in Lombardia. Verona si fece il suo, che sussisteva 
ancora nel MDLXXXIII e conservavasi nella basilica di s. Ze- 
none; e di esso vedesi dipinta la figura nella sala del consiglio, 
opera di Paolo Farinati . Questo Carroccio, dalla cui conserva- 
zione consister faceasi 1' esito della battaglia, era coperto di 
drappi tessuti a bianco e rosso, e tre paja di bovi lo condu- 
cevano. Voleavi un pubblico decreto del consiglio generale, 
perchè potesse sortire, ed era accompagnato al campo da mille 
e cinquanta veterani armati con alabarde e con lance. Là si 
teneva il Consiglio di guerra, e si esercitavano i doveri di Re- 
ligione, essendovi piantala in mezo un'antenna colla Croce e 
collo stendardo della città, su cui l'immagine di s. Zenone. 
Il Carro trionfale del Venerdì gnoccolare di là deve aver tratta 
V origine . 



CAPO III. 

Marchesi della Marca Veronese. 



»3otto Enrico II furono successivamente marchesi della 
Marca di Verona : 

Corrado figliuolo del marchese Ottone. 
Corrado il giovane figliuolo del primo. 
Adalberone } che dopo contrasti si fece sostituire a Corrado. 

Sotto V imperadore Corrado. 
Adalberone , che fu poi scacciato, ed esigliato. 
Corrado il giovane rimesso dall' imperadore . 

Sotto Enrico IH. 
Vgone conte di Verona . 
MLV Enrico conte di Verona» 

Guelfo marchese. Quanto egli fosse potente lo dimostra- 
Murat. no questi due fatti autentici. Egli era ito ad aspettare nei prati 
T. Vip. 174* di Roncaglia V imperadore, che vi si doveva trovare un dì de- 
terminato. Dopo aspettato tre giorni impazientatosi Guelfo fece 
alzar le bandiere, e s' avviò a Verona; e, tutto che in ritornan- 
do incontrasse V imperadore che veniva, né per preghiere, né 
per minacce volle dar volta. 



PARTE II. SECOLO XI. CAPO IV. , 4g 

Non basta. Mentre Guelfo era lontano da Verona, Enrico 
aveva messo un'esorbitante contribuzione di denaro ai Veronesi, 
e l'aveva riscossa. Sopravvenuto Guelfo , e saputo un sì pesante 
aggravio, fece tal fuoco presso il medesimo Agusto che lo ob- 
bligò a rifondere il denaro . 

Con autorità subalterna ai marchese reggeano la città i con- 
ti , avanti che la prima dignità urbana passasse in mano di un 
podestà, - il che avvenne alla metà circa del secolo seguente. I 
conti dei quali si fa memoria in questo secolo successivamente 
■sono Uberto I, Iadone , Ugone che fu anche marchese, En~ 
rico , Uberto II e Bonifacio. 

CAPO IV. 

Veronesi sotto Enrico IV. 



Jxd Enrico III morto in Roma in età di 39 anni succes- An.diG, C> 
se' Enrico IV famoso per le note questioni tra il sacerdozio e mlvì 

l'impero. Tra lui e la famosa Matilde ch'era il braccio de- 
stro di s. Gregorio VII successero vari fatti d' armi , anche nelle 
vicinanze di Verona, ch'era di partito enriciana e fatta piazza mlxxx 
d'armi, mentre 1' imperadore stringeva Mantova d'assedio. 

Un fatto successe alla Volta Mantovana col peggio di Ma- 
tilda . Un fatto alla sinistra dell' Adige prima colla peggio de- 
gl'imperiali, poi colla vittoria. Un altro sotto una fortezza del mxcii 
modanese ove rimase estinto un figlio bastardo di Enrico, ed 
il cadavere venne trasferito a Verona. Ed un altro finalmente „,_„-, 
sotto Nogara. Del forte castello di quella terra stava, coli' aju- 
to dei Veronesi, Enrico per impadronirsi, quando per la ri- 
bellione dell'ipocrita suo figliuolo Corrado dovè ritirarsi,- e 
non solo da Verona, dove trovavasi anche V antipapa Giliberto , 
ma anche dall' Italia per andar in Germania dove fu detroni- 
zato nel MCVI. 

Non deve tacersi che fra i tanti popoli invogliatisi sul fi- Mxcrr 
nir del secolo alla conquista di Gerusalemme , i Veronesi già 
instruiti nelle armi per le passate vicende furono dei primi ad 
accorrervi . 

4 



5c> PARTE II. SECOLO XI* CAPO IV. 

Quos Alhesis pulcher prceleijluit Eridanusque .... 
Concurrunt Itali . 
An.diG.C. Così Folco uno degli antichi raccontatori delle crociate. 

Mxcru Fu alla venuta dei pochi ritornati in patria, che fu posto 

il nome ad alcuni siti della città e territorio, dietro la simili- 
tudine, che vi si credeva trovare coi luoghi veduti in terra 
santa. Tali sono Nazareth , Valdonega o Vallis Dominica , Mon- 
te Calvario ora s. Rocco, Monte Oliveto alla santissima Trini- 
tà, il santo Sepolcro, Betclemme ora s. Giovanni in Valle, 
Prato Dominico ec. ec. Ed allora pur si portarono d 1 oltre ma- 
re ossi di animali testacei , che si trasformarono poi in costole 
di giganti, ed altre meraviglie. 

Appendice. 

Stefano cantore ed autore del Carpso , Cadalo antipapa, 
Pacifico mansionario che malamente fu confuso coli' arcidiaco- 
no , ed il vescovo Adalberto àn luogo per qualche scritto nella 
storia letteraria veronese. Fra le fabbriche notasi la facciata 
della chiesa di s. Zenone, ed il Campanile adiacente terminato 
però nel secolo susseguente. I vescovi furono LVII Otberto che 
morì nel ioo3, LVIII Ildeprando dal ioo3 al ioi5, LIX Gio- 
vanni dal ioi5 al 1037 , LX Walterio dal io3; al io52, LXI E- 
zelone dal io52 al 1067, LXII Teobaldo dal 1057 a ^ 1060, 
LXIII Guglielmo dal 1060 al io65, LXIV Adelberto dal io65 
al 1070, LXV Usuardo dal 1070 al 1073, LXVI Brunone 
dal 1073 al io83, LXVII Sigimboldo dal io83 al 1094, 
LXVIII Valbrunone dal 1094 al 11 00. 

SECOLO DECIMOSECONDO . 
CAPO 1. 

Veronesi si collega.no ad altri Lombardi. 



V« 



erona , che nelle quistioni fra il sacerdozio e l'impe- 
ro era stata sempre enriciana, cangia ora di sentimento, ed 



PARTE II. SECOLO XII. CAPO I. 



5j 



unitamente agli altri abitanti della Marca veronese tenta uri'' al- 
leanza cogli altri popoli della Lombardia , che proclamavano la 
libertà. Già lo splendor dell 1 autorità regia si era cominciato 
ad ecclissare sotto Corrado II: ma sotto Enrico IV V indisci- 
plinatezza delle truppe, le rapine, le violenze alienarono gli 
animi dal sovrano; il quale in Verona aveva fatto soffrire mal- *Jom%. 
trattamenti alla stessa moglie Prassede , tenuta in istretta pri- An.diG.C 
gione. E 1' esempio di Enrico V indegnamente ribellatosi al mcfi 

padre fece svanire la venerazione verso del trono, e fece sor- 
gere lo spirito di totale indipendenza. 

. Si videro allora i popoli Italiani mettersi in armi e servir- mcxvii 
sene tosto contro dei vicini, o contro quelle città colle quali 
nutrivano antico rancore. I Milanesi furono fra gP Italiani i 
più torbidi ed intraprendenti,- e nella loro collera contro di 
Como seppero interessare al proprio partito la maggior parte 
delle città di Lombardia , tra le quali Verona, che sotto le mcxix 
proprie bandiere loro inviò dei soccorsi. 

Aspera cum mullis venil et Verona vocata . 

Così cantò un anonimo Poeta Comasco contemporaneo: che 

. :, , mcxx 

lascio indovinare ai posteri, perche abbia dato a Verona il ti- . 

. . ' l Marat. Rer. 

tolo di Aspra . j t§ f y. 

CAPO II. 

Veronesi in uiscordia colle Repubbliche vicine. 



IVI orto Enrico V gli successe Lottario III, che passando 
e ripassando dalla Chiusa dell' Adige dovette farsi largo colla 
forza contro una partita di armati, che gli voleano contendere 
il passaggio. 

Verona aveva allora consoli, e questi erano un Eleazaro, 
un Odone figliuolo di Zenone, e Corrado de 1 Crescenzi . 

A Lottario successe Corrado III, che lasciò T Italia ab- 
bandonata a sé stessa, in preda a rivalità, dissensioni, e discor- 
die, massime tra confinanti. I Veronesi furono alle mani con 
quei di Padova, che dicevano di essere stato divertito 1' alveo 
dell 1 Adige in loro danno. Successe sanguinosa battaglia} ed 



MCXXXVI 



mcxxxvi. 



5l PARTE II. SECOLO XII. CAPO II. 

An. di G.C. Ottone di Frisinga , contemporaneo e non ligio a partito, dà 
mcxliii . ... . ,. 

ai nostri il vano onore della vittoria. 

I Padovani chiamarono in soccorso quei di Treviri a dan- 
mcxlif no dei Veronesi, e questi si unirono ai Vicentini, coi quali 
misero a ferro e fuoco il territorio nemico. Ma, mentre le 
guerre di là dal Mincio duravano anni ed anni , questa finì pre- 
stamente colla mediazione dei Vescovi, che esercitarono felice- 
mente V ufficio di ministri di pace : sussiste 1' atto della paci- 
ficazione. E così pure finirono pacificamente alcune vertenze 
coi Ferraresi insorte a motivo del castello di Ostiglia pertinen- 
te a Verona, di cui i nostri si erano dati a ristaurare le for- 
arci. .„ . . 

tifacazioni. 

Mentre si otteneva la pace al di fuori , v' erano rancori e 
discordie civili al di dentro , divise le famiglie in Guelfe e Gi- 
bellihe , nomi che appartenendo a due nemici casati potenti 
della Germania erano passati in Italia. E Guelfi da principio 
si denominarono quei che tenevano per la Chiesa, Gibellini 
quei che sostenevano i diritti dell'impero. I Guelfi erano per 
lo più quei del contado : Gibellini quelli della città ; ma non si 
MCh1 che ì' amor di partito non si fosse messo a disgiungere i mem- 

bri di una stessa famigiia . I Sambonifaci erano i principali fra 
i Guelfi, ed occupavano la rocca or castello di s. Pietro: e 
principali fra i Gibellini erano i Traversi o Monticali , ed i Cre- 
scenzi padroni del castello di Montorio . 

CAPO III. 

Ponte proditorio sull 1 Adige contro Federico Barbarossa. 



^CLir 



JT ederico di Ghibellinga dal color della barba detto Eno- 
barbo , ossia Barbarossa, uomo di severità inflessibile, successe 
nel trono allo zio Corrado. 

Disceso in Italia per ristorarvi l'autorità regia, e farsi co- 
ronare, si accampò con fiorentissimo esercito presso il lago ili 
Garda, di dove si rivolse contro i popoli, che sostenevano 
r indipendenza , facendo man bassa su i paesi dichiarati ribel- 
li. Andò a Roma: vi si fé 1 coronare j e ritornò in Germania 
passando per Verona . 



PARTE II. SECOLO XII. CAPO III. 53 

Non devo omettere il racconto d' un caso strano , il 
quale ci viene asserito dal sopraccitato Ottone di Frisia- Pag. 52. 
ga , delle cui parole mi servirò dando qualche lume alla no- 
stra storia. 

" Era costumanza dei Veronesi, cosi V autor tedesco, di non jr) e Q es t, 
dar passaggio per città alle truppe imperiali 5 e perciò usavano Frider. 
di fabbricare fuor delle mura un ponte sul! 1 Adige, che servisse * A 

a tal uso. Giunse Federico nel territorio veronese cogli avanzi 
della sua armata, che avea segnato la sua marcia colla desola- 
zione dell' Italia. Lusingaronsi i Veronesi di poter dividere 
quell'esercito già disordinato, e vendicar essi soli la Lombar- 
dia. Il ponte di battelli costrutto al di sopra della città fu de- 
stinato alla vendetta , ed era piuttosto un laccio teso agi' im- 
periali che un ponte j non essendo le barche legate che quanto 
bastava per resistere alla forza della corrente. Doveano enormi 
masse di legnami da farsi discendere lungo il fiume urtarlo e 
romperlo, passata una parte della soldatesca j contro cui i con- 
tadini si erano armati in massa . Errore di calcolo fé' abortire 
V impresa. GÌ' imperiali aveano affrettata la marcia per sottrar- 
si al furore degl'insorgenti, ed aveano avuto tempo abbastanza 
di passare il ponte, prima che fossero calati i travi a discior-. 
lo. Anzi molti di quei villani, che nell'impeto con cui avean 
tenuto dietro ai soldati lo aveano pure passato, rimasero sepa- 
rati dai loro compagni, e tutti furono massacrati dagl' infero» 
citi tedeschi. 

L' imperadore, che in quel punto non si trovava abbastanza 
forte per vendicarsi dei Veronesi, che doveano credersi gli 
autori dell'insidia già preparata, riservandosi la vendetta, pro- 
segui il suo viaggio verso le montagne, e rientrò in Baviera 
per Trento e Bolzano „. 

Così la racconta quello storico ( la cui cronaca è stata ri- J\ er , J ia ^ 
pubblicata da ^furatoti ), autore , come dissi , contemporaneo , e T. VI. 
che si mostra assai al fatto delle cose di Federico. Vuoisi nul- a ®* 7 2 7* 

la ostante dai nostri storici, che non un'insidia, m*i costruzio- 
ne non ben fatta, abbia dato causa alla rovina del ponte. Co- 
munque sia convenne placar Federico tanto più indispettito, in 
quanto che alla Chiusa trovato avea gente armata che v gli si 
era opposta . 



Omo Lib. II. 
Gap. 29. 

An.di G. C. 

MCLVIU 



MCLXII 



Sism. 



54 PARTE II. SECOLO XII. CAPO III. 

Gli s'inviò il vescovo Teobaldo ; e, quel che più servi ad 
ottenere la grazia della corte, una grossa somma di contante 
somministrata da un generoso nostro concittadino, che deve es- 
sere ricordato con onore , Giovanni di Monteclo . E buon per 
Verona di aversi riconciliato l 1 imperadore, perchè egli non 
istette molto a ritornar in Italia con potentissimo esercito di- 
viso in vari corpi, a punizione delle città nemiche. Soffrirono 
molto Brescia e Crema ; ed a queste città , e ad altre che non 
vollero nemico Barbarossa , abolita la dignità repubblicana dei 
consoli, diede i podestà di sua elezione. Milano , che volle far 
testa, dopo lungo assedio dovette succumbere, restando sac- 
cheggiata, abbruciata , spianata, e trasferiti altrove i suoi infe- 
lici abitanti. 

Da allora in poi nulla resistette al vincitore. Volle in ma- 
no tutti i castelli e fortezze di Lombardia: pose governatori e 
vicari in ogni provincia, che con la loro rapacità e crudeltà 
resero ancor più insoffribile il giogo a 1 popoli , che aveano in- 
cominciato ad assaporare la libertà. I Veronesi, che dopo cal- 
mato 1' imperadore non aveano avuta alcuua parte alia guerra 
di Lombardia , furono nondimeno trattati come gli altri dai mi- 
nistri regi: presentarono istanze, ma non furono ascoltati. 



CAPO IV. 



Società' Veronese, o Lega Lombarda 



mclxiv 11 maltrattamento, cui Verona non credeva di meritare, 

le fece perdere la pazienza. Quindi ella strinse una secreta al- 
leanza con Vicenza, Padova, Treviri e Venezia. Si cominciò 
dal non voler sottomettersi ai comandi dei regi ministri,- e a 
richiamar il diritto degli antichi privilegi. Federico per far ris- 
pettare i suoi ordini radunò un corpo d'armata composta dei 
suoi tedeschi, e di quei popoli Italiani che gli pareano fede- 
li, e marciò verso Verona, dove aveva delle intelligenze con 
Pilio Nichesola , ed altri cittadini del suo partito, e fece alto 
a Vigasi. Anche la Società, che si denominava Veronese , trasse 

Sardina in campagna la sua armata , ed ardi farsi incontro a Federico . 



PARTE II. SEGOLO XII. CAPO IV. 55 

Quantunque dicano i nostri storici , che con gran vigore fu 
combattuto , e finalmente spezzato V esercito di Federico , e fuo- 
ri del territorio fugato con vergogna e danno , dee credersi 
piuttosto che l 1 imperadore, non fidandosi de' Lombardi suoi 
seguaci, abbia giudicato miglior partito di non arrischiare ad 
un troppo dubbioso fatto d'armi la sua dignità. Anzi, a scusare 
la ritirata, protestò non essere venuto che a inchiesta di quei 
Veronesi, dei quali divulgò il nome; perlochè la finirono ver- 
gognosamente coli 1 ultimo supplicio. Comunque siasi , questa vit- 
toria fu dipinta dal pennello dì Paolo Fari nati , ed è nella sala 
del consiglio . 

Mentre Federico ritornato in Germania rifaceva la sua ar- 
mata , le città della Società Veronese facevano grandi prepa- 
rativi } e si appostarono le loro truppe alla Chiusa dell' Adige, 
per impedire il passaggio all' imperadore . Ma egli passò per 
]a vai Camonica, e per di là calò in Lombardia. 

Fu allora, che nel monistero di Pontida tra Bergamo e 
Lecco si tenne in Aprile la Dieta Lombarda per provvedere alla 
causa, che si era fatta comune, e a cui dava gran peso il pon- 
tefice Alessandro III dichiaratosi per gli alleati. Ivi si decretò 
di rifabbricar Milano, e si formò la gran lega Lombarda con 
giuramento di non far pace o tregua coli' imperadore , se non 
d 1 accordo di tutte le confederale città. 



An. di G.C. 

MCLXr 

Marat. 
r É. VI. 

P. 563. , e 

Dissertaz. 



T.I. P. 



49 



MCLXVII 



MCLX XI 11 

Id. An. 
T.VII.P.7. 



CAPO V. 



Pace di Costanza 



Successero, fra i popoli armati della lega Lombarda e Fe- 
derico, alcuni fatti con varia fortuna. Il fatto decisivo tanto 
celebrato dagli scrittori Italiani è quello che successe tra Lu- 
gano ed il Ticino . La battaglia fu sanguinosa, gì' imperiali messi 
in fuga lasciate ricche spoglie nel campo, e Federico istesso 
creduto morto a segno che sua moglie vestì il corruccio. 

Questa rotta richiamò a pensieri più pacifici V imperado- 
re , e dopo molte conferenze preparatorie, e congressi in diffe- 
renti paesi, ebbe luogo a Costanza il gran Trattato, in cui 






Pag. 216. 
Ari. ài G.C. 

MChXXÌV 



56 PARTE II. SECOLO XII. CAPO V. 

Federico cede espressamente alle città cT Italia tutti i diritta di 
suprema signoria, eh' egli possedeva nell 1 interno delle loro 
mura; e nel respettivo distretto tutti i diritti signorili ch'esse 
città avevano acquistato coli 1 uso o colla prescrizione, e nomi- 
natamente accordava il diritto di levar armate, fortificarla cit- 
tà, ed esercitare nel proprio circondario ogni giurisdizione civile 
e criminale. 

L' istromento di questa pace non può essere più onorifico 
per Verona , la quale vien nominata prima di tutte le altre cit- 
tà confederate, quasi ne fosse stata la principale. Un ampio 
commento su questo trattato venne fatto dal Carlini nostro 
jurisperilo. 

Cessata la gelosia ed il timore dei monarchi, le città 
d 1 Italia, che aveano preso amore al mestiere della guerra , vol- 
sero per piccole cagioni le armi 1' una contro V altra . Ed i 
nostri storici balzano fuori ogni momento con battaglie contro 
i Mantovani , Padovani , Ferraresi , e cantano vittorie di niu- 
na conseguenza. Dappoiché, chi era nemico oggi , dimani diven* 
tava alleato; per poi passar a rotture con quelli coi quali si era 
in concordia: e per lo più a motivo di confini e puntigli. 

CAPO VI. 

Lucio III convoca, un Concilio in Verona . 



x re papi onorarono Verona in questo secolo. Pasquale II , 
che vi era ali 1 occasione di un tumulto sedizioso, cha non si sa 
propriamente qual fosse: Lucio ITI, che mori in Verona,- ed 
Urbano III, che vi fu eletto. Non parliamo di Alessandro III; 
che ad onta di una scrizione a s. Maria Antica ( in caratteri 
e Ire sembrano di quei tempi, e in cui si dice aver lui consa- 
crato V aitar maggiore ), e ad onta dell 1 opinione di PanvinU , 
Ver. HI. T. Canobbio e Majfei , che mettono per certo la venuta in Verona 
III. Pag. 7 2. di q ue l pontefice con quindici cardinali, è già provato non es- 
servi stato mai; e bugiarda la lapida, che di ciò fa memoria. 
Ora Lucio III erasi rifuggito in Verona, essendosi ritirato 
da Roma insultato dai cittadini. Trovandosi nella nostra città 



ncixxxir 



PARTE II. SECOLO XII. CAPO VI. 5j 

V imperadore, moltissimi prelati e signori, il sommo pontefice 
nella cattedrale tenne un gran Concilio, che cominciò il primo 
Agosto, e durava ancora ai 4 Novembre. La costituzione ivi 
fatta, massime contro i Catari, i Patavini, i Poveri di Lione 
ed altri eretici, può vedersi presso gli storici ecclesiastici. Ivi 
si nominano conti, baroni, rettori e consoli delle città. 

Durante il Concilio vennero in Verona ecclesiastici di dif- 
ferenti paesi, eh 1 erano slati ordinati da' scismatici, chiedendo 
di essere riabilitati . Vennero pure gli ambasciatori del re di 
Gerusalemme a chiedere soccorsi contro Saladino, che facea 
gran progressi in Oriente. Ma dall' imperadore e dal papa non 
ottennero che buone parole. Arnaldo Gran Maestro de 1 Templari , 
ch'era uno di questi ambasciadori , morì a Verona; e vi mori 
pure lo stesso pontefice il dì 24 Novembre; e fu seppellito in 
duomo il giorno seguente; e tosto eletto il successore col nome 
di Urbano Ili; che diede parte della sua elezione a tutti i ve- 
scovi con una lettera data da Verona il dì 12 Gennajo. 

Il nuovo pontefice avrebbe stabilita la sua dimora nella no- 
stra città; ma stando egli in risoluzione di scomunicare 1' im- 
peradore, i cittadini lo pregarono di non farlo in Verona; on- 
de partì sul finire di Giugno dopo consacrata la cattedrale, la 
chiesa di s. Maria nelle Stelle, ed altre chiese. 



Fleury 
Lib.LXXIII 

§.54. 



Paciaudì 

Meni. 

di Mal. 

T.IIP.I65. 

An.di G C '. 
mcxxcv 



Ncxxcr r 

MCXXCVll 
Fleury 

Lib.LXXIV. 



Appendice. 



Lorenzo diacono che cantò la vittoria dei Pisani: Edelar- 
do cardinale , maestro Guidone di s. Michele , ed alcuni altri 
pochi entrano nella storia letteraria veronese di questo secolo. 
La Torre maggiore, e il Palazzo della Ragione, sono gli edifì- 
ci principali. I vescovi poi LXIX Valfreddo dal 1100 al 1102, 
LXX Bertoldo dal 1102 al mi, LXXI Sigifreddo dal un 
al n 18, LXXU Uberto dal 11 18 al 1122, LXXIII Bernardo 
dal ii2a al 11 35, LXXIV Teobaldo li dal 11 35 al n5 7 , 
LXXV Ognibene dal 11 57 al n85, LXXVI Biprando dal 1 1 85 
al 1188, LXXVII Adelardo cardinale eletto nel 1188. 



53 



TARTE II. SECOLO XIII. CAPO 1. 



SECOLO DECIMOTERZO. 
CAPO I. 

Origine della Festa di tutto il Popolo Veronese 



Au.diG.C. 

JUCCI 



Pag. 48. 



uccy i 



Mccrn 

Paris de 
Cer. 

Verci . 



V/ttanta consiglieri scelti fra quelli che professavano al- 
cun esercizio, o fra i grandi che si fossero prima matricolati 
in qualche arte, due consoli, ed un podestà eletto dal popolo, 
formavano l 1 autorità principale della Repubblica Veronese. Ag- 
giungevasi un capitano della milizia quando abbisognava muovere 
le truppe j ammenoché non vi andasse uno de 1 consoli col Car- 
roccio sopra il quale, come ho detto, con gran diligenza guar- 
davasi la bandiera della città. 

Anche al territorio si era data forma di governo subordinato 
però alla città j e le terre grosse aveano un giudice particolare ; 
e Cerea, poco dissimile da città aveva un annuo podestà, clic 
eleggevasi , quando V altro si eleggeva di Verona . E sì in Cerea, 
che in Verona lo spirito dominante era della fazione Gibellina y 
anzi se mai veniva sopraffatta nella città , questa fazione dai Guel- 
fi, ridotta a Cerea ivi eleggevasi un podestà del suo partito. 

Non si può dir tutti i danni che derivarono a Verona da 
questi partiti, massime al principio di questo secolo,- e guai 
allo sostanze, alle case, ed anche alla vita di chi succumbeva. 
Azzo da Esle , eh' era podestà , pensò di poter disfarsi di am- 
bedue le fazioni Guelfa e Gibellina , cioè Sambonifaci e 3fon~ 
ti coli , ma benché spalleggiato da molti del popolo si trovò 
impotente a tal opera. S'accomodò allora egli coi Guelfi, coi 
quali tenevano quei del contado, e rovinale le case dei Gibel- 
lini , questi bandi. Ricorsero gli esuli per ajuto ad Eccelino ,• 
detto il Monaco padre del crudele,- ed egli radunata tutta ta 
gente sua in Bussano, di là si portò a Verona; dove all' Esten- 
se aveano condotto grosso esercito i Bolognesi. Si venne al- 
l' armi, e dopo fiero combattimento riuscì ad Eccelino di scac- 
ciar il marchese e fargli sostituire Olderico Visconti milanese 
Gibellino accanito . 



PARTE Iti SECOLO XIII. CAPO 1. 5t) 

Eccelino volle, che questa vittoria della fazione Gibellina 
sulla Guelfa venisse considerata come una vittoria del popolo 
Veronese, e per dargli più importanza stabilì un 1 annua festa, 
a cui diede il nome di festa di tutto il popolo. Si vuol cre- 
dere per questa festa indicarsi solamente la corsa dei Barberi 
praticata fino quasi a 1 nostri giorni lungo il Corso, e che in 
origine cominciava fuori dalia porta di s. Croce ( dove ai tempi 
dei Veneziani i Bombardieri poi piantarono il bersaglio ), e 
passando davanti air attuai orto Gazala, continuava per la porta 
dei Rofioli , così e non altrimenti detta; e finiva a s. Fermo. 
Ma questa corsa non era che una parte della funzione, non 
potendosi il solo palio denominare la festa di tutto il popolo, né 
essendo poi il palio tale spettacolo da credersi affatto indegno da 
farsi in quaresima,- come venne decretato replicatamente, tras- 
ferito ora ali 1 ultima domenica di carnovale, ora al giovedì gras- 
so, ora ad altro giorno, dietro le insinuazioni di s. Bernardino 
quando predicò in Verona. Il suo zelo non potea prendersela 
che contro un baccanale. 

Questa vuoisi perciò credere 1' origine vera dell' annua festa 
baccanale, che ora si fa il venerdì ultimo di carnovale; che nel 
carro ( copia dell'antico Carroccio, come sopra si è detto, 
fino al i583 custodito in s. Zeno ) ed in tutto ciò che V ac- 
compagna ha l'impronta dei tempi repubblicani . Né senza ciò 
si potrebbe comprendere come i nostri storici, che parlano 
tutti dell' origine del palio , abbiano poi tutti taciuto dell' ori- 
gine dalla festa più spettacolosa dei gnocchi. Della quale la più 
antica notizia, che mi è avvenuta di trovare col nome di Ven- 
eri Casolaro è in una raccolta i5^6 in partenza di Nicolò Bar- 
barigo podestà di Verona. Una dissertazione su questo argo- 
mento riunirà tutte le prove, che possono rendere sostenibile 
la mia opinione; e si vedrà perchè si abbia fatto perder la 
traccia dell' origine di quella festa. 

CAPO II. 



An.diG.C 
Mccrm 

Statut. Ven 

Lib. I. 

Cap. 35. 

Totius 

Po pulì . 



Mosc. 
Pag. i5i. 



Saraina 
Pag. 6. 



Pag. 48. 



Fra Giovanni da Schio rettor di Verona. 



l-\ on molto tempo trionfarono i Gibellini ; la parte Guel- 
fa ebbe anche ella i suoi momenti di vittoria j e furono 



Mccxxr 



6o 



PARTE 



SECOLO XIII. CAfrO H. 



A n. di G.C. 
mccxxp i 



MCCXXVlt 



MCCXXXIU 



Paris, de 

Cerelà Ap. 

Murat. 

P. 627. 



Monadi. 
Palai'. Ap. 

Mar. 

t. virr. 

Pag, 674. 



principalmente, i deputali Guelfi di Verona , Bologna , Milano , 
ed altre città che in una chiesa del distretto di Mantova ri- 
novarono l'antica lega lombarda a difesa della libertà, promet- 
tendosi vicendevoli soccorsi. Si passò poi ad un 1 apparente ri- 
conciliazione dei partiti, e se ne fece anzi un atto pubblico, che 
ci conservò \\Sarainaj ma fu al solito di breve durata: ed Ec- 
celino il crudele figliuolo dell 1 altro Eccelino cominciò a figurar 
nella nostra patria collo spalleggiare i Gibellini ,• e fece prigio- 
niero Ricciardo Sambonifacio , ed altri Guelfi dei principali. 

Perchè questi fossero messi in libertà venne espressamente 
a Verona frate Antonio da Lisbona ( s. Antonio di Padova ); ma 
inutilmente. Ed il Sambonifacio V avrebbe finita in prigione senza 
le istanze dei rettori delle altre città della lega, e senza uno stra- 
no avvenimento, che quando non ce lo narrassero tanti rispetta- 
bili autori contemporanei avrebbe potuto passare per favoloso . 

Un certo Giovanni da Schio frate domenicano armato sol- 
tanto di eloquenza e di Religione divenne V arbitro di tutti i cuo- 
ri . Da Bologna, dove aveva messo pace fra i più invecchiati 
rivali, passò a Padova, introdottovi trionfalmente sul Carroc- 
cio, indi ad altre città, accettalo colle pia alte dimostrazioni 
come il messo di un Dio di pace. Verona fu il teatro princi- 
pale del suo ministero . 

Nel giorno vent' otto Agosto tenne adunanza di quasi un 
mezo milion di persone venule dalle varie città di Lombar- 
dia, che s 1 attendarono lungo la riva dell' 1 Adige , su cui si era- 
no formati ponti di barche da Verona a s. Jacopo di Tomba, 
fino a s. Giovanni Lupatoto . Paquàra o Paquàro vien detto 
quel luogo dagli autori di allora certamente per Aquaro o me- 
glio Quaro . Vescovi e primati, fra i quali i Da- Romano , egli 
Estensi ed i rettori di varie città coi rispettivi Carrocci, e tutti 
i Veronesi v' intervennero, appunto col vescovo e podestà. 

Ivi salito il missionario su pulpito altissimo eretto in me- 
zo alla folla, con voce sì sonora a parer tuono del cielo, fece 
un quadro spaventosissimo delle civili discordie, ed in nome 
di Dio e della Chiesa intimò ài rinunciare alle inimicizie, - e 
propose un trattato di pacificazione universale. 

Tutto si fece, ed anche nozze s'incontrarono a persuasione 
di esso frate Giovanni tra il marchese d 1 Este ed una figliuola 



FÀRTE II. SECOLO XIII. CAPO II» Gt 

di Alberico da Romano; e la memoria del pacificatore sarebbe Marat. 
rimasta a eterna benedizione, se non gli fosse venuto in capo Ant. hai. 
di farsi nominare Rettore di Verona e di altre città. L' entu- L>iss. ALI, 
siasmo de 1 popoli, che dovea poi raffreddarsi, allora v' accon- 
sentì,- ed ecco il predicatore, capo supremo di varie repubbli- 
chette d' Italia , farsi dar ostaggi dalle fazioni nemiche, mettere 
guarnigioni, pubblicar leggi e regolamenti, riformare statuti, 
dispor dell' erario, e far abbruciare pubblicamente dei primari 
cittadini accusati di eresia. 

Effimero fu il suo principato, e trovò ostacoli dove meno 
il pensava, cioè in un altro claustrale fra Giordano Forzate 
monaco fra i benedettini di Padova, che seppe smuovere i Pa- 
dovani e poi i Vicentini a sciorsi dalla sudditanza di chi si era 
abusalo del suo ministero di pacificatore. Resistette egli alla 
testa di armati, sforzo ultimo della sua eloquenza e del dena- 
ro di cui poteva disporre: ma la sua armata fu dissipata, e il 
frate stesso restò prigioniero dei Padovani. Messo in libertà e 
venuto a Verona vi fu freddamente accolto ; e, conoscendo aver 
perduta ogni influenza sugli affari politici, ritornò al silenzio 
del chiostro, crederò a piangervi l'imprudenza di aver sorpas- 
sato i limiti della sua missione. 

CAPO I(f. 

ECCELINO DA ROTEANO TIRANNO IN VERONA. 



i-curanti le scene tragico-comiche di fra Giovanni, Eze- Aridi G. C. 
lino o Eccelino da Romano ben prevedeva che i riscaldi di un mccxxxtr 
popolo adoratore durerebbero pochissimo. Di fatti, dopo la ca- 
duta di quel claustrale ardimentoso, Eccelino colle arti e coi 
mezi, che si possono vedere diffusamente indicati in Verci , 
seppe a poco a poco usurpare la sovranità sopra i Veronesi , 
Padovani , ed altri popoli di Lombardia , che pure continuava- 
no a credersi repubblicani zelantissimi della loro libertà. 

I quattro-venti, o ottanta consiglieri che formavano il se- Paris 

nato veronese, eli affidarono i poteri di podestà col nuovo titolo r f c er ' 
... . P« 029. 

di capitano del popolo. La fazione GibelUna diventò la domU 



MCCXXXV 



e* 



SECOLO XIII. CAPO III: 



Art. di G. C. 
mccxxxn 



nante, resa più forte da una guarnigione imperiale, che stava 
agli ordini di Eccelino; il quale strinse anche da se lega colle 
città di Cremona , Parma, Modana e Reggio, ad abbassamento 
di Milano, e delle altre città che componevano la lega Guelfa. 
L' imperadore Federico li accrebbe la potenza ed orgoglio di 
Eccelino col dargli in isposa una sua figlia naturale per nome 
Mccxxxrm Selvaggia, per le cui nozze si fecero in Verona feste e trionfi, 
che finirono coli 1 obbligo fatto ai cittadini di prestar giuramento 
di soggezione e di fedeltà all' imperadore , in mano del famoso 
Pietro dalle Vigne, che venne per tale oggetto in Verona, ed 
alloggiò ne\V Abazia di s. Zenone} uno dei pochi fabbricati , 
che non avevano sofferto dalla terribile inondazione, la quale at- 
terrò ponti, mura della città e case infinite j come 1' iscrizione 
sulla porta di s. Stefano . 

Questa si può dire 1' epoca propriamente delle crudeltà in- 
credibili di Eccelino , che furono esperiraentate in Vicenza, 
Padova, Feltre , Belluno, e piìi di tutto in Verona; dove basti 
sapere avere quel mostro nel recinto del monistero di s. Gior~ 
gio fatto morire successivamente undici mila Padovani per es- 
sere stata sorpresa la loro città da' Guelfi, ed essi sospetti di 
connivenza. 

Odiato da tutti, insorsero finalmente i popoli a liberarsene. 
Venne attaccato da pih parti, avviluppato di là dall' Adda, 
ferito al ponte di Cassano, fatto prigionere, e morto disperato 
in età di sessanta anni a Soncino . 

Eccelino nel principio del suo governo riformò gli statuti 
di Verona, ch'erano stati fatti nel MCCXXVIH, e poi cangiati 
da fra Giovanni da Schio . Chi crederebbe mai aver fatto in 
questi Eccelino la figura di protettore dei diritti del popolo? 



MCCJXXIX 



MCCXL 



Chron . Ver 
Pag. 636. 



MCCLTX 



CAPO IV. 

Mastino I della Scala fatto Capitano 
del popolo Veronese. 



./appena udita la morte di Eccelino, Verona, e cosi le 
altre città soggette al di lui dispotismo, scacciarono, o fecero 
barbaramente perire i satelliti del tiranno. Le prigioni vennero 



PARTE II. SECOLO XIII. CA.PO IV. 63 

aperte, e, richiamata 1' aulica costituzione con qualche leggie- 
ro cambiamento, furono eletti con voto libero del popolo i 
podestà. Mastino I della Scala cittadino veronese fu eletto a 
nostro podestà : nella qual carica essendosi diportato con uni- 
versale soddisfazione, venne anche creato capitano generale e 
perpetuo ; con che la famiglia Scaligera fece il primo passo al 
supremo potere: il quale, perchè con tirannia meno violenta, 
doveva aver più durata, che quel della famiglia da Romano. 

Si diede Mastino di lutto proposito a sedar le discordie ri- 
chiamando i banditi, a decorar la città con pubblici edifìci, e ad 
animar la mercatura coli' istituzione di fabbriche da panni: con- 
dusse i Veronesi alla vittoria, sottomettendo Trento e qualche 
castello sul Vicentino j e si fece amare e stimare da ambe le fa- 
zioni: se non che si fece scorgere per Gibellino allorché alber- 
gò con tutte le dimostrazioni di rispetto Corradino figliuolo di 
Federico II ' , il quale si portava nel regno di Napoli per ricu- 
perare il trono paterno, che gli fu miseramente commutato in 
un palco di giustizia . 

Presero occasione da ciò alcuni, che vedeano di mal occhio 
gli avanzamenti dello Scaligero, di tentar di trucidarlo in pro- 
pria casa: ma furono scoperti: e chi morì sulla forca, chi si 
rifuggì, presso il conte Samhonifacio , che a visiera calata rivol- 
se le armi, ma colla peggio, contro Mastino. Tra i suoi nemici 
merita osservazione il nome stravagante di un Pulcinella dal- 
le Carceri 

Si servì Mastino della vittoria con moderazione, procuran- 
do di riunir i partiti,- ma uno strano caso risvegliò le sopite 
discordie. Una nobilissima donzella venne violata da un giovane 
suo pari, che si esibiva riparare all'onore con isposarla. Ma ciò 
non piaceva a Scaramello de' Scaramelli il più stretto parente 
della vergine violata, e voleva la morte delio stupratore. Perchè 
Mastino si mostrava inclinalo alla clemenza, venne dal detto 
Scaramello e da altri congiurati ucciso, mentre passava dalla 
piazza delle Erbe a quella de 1 Signori. Si sonarono le campane 
della comunanza: il popolo accorso si scagliò contro dei tra- 
ditori, alcuni dei quali furon© presi, ma i capi fuggirono. 



Carli. 
Jn.diG.C. 

MCCLXU 



MCCLXir 
MCCLXF 



G. Vili. 
Lib. Vii. 
Cap. 33. 

MCCLXVll 



MCCLXXJ 



MCCLXXlì 



mcclxxfi: 



64 PARTE II. SECOLO XIII. CAFO V. 

CAPO V. 

Alberto della Scala sostituito a Mastino. 



Ai 



Iberto fratello di Mastino accorso da Mantova dove era- 
podestà arrivò a tempo di far vendetta contro dei catturati, e 
di far esiliare gli altri in perpetuo. 

Vorrei credere, che sia stato occultato in questo tempo il 
sigillo di Rodolfo d'Austria imperadore, trovato ai nostri gior- 
ni nei resti delle mura antiche della città sussistenti a casa Pin- 
demonte ai Leoni . 

La morte compassionevole di Mastino accrebbe il favor» 
dei Veronesi verso la famiglia Scaligera. Alberto venne elevato 
al grado di capitano con autorità maggiore di quella, che aveva 
il fratello: e l'estinto fu onorevolmente seppellito in un'arca 
con epitafio a s. Maria Aulica ,• ed il luogo dove fu ucciso ven- 
ne denominato, e ancora lo è, il Vólto Barbaro. 

Quando il consiglio aveva eletto Alberto erasi riserbato il 

An.di G-C. difitto dell'elezione del podestà. Ma questo diritto per amo- 

mccxxc re, o per forza, passò nello Scaligero, che si propose di cangiar 

il governo repubblicano in monarchico. Convien confessare però, 
m ce x xeni ° . l 

che 1' esterno splendore di Verona fu fatto maggiore, imper- 

ciocché aveudo Alberto assoggettati i Trentini , conquistata Riva, 
il Castel à 1 Arco , Parma, Reggio, la nobile terra d' Este , la 
MCcxcfii Badia, e con ispontanea dedizione Vicenza, e poi fattosi sue 
*,^mm,Tr Felire e Belluno, formò di Verona la capitale di un grande 
stalo, cui abbellì, dilatò, fortificò ed aumentò di popolazione 
traendovi forestieri cogli spettacoli e col commercio, massime 
col lanificio, che già fiorente fico dal secolo di Ratefiio arri- 
vò all' apice sotto gli Scaligeri, trovandosi memoria di gran 
numero di robe, cioè dì vesti da questi signori donate a fo- 
restieri. 

L' amicizia di Alberto venne ricercata dai primi signori 
d' Italia , coi quali s'imparentò. Visse nel dominio della sua 
patria ventitre anni , con somma lode e con continuo aumento di 
stalo . Mori V anno primo del secolo sussegueute, e fu sepolto con 



PARTE II. SECOLO XIII. CAPO VI. 65 

dicevoli esequie, ma non pompose a s. Maria Antica entro y g ./• 
un 1 Arca, su cui non volle epitatio. Sussiste ancora il codice T.1V.P. 88. 
dello Statuto Veronese riformato sotto di lui. 

CAPO VI. 

Morte di Mastino I ed elezione di Alberto ; secondo 

LA RELAZIONE DEL VlLLANI . 



Q 



uanto ò detto di Mastino /ed' Alberto è conforme Pag- 62. e 
a ciò, che ne dissero i nostri scrittori. Ma siccome in origine ei5 ' 

l 1 adulazione può aver avuto parte ad esaltare quei principi, e 
d 1 altronde Giovanni Villani storico di concetto racconta dif- 
ferentemente la cosa, egli die visse circa a quei tempi, e che 

conobbe Verona e gli Scaligeri, dei quali fu ostaggio, cosi 

j j- • 1 • -i • . i 1 Ist.ìAh. XI. 

credo non dispiacerà , a chi ama il vero, intendere come la sen- r XTIV 

ta l 1 autor firentino. Ecco perciò cera' ei la discorre. 

« Al tempo del grande tiranno Azolino ài Romano , il quale 

,, disertò quasi tutti i nobili della Marca Trevigiana , di Pa- 

v dova e di Verona, intorno fa da 90 anni, in Verona avea 

» un vile uomo chiamato Jacopo Fico : chi dice che questo Ja- 

r> copo faceva scale e vendeale; e da questo principio presono 

j> l'arme e il nome; e chi dice, che fu mercatante di Monta- 

» gna. Questi ebbe due figliuoli Mastino e Alberto. Quello 

» Mastino era grande e forte della persona e azzuffatore e giuo- 

» calore, ma prò valoroso e savio nel suo mestiere j e alla 

» prima fu capitano di ribaldi, seguendo Azolino a pie nelle 

» sue cavalcate. Poi, per suo franco adoperare piacendo al ti- 

» ranno, il fece capitano delle sue masnade a pie. Poi gli ven- 

7) ne in tanta grazia, che il fece quasi provveditore e dispen- 

» satore di tutte le sue masnade da cavallo e da pie . E quando 

» Azolino fu morto trovandosi in quell 1 ufficio col seguito de 1 

i) soldati si fece fare capitano di Verona, e poi si fece fare 

» cavaliere sé e Alberto suo fratello, il quale fu savio, e valo- 

» roso, e dabbene ; e cosi per la fortuna montati in istato che 

» il Mastino era signor di Verona, e messer Alberto podestà 

j, di Mantova 3 e il figliuolo del signor di Mantova messer 



3 



66 rXRTE li. SEGOLO XIIJ. CAPO VI. 

„ Botticella per messer Mastino era podestà di Verona. Avventi* 
a che certi gentili uomini rimasi in Verona,, avendo orrore 
» e invidia della signoria e tirannia del Mastino, essendo di 
» vile condizione e nascimento, e per forza e tirannia fatto lo- 
» ro signore feciono congiura di ucciderlo, e furono venticin- 
» quej e ciascuno promise e giurò di farlo. E cosi asseguirono, 
» che venendo un giorno ai palagio del Comune senza arme a 
» modo di signore, che non si prendea guardia , e giungendo in 
» sulla piazza, tutti i detti congiurati colle coltella in mano 
» ciascuno il fedì, e i 1 uccisono senza contrario niuno, e nullo 
» fu ardito di levarlo di terra. II podestà messer Botticella di 
3> presente il fece sentire a messer Alberto suo fratello a Man- 
» tova , il quale tutta la notte appresso che 1' ebbe saputo cavalcò 
» segretamente, e venne in Verona, e entrò nel palagio lascian- 
» do che tutta la cavalleria di Mantova il seguisse appresso, 
» e cosi feciono. Il podestà la mattina vegnente fece richiedere 
» tutti i buoni uomini di Verona a consiglio, e quelli medesi- 
» mi e' avieno morto messer Mastino, proponendo, che volea, 
» che la terra si riformasse a reggimento comune e di popolo. 
» E ragunato il consiglio, messer Alberto usci della camera dis- 
» armato e venne nel consiglio, e sali nella ringhiera, donde 
» tutti quelli del consiglio si maravigliarono. E messer Alberto 
» con allegro viso cominciò dissimulatamente a biasimare le ti- 
» ranni e, a male opere del suo fratello, e lodava ciò che di 
» lui era fatto , onde il consiglio era tutto contento . Ma come 
» seppono eh' erano venute le masnade da Mantova, com' era 
» ordinato il tradimento per lui e per lo podestà, fece serrare 
» il palagio e uscire fuori i fanti armati, e uccisono tutti colo- 
» ro , che aveano ucciso messer Mastino , e gittarli fuori dalle 
» finestre del palazzo . E poi messer Alberto corse la terra, e 
» fecesene signore . E perseguì tutte le schiatte di coloro e' a- 
» veano morto messer Mastino, e cacciolli di Verona. Questa 
» fu la morte e vendetta del primo Mastino » . 

Appendice. 

Rer.Ital. Paris da Cerea storico, Ardizone celebre in Jure, ed al- 

T. VUI. cuni altri ecclesiastici fra quali Pietro Rosine , ossia s. Pietro 



PARTE IT. SECOLO XIV. CAPO I. G^ 

martire, fiorirono in Verona in quel secolo, in cui si cominciò 
a studiare con metodo. I Palazzi Pretorio e de 1 Giudici , la ca- 
sa de' Mercadanti , Nuovo recinto di mura alla città e fabbri- 
cati intorno alla Piazza dell 1 erbe si eseguirono ali 1 epoca me- 
desima. I vescovi furono Adelardo II che rinunziò nel 1214, 
LXXVIII No randino dal 1214 al 1224, LXXIX Jacopo di Bra- 
ganza dal 1223 al 1204, LXXX Gerardo Cossadocca dal 1255 
al i25 9 , LXXXI Manfreddo Roberti dal 1260 al 1268, LXXXII ^f VII 
Aleardino di Capodaponte dal 1268 al 1274» LXXXIII Guido 
Scaligero dal 1274 al 1275, LXXXIV Timidio dal 1275 al 1278, 
LXXXV Bartolommeo Scaligero dal 1278 al 1290, LXXXVI Pie- 
tro Scaligero dal 1290 al 1295 , LXXXVII Bonincontro dal 129.1 
al 1298, LXXXVIII Tebaldo o Teobaldo III eletto nel 1298. 

SECOLO DECIMOQUARTO 

CAPO I. 

Bartolommeo della Scala sostituito ad Alberto I. 



Q 



uantanque libera apparisce la scelta del capitano del ■* v ■ q p 
popolo, pure, quasi il principato fosse soggetto al diritto di mccct 

successione, ad Alberto della Scala fu dato per successore il 
di lui figliuolo Bartolommeo , uomo pacìfico, e che nulla aveva 
delle virtù o vizi militari, che aveva il padre. 

Fautore della plebe, anche con dispetto della nobiltà, ama- 
to e venerato, massime dai poveri che in lui avevano un pa- 
dre, avvezzò insensibilmente i Veronesi al governo di un solo; 
e la repubblica cominciò a degenerare in monarchia. Fu corto 
il di lui principato, e dopo poco più di due anni morì com- 
pianto da tutti il di 7 Marzo, ed accompagnato da lunga prò- Mccoir 
cessione de' poveri inconsolabili fu seppellito, come aveva or- 
dinato, con private esequie a s. Maria Antica nella slessa tom- 
ba col padre. 

Si vuol succeduto sotto lui il compassionevole avvenimento 
di Giulietta e Romeo teso celebre oltremare dal primo tragico 



ììiancol. 

delle Ch. 

T. IH. 



Girar dacci 
Lib. VII. 



68 riuTE n. secolo xiv. capo ii. 

d'Inghilterra, e die rappresentato su tulli i teatri A" 1 Europa 
cavò sempre le lagrime . Viene ancora visitato da anime sensi- 
bili il sepolcro di quei supposti amanti in s- Francesco di Citta- 
della j ma imperdonabili anacronismi ed incoerenze fanno cono- 
scere supposto quel racconto romanzesco: di cui altri simili si 
spacciano pur succeduti in qucll' epoca in altre città • e parti- 
colarmente il fatto non meno commovente, che con più proba- 
bilità vien ricordato come succeduto a Bologna fra un Gieremei 
ed una Lambertazzi . 



CAPO IL 

Alboino della Scala, e Cangrande I. 



An di G.C. 

mccci r 



MCCCXI 

Mcccxir 



Jter. Ital. 

T. IV. 



J\ Bartolommeo , morto senza figliuoli legittimi, successe 
il fratello Alboino, che si prese a collega il fratello minore 
Can-Francesco , poi soprannominato Cangrande» 

Questi due fratelli non contenti della nomina del popolo , 
che poteva una' volta o 1' altra reclamare i suoi diritti, si fece- 
ro da Enrico VII crear vicari imperiali,* dopo di che quasi 
insultando a chi li aveva eletti, convocati gli anziani, i gastal- 
di, ed il consiglio, rinunziarono all'elezione di capitani del 
popolo, pubblicarono rinvestitura dell' imperadore- a cui, e a 
se slessi, fecero prestar giuramento. 

Morto Alboino restò solo Cangrande , ed elesse a collega, 
ma solo di nome, Alberto II figliuolo del defunto Alboino. 

Fu veramente magnifico il governo di Cangrande, il quale 
sollevò la sua casa ad un altissimo grado di potenza. Sotto di 
lui Verona fu capitale di stato grandissimo, e sede di corte 
principesca, e rifugio ed asilo dei primi personaggi d' Italia . 
Matteo Visconti cacciato da Milano dall' emolo Guido della 
Torre, Dante che dedicò allo Scaligero il suo poema, un'in- 
finita turba di Trubadori o Trovatori , cioè poeti j insomma let- 
terati di ogni maniera non trovarono ove meglio ricoverarsi, 
che presso il principe di Verona. Con quale generosità, e ga- 
lanteria venissero trattati questi ospiti da Cangrande merita di 
esser-e veduto nello storico di Reggio Sagacio Muzio Gazata uno 



2ARTE lì. SECOLO XIV. CAPO II. 6(J 

dei rifuggiti, che non cor.vien confondere col nostro Zagata 
vivuto da un secolo dappoi. 

Fra tanti fatti che resero glorioso, sopra quauti principi 
dominavano allora 1' Italia, il nostro Scaligero , basterà sceglier- 
ne un solo, da cui apparirà 1' elevatezza ed il valor militare di 
quell' uomo. 

I Padovani coi loro alleati portati si erano improvvisamente 
contro Vicenza; ed, avendo già sorpreso con grand' armata il 
sobborgo di s. Pietro, caricavano su i carri il bottino ivi fat- 
to. Avvertitone Cangrande a Verona, gittatosi in ispalla l'ar- 
co, che a somiglianza de' Parti spesso portava, con un solo 
scudiere corse precipitosamente a Vicenza. Cento uomini d'ar- 
mi a lui fedeli gli si unirono; ed egli, fermatosi appena a bere 
un bicchiere di vino presentatogli da una povera femmina, fat- 
ta aprire la porta diede addosso ai nemici ; e un pugno dì 
gente, ma coraggiosa, e comandata da un eroe, incusse tal ter- 
rore all' armata padovana, che tutta fu messa in fuga. Nell'im- 
peto d' inseguirla Cane si ritrovò con soli quaranta cavalieri 
tagliato fuori da quattrocento a cavallo fuggitivi, che si era la- 
sciati addietro. Ma buon per lui, che, i primi fuggiti suppo- 
sero i quattrocento essere soldati dello Scaligero; e questi s' inva- 
ginarono trovarsi fra due corpi nemici . Sicché tutta 1' armata 
padovana restò dispersa, ed i quattrocento si diedero prigio- 
nieri allo Scaligero che ritornò a Vicenza in trionfo. 

Per questo e simili tratti di valore egli fu eletto in una 
dieta a Soncino capitano della lega Gibellina; per la quale, e 
più per sé slesso, fece, ed era per fare, gran cose, quando la 
morte lo colpì in età di anni quarantauno . Lasciò ai nipoti 
Alberto già collega, e Mastino II, la signoria di Verona, Vi- 
cenza, Padova, Feltre , Belluno, e Trevigi poc'anzi acquista- 
ta, dove morì; con Salo, Este , ed un numero grande di ca- 
stelli e fortezze. Il suo corpo fu portato a Verona incontrato 
dai cittadini gementi , che ricordavano gli spettacoli , la magnifi- 
cenza, e la gloria del loro principe; sotto cui la città venne dila- 
tata ed arricchita. Fu collocato nell'arca sopra la porta di s. 3fa- 
ria Antica con epilatìo in vei*6Ì lionini. La di lui statua equestre in 
marmo fu posta sopra il mausoleo; la quale caduta nel cimitero 
al fine del secolo XVI, fu rimessa poi al suo sito nel MDCXV, 



An. di G.C. 
mcccxi y 



Chron.Ver 
Rcr. hai. 
T. Vili. 

Pag. 64 j. 



MCCCXXl X 



MCCC X X X 



Mo$c. 
Pag. 46.1, 



IP 



VARIE 



SECOLO XIV. CAPO III. 



CAPO III. 

Alberto II, e Mastino II padroni di Verona 



V Ulani. 



Mcccxxxrr 



MCCCXXXV 



An.diG.C. Indole differentissima aveano i nuovi principi. Alberto pa~ 

mcccxxxii citìco, inerte ed inclinato alla voluttà. Mastino crudele, si- 
mulatore ed emulatore dello zio nel mestiere delle armi pel 
coraggio, ma non nella prudenza. Egli sottomise Bergamo agli 
alleati j a sé Brescia, Colorilo, e poi Parma, Lucca ed il 
castello della Massa. 

Ostilità intraprese a torto, smoderatezza nelle vittorie, man- 
canza di fede agli alleati, principalmente ai Firentini a nome 
dei quali avea preso Lucca, fecero nascere una lega potente per 
fiaccar il suo orgoglio , che lo spingeva ad impacciarsi in affari 
di altre città, ed eccitare sollevazioni. 

Ed ecco il fratello Alberto tradito in Padova dal finto ami- 
co Carrara, di cui aveva tante ragioni di non fidarsi,- e dato 
Mcccxxxrti in mano ai Veneziani , che coi Firentini erano i principali di 
quella lega; ed ecco Brescia ribellata, 1 ed ecco i popoli in tu- 
multo. Pgt riavere la pace ed il fratello convenne a Mastino 
perdere tutto a riserva di Verona, Vicenza, Parma e Lucca. 

MCCCXLI ? 

Ma Parma gli fu tosto tolta dai figli di Giberto da Correggio, 
e Lucca fu poi cessa da lui per prezzo pattuito ai Firentini, 
i quali fra gli ostaggi di pace dati a Mastino avevano a lui 
mandato il noto storico Gio. Villani. Tante perdite in un uo- 
mo che non aspirava niente meno che alla conquista di tutta 
V Italia, dopo averlo reso quasi furioso gli cagionarono una 
lenta malattia, che lo trasse al sepolcro dopo ventitre anni di 
dominio, e fu seppellito nell' arca piramidale nel cimitero di 
s. Maria Antica verso la porta. Arca fattasi fare, lui vivente, 
da certo Perino da Milano architetto, di cui il nome si vede 
sulle quattro colonne del sepolcro . 

Restato solo Alberto pubblicò signori di Verona Gangran- 
de II, detto anche Canrabbioso , Paolo Alboino e Cansignore 
figliuoli di Mastino li, e di Taddea da Carrara pia donna, 
che convertì il luogo di sua abitazione al duomo in ricovero 
per gli esposti. Luogo ridotto non à guari ad uso di bagni . 



Sisifi. T. III. 

Pag. 27. 



Saraina 
Pag. 55. 



PARTE II. SECOLO XIV. CAPO IV. ? < 

Quindi queir infingardo per abbandonarsi liberamente alla 
voluttà si ritirò nel suo palazzo privato, detto il palazzo de!- An.diG. C< 
V Aquila ora Albergo delle due Torri; ove dopo un anno mori.. Mccctir 

CAPO IV. 

Cangrande II e Cansignorio . 



Ire fratelli padroni di uno stesso dominio, niuno dei 
quali aveva i talenti del padre, non potevano a lungo restare 
amici. Cangrande ( che con maritar la sorella Altaluna a Lo- 
dovico marchese di Brandeburgo aveva cercato appoggi alla fa- 
miglia; che col sopir la ribellione del fratello naturale Fre- 
gnano aveva mostrato intrepidezza e prudenza ; che collo sposar 
la nipote del Visconti arcivescovo padrone di Milano si era 
procurato un potentissimo alleato ), venne fatto uccidere a tra- 
dimento presso s. Eufemia dal minor fratello Cansignorio , il 
quale accagionando di congiura anche 1' altro fratello Paolo 
Alboino, e richiudendolo nella Rocca di Peschiera, restò so- 
lo padrone. 

La passione pel fabbricare in Cansignorio fu grandissima ; 
e più edifìci si alzarono sotto il suo principato , che «otto lutti 
gli altri Scaligeri* Fece levare i veroni di legno, che bruttava- 
no la città, la quale fece dipingere in vaga forma, dopo, averne 
addrizzate le strade. 

Promosse il traffico e l 1 agricoltura: in tempo di carestia 
provvide generosamente alla popolazione, e mantenne la pace: 
si preparò vivente il sepolcro a s. Maria Antica colla spesa di 
dieci mila fiorini d'oro; ed è quello che si trova all'angolo 
<lel cimitero. L'architetto fu Bonino di Gampellione milanese. 
Morì di trentacinque anni, e con lui finì la discendenza 
legittima dei dalla Scala; avendo poco prima di morire fatto 
soffocare col laccio nella prigione di Peschiera il fratello Pao- 
lo Alboino . 

Lasciò il principato di Verona e Vicenza ai due suoi fi- 
gliuoli naturali Bartolommeo ed Antonio, il maggiore de' quali 
non passava gli anni quindici j e li lasciò sotto !a tutela ài 



laccczxi 



MCCCLX X !' 



Paris 
de Cer 
in fine . 



71 PARTE II. SECOLO XIV. CAPO T. 

Guglielmo Bevilacqua , e di altri primi della città ; facendoli 
prima eh' egli spirasse, gridar principi alla presenza del popo- 
lo, giusta l'antica norma adunato al capitello. 

CAPO V. 

GlANGALEÀZZO VlSCONTI SI FA PADRONE DI VERONA. 



Jn.diG.C. 

MCCCXXCI 



mcccxxciì 



Mcccxxcrn 
Murai. An. 

T. Vili. 

Pag. 4'26. 

MCCCXXCIX 



MCCCXC 



Zag.T.ll 
P.I.Pag.17. 



./J nlonio della Scala imitatore del padre, per dominar solo , 
fece ammazzare il fratello Bartolommeo , incolpandone Spinetta 
Malaspina ed Antonio Nogarola . Questi rifuggitisi presso Gian- 
galeazzo Risconti duca di Milano lo eccitarono a portar guerra 
contro il fratricida, che fu assalito nel tempo stesso dal Gon- 
zaga di Mantova, e dal Carrara di Padova. Verona fu presa 
dal Visconti] e non dopo molto anche il Castel- Vecchio dove 
si era ritirato Antonio, e donde a tempo fuggì. 

Lo sciagurato ramingo andò a finir i suoi giorni sulle mon- 
tagne di Forlì j e si crede per veleno. Cessando così la domi- 
nazione Scaligera dopo cento e ventisette anni dal capitanato di 
Mastino I, e settantasette dell'investitura imperiale. 

Divenuto padrone di Verona il Visconti per assicurarsi del 
possesso edificò la Cittadella, fortificò castel s. Pietro, e prin- 
cipiò quello di s. Felice . 

Giunse intanto avviso che Can- Francesco figlio di Antonio 
stava per essere ristabilito nella signoria di Verona dal Car- 
rara , divenuto nemico al Visconti. Quella irriflessione, che 
spinse altra volta i Veronesi a passi imprudenti , li sollevò con- 
tro il presidio del duca. 

I soldati incapaci di resistere alla prima furia di tutto il 
popolo, che avea preso le armi, si ritirarono in Cittadella,- fin- 
ché vennero soccorsi . Allora apertene le porte diedero addosso 
ai cittadini, mettendo a sacco la città. Dovettero perciò i Ve- 
ronesi costretti dalla forza sottoporre il collo al giogo odiato 
del Visconti , le di cui monete coniate in Verona si trovano in 
copia grande. 

Se stiamo a Biancolini dobbiamo al Visconti il beneficio, 
o malefizio del riso, la cui semente ci fece egli avere dal 



PA.RTE II. SECOLO XIV. CAPO Y. ^3 

milanese, e le prime risaje si stabilirono alle ■vicinanze di Al- 
iai edo. Ma attenendosi con più ragione al Carli conviene di f. VII. 
più di un secolo differire la data dell' introduzione di quel gra- Pag. 216. 
no, e precisamente all'anno MDXXII. 

Appendice. 



L' amor degli studi si diffonde in Verona dietro gji scritti 
e le biblioteche di Giovanni Diacono , Guglielmo da Pastrengo, 
Mai-zagaglia , Gidino da Campagna ed altri. Gli edifìci più. 
considerabili fatti allora furono, la Torre del Gardcllo in capo 
alla Piazza delle Erbe} il Castel-Vecchio ed il Ponte, la Cit- 
tadella, dilatamento di mura, ed altre fabbriche moltissime. 
I vescovi poi LXXXVIII Tebaldo ///morto nel i33i,LXXXIX 
Nicolò dal i332 al i336, XC Bartolommeo Scaligero ucciso 
nel i338, XCI Matteo Ribaldi dal i343 al i3/,8, XCII Pietro 
di Pino dal 1348 al i34g, XCIII Gio. di Naso dal i34g al i35o, 
XC1V Pietro Scaligero che fu traslato nel 1387 a Lodi, XCV Ja- 
copo Rossi che venne a questa sede nel i388: già vescovo di Luni . 



De Rub. 
Cap. St). 



SECOLO DECIMOQUINTO. 

CAPO I. 

Francesco da. Carrara padrone di Verona 



1, 



.1 Visconti signore di gran parte d' Italia , pensava di far- 
sene coronar re, quando fu prevenuto da morte. Al figliuolo 
minore Filippo-Maria lasciò Verona con altre città. Ma Fran- 
cesco da Carrara, con pretesto di voler rimettere nell'avito do- 
minio Guglielmo della Scala figliuolo naturale di Cangrande II, 
mosse guerra al nuovo padron di Verona, e coli' armata si portò 
sotto le mura della nostra città. Ne era governatore per lo Visconti 
un Ugolino Biancardo . Di pochi giorni fu la resistenza," ed il 
sabbato diciannove Aprile alle due della notte entrarono i Car- 
raresi , ajutati dal popolo, che gridava: Evviva la Scala. Di 



An.diG.C. 
Mecca 1 

Mecca 1 1 



Jn.diG.C. 
Mccccr 



y\ PARTE II. SECOLO XV. CAPO I. 

fatti la domenica seguente fu dichiarato padrone di Verona il 
detto Guglielmo : ma la di lui signoria non durò che una notte 
e fu trovato morto di veleno somministratogli, come ognuno 
pensò, dal Carrara; che per sedar il tumulto del popolo fece 
proclamare padroni di Verona Antonio e Brunoro della Scala. 
figliuoli del defunto. Poco dominarono anche questi; ed il Car- 
rara adducendo pretesti li fece imprigionare j facendosi egli 
proclamare padrone di Verona al capitello di piazza secondo 
il costume j e calmando il popolo con far giungere opportune 
mille carra di biade, douo non piccolo nell' orrida fame che 
si pativa in quell' anno . 

Gli Scaligeri erano stati ascritti alla nobiltà veneta. Desi- 
derio di vendicarli, e pia quello di umiliar il Carrara, mosse 
i Veneziani a fargli guerra j e con essi ancora alleossi il Gon- 
zaga di Mantova. Bastò questo, perchè i Veronesi, che odia- 
vano il traditore, prendessero le armi il di 23 Giugno, intro- 
ducessero i Veneti per la porla del Vescovo, e costringessero il 
figliuolo del Carrara a ritirarsi in Castel-Vecchio, da dove il 
terzo giorno fuggì • 

CAPO IL 

I Veronesi si danno ai Veneziani . 



«lN on valse al giovane Carrara V essere fuggito, poiché co- 
nosciuto dai Villani, e preso, fu ricondotto in città, da dove 
sotto buona guardia fu mandato a Venezia . 

Colla caduta ci: Verona caddero poi le altre terre del Car- 
rarese j fra le quali Monselice , dove erano in carcere Antonio 
e Brunoro della Scala . Pensavano questi di riaver il dominio 
della nostra città,- ma già i Veronesi s' erano, almeno in ap- 
parenza, volontariamente sottomessi ai Veneziani : ed il giorno 

òahell. l . ' ...... ,. ,. 

Dee IL cinque Luglio aveano inviato quaranta cittadini vestiti di bianco 

Lib. Vili. a presentare alla capitale le insegne della città, ed a prestar 
giuramento. 

Quegli ultimi Scaligeri, trovato ne' Veneti non protettori, 
irta persecutori, furono costretti perciò =id abbandonare Y Italia 



Mccccr i 



f>AHTE II. SECOLO XV. CAPO II. ^5 

Vi ritornarono bensì per tentar replicatamente di sollevare Ve- 
rona i ma ad onta dei soccorsi del re d 1 Ungheria dai loro 
sforzi impotenti non ottennero che il bando perpetuo dagli stati 
Veneti con pena capitale,' ed alcuni Veronesi, che avevano 
procuralo di secondarli, coli' esilio o colla morte pagarono la 
pena della loro imprudenza. 

Quegli Scaligeri finché vissero, continuarono a intitolarsi 
principi, e nel i4'7 fra quelli che guardavano a Costanza il 
conclave si trova Brunoro signor di Verona. 

Allo stato torbido, in cui era stata Verona negli ultimi 
anni del secolo antecedente, e nei primi di questo, successe a 
poco a poco uno stato tranquillo . I privilegi della città ven- 
nero sanciti nella così detta Bolla d'oro, che venne unita al- 
l'ultima compilazione degli statuti ; stampati la prima volta in 
Vicenza nel i47^. Un podestà ed un capitano veneti aveano 
l'alto reggimento nel civile e nel militare; nel resto gli uffici, 



An. di G. C, 

MCCCCl X 

Mccccxrtt 



Fleury 
Lib.CIV. 



pi, sì nella città, che nel territorio, a riserva di Cologna, stac- 
cata dal Veronese , e unita al Dogado . 

Fu in quei giorni, in cui Verona respirava delle passate 
vicende che passò, e vi fu accolto con tutta onorevolezza il 
pontefice Giovanni XXIIT, che andava a Costanza al Concilio, 
uel quale fu poi detronizato . 



MCCCCXI?' 



CAPO III. 

Verona sorpresa da Nicolò Picenino. 



JL/a pace di cui godevano i Veronesi sotto i Veneziani in MccGcXX xrx 
interrotta dalla guerra, che questi ebbero contro il duca èìMilano. 

Ai Veneziani si erano uniti i Fiorentini e Genovesi; il si- 
gnor di Ferrara, ed il pontefice, per lo che questa lega prese 
il nome di sacra. Al duca di Milano si collegò il Gonzaga; e 
Nicolò Picenino o Piccinino, uomo ardito e di saper militare, 
comandava V armata nemica ; aientre 1' armata veneta era capi- 
tanata da Francesco Sforza non men famoso nell' armi . 

Successero vari fatti con varia fortuna, - ma ciò che die- 
de molto da dire fu 1' occupazione improvvisa di Verona: 



?6 PATITE II. SECOLO XV. CAPO III. 

'An.diG.C. eseguita di notte buja dal Picenino col dare la scalata alla Cif- 
mccccxxxìx tadella; dopo del quale entrò colla sua truppa il Gonzaga, a 
cui doveva essere dato il dominio sulla nostra città, ed il qua- 
le fu di fatti subito dai soldati acclamato signor di Verona. 
Sahcll Dee Ognuno può immaginarsi la confusione di quella notte in- 

III. Lib.IV. vernale che precedette il d'i 17 Novembre; tanto più che i sol- 
dati entrati per la porta Rofiolana si erano messi a dare il sacco 
ad alcune case, fra le quali a quella di abitazione della fami- 
glia del famoso Gattamelala ; eh 1 era prima di Luigi Dal Verme , 
al quale come fuggiasco era stata confiscata dai Veneziani , e do- 
nata al detto Gaitamelala . Questa è la casa in faccia a s. Pietro 
Jncarnario , che dopo essere stata della famiglia da Monte pas- 
sò alla famiglia Majfeij e che aveva d 1 intorno alcuni muricciuoli . 
Se il Gonzaga , pregato da Antonio Maggio nostro jurecon- 
sulto, non avesse impedito il saccheggio, Verona era a mal 
partito . Ma furono chiamati i soldati sotto le bandiere, e con- 
dotti contro i castelli, dove si erano ricoverati i Veneziani . 

Ed ecco il terzo o quarto giorno giungere Francesco Sfor- 
za , passati monti e vie disastrose. Penetrato colle truppe in 

castello s. Felice, e dentro la porta del Vescovo aiutato dai 

M - T IX . 

«"' ' 0/ cittadini , costrinse i nemici a ritirarsi , fattine prigionieri più di 
Pag. 104. ... . 

due mila, oltre tanti altri caduti ne\V Adige nel rompersi dalla 

calca il Ponte nuovo. Di questo fatto preziosa notizia si à nella 

dedica che Guarino fece del suo Stratone, Venet. 1 47 2 • 

CAPO IV. 

Prodigio che si volle avvenuto in Verona. 



VTrande fu l 1 allegrezza del popolo Veronese, allorché la 
mattina dei 20 Novembre si trovò liberato, quando meno lo 
sperava; e maggiore divenne quando dopo alcuni mesi si pub- 
blicò la pace; con cui Peschiera, Legnago , ed altri luoghi forti 
del Veronese, tornavano a far parte della provincia. 

Durante la guerra, lo Z agata , che scrisse del i/}54> racconta 

T. II P I av venuto il prodigio di tre Croci apparse nell' aria nell 1 atto, che 

Pag. 79. si spiegavano gli stendardi della lega dopo detta la Messa nella 



'b 



MCCCCXLI 



PAfeTE II. SECOLO XV. CAPO IV. *]>) 

chiesa di s. Giorgio presso i domenicani, ora s. Pietro martire Biartcol Ch 
nel Liceo. Ad onta che tutta la fede non meritasi quell 1 autore, T. III. 
non farò difficoltà di credere succeduta una qualche meteora che " a §* I ^7* 
abbia dato motivo a quella voce. Niuu altro scrittore però, 
che mi sia noto ne parlò. Solo fu conservata memoria di ciò 
in un atto autentico, che si trova nell' archivio di Brescia. 
Trattandosi di cosa inedita , ed interessante la storia di quei 
tempi credo bene d' inserirlo in copia conforme in questo Com- 
pendio, nuli 1 altro restandoci da dire del secolo XV. 

In Registro Provisionum Magnifici Communis 
Brixias - fol. LIX, inter cetera reperitur. 

Dominus Jes u s 
Die X mensis Madii MCCCCXLI. 



a 



onvocatis et congregatis infrascriptis D. D. abbate et 
Ancianis negotiis Communis Brixiae Prce.sidentibus etc . de man- 
dato et in presentia Magnifici Potestatis Brixiae, et in Cancel- 
larla Communis , sono botti campance more et loco solitis prò 
infrascriptis specialiter peragendis . 

Nomina quorum etc. 

Omissis etc. 

Item scientes quod omnis Victoria de Ccelo est et senlien- 
tes quod die proximo illustris comes Rusinus est monitor , ita ut 
veniat, ac perveniat Brixicnsibus , ut suum progressum , et exi- 
tum feliciter progrediatur , et quot etiam a Jìde dignis multis 
fuit scriptum etc. Cum signum Sanctce Crucis apparuerit in aere 
super Verona in sub quadam nebula albissima ac in grande 
quanlilate in directè super aliare et eccle siavi , in qua celebra- 
batur Missa et benedictio vexilli beatissimi domini Papae, Serenis- 
simi dominii nostri;, illustrium Florentinorum , ac Januentium, 
et totius Sacrce Ligce ; ac etiam ipsius domini comitis , quod di- 
cit firma stetit ab tlevatione Sancùssimi Corporis Christi 



?8, PARTE U. SECOLO XV. CAPO IV. 

4ndi G.C. usi l ue H uo Missa completa fati , ex quo in Venetiis ac Verome 
Mccccxhi factat fuerunt processione* solemnes , et ordinatum , atque san-, 
citum , quod perpetuo fiant lales processiones ad honorem San- 
ctissimae Crucis, perpetuamene memoriam talis et tanti Signi, 
in non minoris quam fuerit magni C'ons Lamini , et hoc in die fe- 
ste Sanctos Crucis HI Mensis Madii , quod e elebr abitar t et 
sequi volentes rilus , et ordines illustrissimi dominii , maxima 
c/uod Dei Omnipotentis honorem inspicerent , providere , et or- 
dinare auctoritate et consensu p ree fa ti domini patestatis , c/uod 
die dominica proxime futura fiat processio a Dovi usque ad 
ecclesiam quam novi ter fabricavit et fabricat reverendus do- 
minus Ahbas De-Verziano in Burgo S. Nazarii , in domibus mona- 
steri De-Verziano ad honorem et sub titulo S. Crucis ? - et c/uod 
omni et singulo anno fiat processio ut supra , quam solemnius 
fieri possit per Clerum et populum in die S. Crucis mensis 
Madii, visitando semper dictam ecclesiam S. Crucis: et ut res 
ordinatum sortiatur effectum eligerunt infrascriptos cives , qui 
ordinent et pra?cipiant etc. et ad effectum redigant provisionem 
et processianem antedictam . 

Nomina quorum sunt. 

D. Jacobus de Cuchis. 
Joannes de Dornado . 
Astulphus de Porcelagis. 
Franciscus de Malvetiis. 

Omissis etc. 

Die quarta mensis Septemlris MCCCX. 

Quibuscumque etc. attestor ego infrascriptus Archivista Ma- 
gnìfici Comraunis Brixiae, sicuti in praefata provisione et Consilio 
ad folium LIX extraxisse de verbo ad verbum praefatum Mira- 
culum , ita relatum ab illustri comite Rusino ut supra. In quo- 
rum fidem etc . 



L. S. 

Municipalità* 
di Brescia 



Ego C Christoni Presbyter 
Archivista me subscripsi. 



T. II. 

Pag. 62 > 



PARTE II. SECOLO XV. CAPO IV. 79 

Sulla guerra, di cui parlato abbiamo finora, scrisse un coni- R osm . Vita 
mentano, lo stesso secolo, Giorgio Bevilacqua Lazize , col titolo ài Guar. 
di Sloria della Guerra Gallica,- cosi detta dal paese ( anticamen- 
te Galli a Cisalpina ) che fu teatro dei combattimenti. Il MS. 
dcv' essere in casa Muselli. 

Appendice. 

Siamo arrivati al secolo delle lettere: i Greci venuti in 
Italia presa Costantinopoli da 1 Turchi , e 1' invenzione della stam- 
pa ne furono il gran movente . Noi possiamo contare fra i nostri 
i gran luminari Guarino, fra Giocondo , Isotta Nogarola, Gio- 
vanni Panteo e tanti altri. Il primo libro che si conosca stam- 
pato in Verona è la Batracomiomachia di Omero tradotta da 
Sommari» a , in 8.°, i47° • J3 Cendrata ebbe il merito di stam- 
pare da lui corretto il Giuseppe Ebreo nel 1480, edizione raris- 
sima. Tra gli edifìci si annoverano il castello s. Felice , la Sala e SopVa*. n 2. 
Loggia del Consiglio, il Monte di Pietà, le Beccherie ed altri. 
I vescovi sono XCV Jacopo Rossi morto nel i4o6, XCVI An- 
gelo Barbarico dal 1406 al 1408, XCVII Guido Memo dal i4°9 
al i438, XCVIII Francesco Condulmiero dal i438 al i453, 
XCIX Ermolao Barbaro dal i453 al i47 J » C Giovanni Mi- 
cheli eletto il 147 1 • 

SECOLO DECIMOSESTO 

CAPO I. 
Lega di Cambrai. 



JLJa Repubblica Veneta sotto cui riposava Verona, era ar- ^ iq p 
rivata al sommo della grandezza e potenza. Ciò destò la gelo- mdi 

sìa dei principi ; ai quali si uni il sommo pontefice, reclamante 
alcune città, che i Veneziani gli aveano tolte. A loro danno 
impertanto si fece quella confederazione sì celebre nelle storie 
sotto il nome di Lega di Cambrai. nella «juale con secretezza 



S(ì PARTE IT. SECOLO XVI. CAPO I.' 

An.diG C. convennero quasi tutti i potentati di Europa al parteggiamenlo 
Morii intero degli stati della repubblica in fra di loro; con che Ve- 

rona era destinata all' imperadore Massimiliano I . 

Cominciate le ostilità si diedero i Veneziani a fortificare 

MDV III 

le loro città per lungo tratto fuor delle mura; e si fecero pas- 
sare in Verona frati e monache dei sobborghi. 

Intanto i Veneziani furono pienamente sconfitti a Ghiara 
(VAdda. Quei che restarono salvi da quel macello si ritirarono 
sopra Verona inseguiti dai vincitori. Temendo i cittadini di 
assedio non permisero ai fuggiaschi di entrare; e questi dovet- 
tero passar 1' Adige sopra un ponte di barche in vicinanza di 
Tomba , e si attendarono fuori in Campomarzo . 

Era per nascere un serio affare tra 1' armata veneta raccoz- 
zata colà, che marciava coi cannoni in pronto contro la città, 
per volervi alloggiare, e tra i cittadini a suon di campane ra- 
gunati sulle mura a impedirne l'ingresso, quando la in allora 
prudente repubblica veneta mandò a sciogliere i Veronesi del 
giuramento; il che pur fece colle altre città, lasciandole in 
balìa di sé stesse, togliendole così al pericolo di parer infedeli, 
e richiamando tulle le sue forze a difesa della capitale. 

CAPO II. 

Verona sotto Massimiliano I. 



^Abbandonati i Veronesi a sé stessi , fatta convocazione del 
consiglio, e di quanti altri cittadini aveano grido, non nel luo- 
go solito che non poteva essere capace di tanti, ma nella chie- 
sa di s. Anastasia , fu presa parte d' inviar ambasciadori al re 
di Francia, che coli' armata vittoriosa era arrivato fino a Pe- 
schiera. È là dove si seppe Verona essere pattuita all'impera- 
dorè: il di cui ambasciadore , ch'era al campo, ritornò coi 
Guicciard. nostri, accolto fra acclamazioni alla porta del Calzato; e prese 
Lib. Vili. alloggio nell' ordinaria residenza del podestà. 

a »' ° ' Giorgio Dfeydéck vescovo di Trento giunse fra poco, come 

luogotenente di Massimiliano; e dopo non molto Massimiliano 
stesso, a cui fu prestato giuramento di fedeltà. 



PARTE II. SECOLO XVI. CAPO II. 8l 

Massimiliano restituì l'uso della zecca, cessalo per artifi- 
cio del Carrara; che nel suo ingresso lasciò saccheggiar quel 
locale, onde non si coniassero monete scaligere. 

Fra le monete coniate sotto 1' imperadore si celebra quella, 
che ha per motto Verona Civitas Metropoli*, fatta o a similitu- 
dine di qualche altra antica medaglia , o per pensiero del nuovo 
principe di farla capitale dei nuovi stati , eh' egli voleva acqui- 
stare in Italia . 

Colle poche truppe imperiali, che presero il possesso della 
città, vi vennero per presidio Franzesi, ai quali fu data la guar- 
dia della Cittadella j e Spagnuoli , che diedero il nome al quar- 
tiere che abitavano in s. Zeno ,• ed un miscuglio di masnade , 
che pareano venute a distruzione degli abitanti. Vedasi il qua- 
dro luttuoso, che ne fa Rizzoni scrittore contemporaneo, il 
quale non risparmia il luogotenente imperiale, ed i consiglieri. 

Si aggiunga a quei mali la peste, che rapì i3ooo abitanti, 
la fame, 1' inondazione, e poi un freddo tale da agghiacciare 
il fiume. 

Durante la guerra Verona fu replicatamele assalita dai 
Veneziani; coi quali si era riconciliato il pontefice, e, diciam 
così, la fortuna. 

Ma la città bravamente difesa non cesse, sofferendone in- 
tanto non meno i cittadini dai nuovi padroni, che i miseri con- 
tadini e dalle scorrerie degli antichi padroni, e dalle sortite 
de 1 nuovi. 



Dionisì 
Gap. XIV. 



Guiccìa-rd. 
Lib. Vili. 
Pag. 5ao. 



Zag. T. II. 
P.I.P.iaS. 

An.diG.C. 

MOXII 



CAPO III. 

Verona consegnata agli Spagnuoli. 



JL/opo otto anni di crudel guerra si cominciò a parlar 
di pace; ma i trattati non mai venivano a termine: e la cagio- 
ne ne era Verona. 

L 1 imperadore non voleva concordia se non ritenendo que- 
sta città, che gli presentava una porta sempre aperta in Italia } 
oltre di che non pareva decoro il restituirla; ed i Veneziani 
ostinatamente ne volevano la restituzione, non credendosi mai 

6 



MDxn 



An.diG.C. 

MDXVII 



S2 PARTE II. SECOLO XVI. CAPO III. 

senza questa padroni in terra ferma, ed offerivano di pagare 
incciara. ^ er riaverla quantità grandissima di danari. Dopo lunghe di- 
scussioni per salvare l 1 onore di Cesare fu accordato, che Ve' 
rona passerebbe in mano del re di Spagna, da cui sarebbe 
consegaata ai Franzesij e da questi ai Veneziani, che avreb- 
bero perciò sborsato ali 1 imperadore cento mila scudi d'oro. 

Il dì tre Gennajo Bernardo vescovo di Trento giunse in 
Verona, si portò ad alloggiare nel C aslel- Vecchio , ed il gior- 
no io chiamata una persona per famiglia nella pubblica piazza 
fece annunziare come V imperadore donava Verona al re di 
Zas 1 e. Spagna, e che perciò i Veronesi restavano liberi del giurarnen- 
Pag. 190. to di fedeltà. 

Ed ecco per giro politico, e per mera formalità, Verona. 
divenuta anche spagnuola; e ciò per sei settimane, sotto essa 
vescovo di Trento, che da rappresentante di Cesare con creden- 
ziali di Spagna poi era addivenuto rappresentante di quel re. 

Insorsero nuove discordie intorno al giorno, in cui si do- 
veva far la consegna al signor di Lautrec generale del re di 
Francia, che doveva poi dar la città ai Veneziani , e pe- 
ricoli non leggeri da parte della guarnigione che dimandava 
denaro o il saccheggio della città ; ma tutto poi fu sedato con 
gravi esborsi fatti dai cittadini. Per finire ulteriori discordie 
senza aspettare il compimento delle sei settimane fu consegnata 
la città il giorno quindici Gennajo ai Lautrec , che ne fece im- 
mediatamente cessione in mano di Andrea Gritti pei Venezia- 
ni,' terminando quella terribile lega con gloria della repubblica, 
che, se non tutta, potè conservar la maggior parte ed il me- 
glio degli stati suoi . 

CAPO IV. 

Verona ritornata ai Veneziani . 



JAitomò, con giubilo universale dei cittadini, sotto i Ve- 
neziani la nostra città j ma perde in tal incontro i quattro vi- 
cariati di Ala, Avio , Brentonico e Mori, che dalla provin- 
cia Veronese passarono a far parte della trentina in quanto al 



VXKtt II. SECOLO XVI. CAPO IV- 83 

teimporale; che in quanto allo spirituale fecero parte della dio- 
cesi Veronese fino agli ultimi anni del vescovo Moroslni. 

Perdette altresì la città alcuni privilegi concessi nella prima 
dedizione dalla repubblica veneta: e si vide atterrare case, -An-di • c 

.... . . MDXFllt 

chiese, monasteri, giardini, ed anzi gli alberi stessi della cam- 
pagna un miglio per tutto al di là delle mura, cosa già co- Moxrx 
minciata a farsi al principio delle ostilità. Ma ciò che più dis- 
piaceva ai buoni cittadini si era la divisione introdotta nelle 
famiglie da due fazioni formatesi durante la guerra , che aveano 
preso il nome dalle famiglie di due caporioni. Una detta dei 
Martelosi , ed erano i più: tenevano pei Veneziani. L'altra 
dei Marani: erano per V imperadore. Siccome questa disparità 
di pensare era entrata negli stessi membri del consiglio, ciò 
diede luogo ad una riforma; voluta d'altronde da mire politi- 
che di sminuire 1' influenza del popolo. 

La guerra, e tanti disastri che P accompagnarono, fece che 
la popolazione, la quale superava al principio del secolo i 40000, 
al ritornare sotto i Veneti non oltrepassasse i 25ooo. 

Nella quiete, che si ristabilì a poco a poco, in meno di mdlxxk 
cinquant 1 anni , cosa mirabile e pruova della bontà dei nostro 
clima, la popolazione si raddoppiò; anzi giunta era ai 60000, 
quando ad onta delle attenzioni dei cittadini , che messi si era- 
no alle porte per riconoscere le fedi di sanità, la pestilenza dei 

. . . . , Tr , • 1 ,- r.- • Mosc - 

paesi vicini passo a V erona , e rapi un qninto degli abitanti. Pa^. 434. 

Con tutto ciò la popolazione nel i5gi aumentata si era 
di nuovo, e sul finire del secolo era risalita al numero di cin- 
quantaquattro mille persone e più. ia.Pag.44 1 ' 

CAPO V. 

Api maravigliose. 



IL 



n caso notabile succeduto nella nostra città intorno al- 
le Api non devesi omettere; su cui non lasciò alcun dubbio 
V autorità d 1 Agostino Gallo scrittore quasi conterraneo , e che 
stampò le sue Giornate. deW Agricoltura poco dopo succeduto 
il fatto . 



$4 PÀMÉ II. SECOLO XVI. CAPO V. 

An.diG.C. Ecco in qual modo «gli lo narra nella decimaquintà 

MDhxri Giornata : 

» Due sorelle cieli 1 eccellente dottor di legge M. Bartolonl* 
meo imitali furono seppellite a s. Croce ( chiesa già dei Cappuc- 
cini , ed ora ad uso profano ) . La prima era morta dell' età di dieci 
anni del i558, e posta in una cassa uguale a terra con 1' arca so- 
pra ; l'altra dell' età di sedici anni, ed ivi seppellita nel i563 
ai 29 Agosto. 

Furouo collocate talmente, che stavano non supine, ma in 
fianco faccia a faccia- Serrata quella cassa, e racconciata l'ar- 
ca, vi entrarono le Api a poco a poco per una fessura del muro, 
che rispondeva al giardino della chiesa, al qual muro detta arca 
appoggiava: e si annidarono frammezo alle dette vergini di manie- 
ra, che moltiplicando si stanziarono fra la cassa e la superficie 
dell' arca j finché un fulmine ai 26 Maggio i566 l'aperse senza 
lesioue alcuna di tutte le Api, né di quei corpi. Laonde re- 
stando scoperta apparve gran quantità di favi ricchissimi di me- 
le, cosi intorno a' detti corpi, come dalla sommità della cassa 
fino alla superficie dell'arca. Voleva il curato di quella chiesa 
levarli, e non so chi gli si oppose ; ma il tutto fu poi aggiu- 
stato dal vescovo con soddisfazione di tutta la città, dopo una 
dotta Orazione dell' eccellente dottor Fabio Nichesola fatta in 
onore di auegli stupendissimi animali, e delle vergini là sepolte» . 
Cosi Agostino Gallo , il quale ritenuta V opinione , che le Api 
fuggono da' luoghi di mal odore, attribuisce quasi a miraco- 
lo questo fatto, e come un testimonio della santità di quelle 
vergini . 

Cap. VII. Il Menochio nelle Stuoje alla Centuria prima riferisce il 

fatto medesimo ; e lo fa servire come di commentario a quelle 
Api, che fecero il mele in bocca del leon di Sansone . Il cre- 
dere quei corpi dal tempo consumati, diseccati, e quindi resi 
senza odore cattivo, è forse la migliore interpretazione di que- 
sto fatto, che non lascia però di avere del maraviglioso. 

Appendice. 

Fra i tanti letterati che illustrarono Verona in questo seco- 
lo in ogni genere di sapere basterà nominare Girolamo Fracastoro A 



PARTE II. SECOLO XVII. CAPO I. 85 

Onofrio Panvinio e Giulio Cesare Scaligero , nomi che per sé 
soli bastano per un elogio. Le Accademie dei Filo limi , Filarino- Corte T.IL 
mei ed altre cominciarono allora; e Gabriele Saraina fu il pri- Pag. 7 I ^ < 
rao a scrivere la storia patria. Gli edifici furono le mura, 
ultimo recinto de 1 Veneziani, il Tempio perittero della Ma~ 
donna di campagna ed altre chiese e palazzi , disegno del gran 
Sam micheli . Anche il gran Paolo fiorì in quel secolo . I vesco- 
vi furono C. Giovanni Micheli che mori nel i5o3, CI Marco 
Cornaro dal i5o3 al i524, CU Giovammalteo Gibcrti dal i524 
al i543, CHI Pietro Lippomano dal i543 al 1548, CIV Luigi 
Lippomano dal i548 al i^5S y CV agostino Lippomano dal i558 
al i559, CVI Girolamo Trevisano dal i56i al i56a , CVII Ber- 
nardo JYavagero dal i562 al i565, CVIII Agostino Valerio 
eletto il i565. Fra Agostino Lippomano e Girolamo Trevisano , 
si mette nei catalogi vacanza di sede. Pure dovrebbe mettersi 
in serie Marcantonio Da Mula, o d' Amulia . Perchè non sia 
venuto alla sua sede, e quindi non nominato dai nostri storici, 
veggasi nella continuazione del Fleury . 



Lib. LXXII 
$. 4*. 



SECOLO DECIMOSETTIMO 

CAPO I. 

Veronese Teatro della Guerra. 



L ace godevano le nostre contrade sotto la Repubblica Ve- j if s-> 
lieta,- ed alcune questioni con Roma, che aveano dato luogo mdcvi 

ad un Interdetto , erano state sopite, quando l'estinzione del ramo mdcfii 
Gonzaga dominante in Mantova strascinò i Veneziani alla guer- 
re. Il duca Carlo di ftfevers come parente più prossimo aveva 
preso possesso di quel ducato: 1' imperadore negava di darglie- MDCzxrm 
ne l'investitura, e se la prese anche contro i Veneti, che ri- 
conoscevano quel principe. 

Tutto fu in movimento: Verona era la più esposta. Si vi- 
sitarono le mura: si trinceò dinanzi alle porte, e fuor dei ca- Mosc. 
stelli: si somministrarono carrette, e guastadori; ed i cittadini * a §' 49* 
si armarono a difesa della città, fatta piazza d'armi. 



86 PARTE II. SECOLO XVII. CAPO II. 

An. di G. C. k 1 armata veneta era a Valeggio , e tentava di occupare 

mdcxxx alcuni luoghi vicini nel Mantovano. Si azzuffò coi Tedeschi, ed 
ebbe la peggio ; perlochè si ritirò con precipizio, e lasciò 
Valerio a discrezione dell'inimico. 

Era il giorno del Corpus Domini, e si faceva in Verona 
la solita processione, quando i soldati fuggitivi entrando in cit- 
tà portarono la confusione ed il terrore v , annunziando l 1 avvici- 
namento dei Tedeschi vittoriosi e numerosissimi . Si sonavano le 
campane a martello, ed i cittadini armati si portavano alle mu- 
ra, quando giunsero nuove replicate, i nemici non avvicinarsi 
altrimenti, ed essersi contentati del saccheggio di alcuni paesi 
al confine. 

Colla presa di Mantova messa barbaramente a saccomanno, 
e coli 1 umiliazione del duca, ritornò a brillare la pace; ma piìi 
terribile castigo si provò in quel tempo, ed in ispecial modo 
lo provò Verona ; cioè il gran Contagio. 

CAPO IL 

Gran Contagio. 



J_Je nostre memorie non ci presentano una pestilenza pia 
fiera di quella che avvenne in questo secolo, e che col titolo di 
Gran Contagio è stata descritta dal medico Francesco Porta; 
i63^r W uno di quelli, che seppero garantirsene. 

Si vuole che il malore sia venuto in Italia coli' armata te- 
desca. La prima provincia della repubblica ad esserne infetta 
fu la Bresciana. Di là fu portato a Verona da un soldato che 
mori in cinque giorni in una camera a pigione nella contrada 
di s. Salvar Corte regia il dì 20 Marzo . 

Quelli che maneggiarono le sue spoglie in breve morirono, 
con altri che là abitavano, al numero di undici. 

Sul sospetto se questa morte attribuirsi dovesse o no a pe- 
stilenza si fé' consulta di medici,- e quelli fra essi che sana- 
mente opinarono per 1' affirmativa restarono quasi vittima del 
popolo pazzo, che non vuol sentire cose spiacevoli. Si verifi- 
carono pur troppo le predizioni; ma nuove opposizioni s'in- 
contrarono quando si trattò di abbruciare masserizie, seque- 



ln8.°Ven 



PARTE II. SECOLO XVÌI. CAPO II. S7 

strare persone, chiudere contrade. Tutte le misure forti, che An.diG.C. 
abbisognavano non si presero, perchè giovava a qualcuno Pini- mdcxxx 
pedirloj oltre di che, essendovi passaggio di truppe, le regole 
sanitarie erano senza forza . 

Il male irreparabilmente si dilatò ; e quasi abbandonato a 
sé stesso durò fino alla fine dell'anno. 

Non potendomi distendere nella luttuosa descrizione, che Gran Conu 
non senza raccapriccio può leggersi nel sopraddetto Porta, qui Pag. 60. 
basterà mettere la Tabella contenente la descrizione degli abi- 
tanti della città e sobborghi fatta nel MDCXX VII, col confronto 
di quella fatta nel MDCXXXI nel mese di Gennajo , da cui 
apparisce come di circa 535oo persone, quasi 33ooo perirono; 
il che aggiunto ad alcuni altri morti successivamente per una 
conseguenza della peste fa vedere rapiti presso che due terzi 
degli abitanti. 



SS PARTE II. SECOLO XVII. CAPO Ztb 

CAPO III. 

Anagrafi comparativa prima, e dopo il Contagio. 



An.diG.C. 

MDCXXX 













Cioè 




Contrade 


Erano 


Mori- 


Resta- 












rono 


rono 


Uo 

mini 


Don- 
ne 


Fan- 
ciulli 


S. Andrea .... 


IOOO 


704 


296 


122 


126 


48 


Abbadia di Bra . . 


643 


336 


307 


io5 


i58 


44 


Santi Appostoli . . 


785 


447 


338 


127 


162 


49 


S. Agnese extra . 


9 i3 


576 


337 


120 


i38 


79 


Avesa 


9 3 ° 


536 


3 9 4 


162 


i65 


67 


S. Benedetto, s. Egi- 














dio e s. Salvator 














Vecchio .... 


i7 5 7 


887 


870 


3o9 


384 


177 


S. Cecilia .... 


3i5 


178 


i3 7 


5o 


63 


24 


S. Croce .... 


1252 


6.6 


636 


211 


286 


i3 9 


S. Eufemia . . . 


656 


438 


218 


81 


96 


4- 


La Fratta . . . . 


949 


520 


429 


169 


190 


70 


Feraboi e Colomba. 


843 


3i5 


528 


192 


220 


116 


Ss. Fermo e Rustico , 














e s. Sebastiano . 


1739 


986 


743 


320 


3i 7 


106 


S. Giovanni in Foro . 


3S 7 


188 


»99 


76 


92 


3i 


S. Giorgio .... 


863 


701 


162 


78 


72 


12 


S. Giovanni in Traile . 


IOOO 


5io 


490 


i6g 


227 


99 


Isolo di sotto . 


I2l3 


723 


49° 


2o5 


235 


5o 


Isolo di sopra 


107 I 


587 


4«4 


181 


257 


46 


S. Lucia extra 


5oo 


27 1 


229 


48 


76 


io5 


S. Martin al Quaro . 


5 9 8 


332 


266 


101 


n3 


52 


S. Michele a Porta . 


700 


4.4 


286 


107 


102 


77 


S. Matteo in Cortine 


55o 


2 97 


2 53 


88 


io3 


6 2 


S. Marco .... 


676 


269 


407 


»49 


178 


80 


Mercato Nuovo . . 


778 


488 


290 


i-»3 


122 


45 


S. Maria Antica . 


857 


495 


362 


i35 


1S1 


46 


S. Maria in Chiavica 


i34o 


1080 


260 


XI 9 


1 12 


29 


S. Maria in Organo . 


1 io5 


772 


333 


119 


i83 


3i 


S. Michele extra 


i7o5 


843 


86a 


358 


3 2 5 


J 79 


Ss. Nazaro e Celso 


3l22 


2234 


888 


3 2 4 


388 


176 


S. Nicolò .... 


7.48 


499 


249 


97 


124 


28 


Ognissanti .... 


1882 


"99 


6S3 


232 


33 1 


120 


S. Pietro Incarnano . 


1674 


94o 


734 


2 S4 


3 2 6 


124 


Pigna 

Somma . 


58a 


3o3 


279 


'- 27 


u5 


37 


33i23 


19684 


13439 


5o83 


^1 \ 


238 9 1 



PARTE II. SECOLO XVII. CAPO III. 



8 9 













Cioè 




Contrade 


Erano 


Mori- 


Resta- 






















rono 


rono 


Uo- 
mini 


Don- 
ne 

164 


Fan- 
nulli 


Ponte Pietra . . 


ioo5 


666 


33 9 


164 


II 


S. Paolo di Campo 














Marzo .... 


3o63 


1953 


ino 


476 


3 9 6 


2 38 


Ss.Quirico e Giovila . 


8 9 3 


5 79 


3i4 


i3i 


i3i 


52 


Quinzano .... 


S6 2 


426 


436 


169 


169 


98 


S. Salvator Corte re- 


463 


2 97 


166 


102 


fei 


12 


gi" 














S. Stefano .... 


2621 


1675 


94« 


3 9 o 


3 9 o 


166 


S. Silvestro . . . 


•2267 


ia88 


979 


4o5 


4o5 


169 


S. Tommaso App. . 


1042 


6 2 5 


417 


172 


170 


75 


Torre sei e Tomba . 


740 


457 


283 


;o3 


io3 


77 


S. Vitale .... 


2745 


«96. 


7 8 1 


396 


2 99 


189 


S. Zeno in Oratorio . 


996 


5 97 


^99 


i65 


145 


89 


S- Zeno Maggiore e 














Beverara . . . 
Somma . 


3 7 i3 


2687 


\oiQ 


3 9 8 


3 9 8 


23o 


20410 


i3ai 1 


> l 99 


2971 


2822 


i4©6 


Somma della pag. 88 . 
Somma totale . 


33ia3 


i 968 \ 


.3439 


^08 3 


-967 


.38 9 


53533 


32895 


20Ò38 


8o54 


4789 


3 79 5 



An. diG. C. 

MDCXXXI 



Questa Tabella fu prima stampata da Porta con non pochi Cron. /.ag, 

, »• * • 1 • . ii » T. IL P. 1. 

errori j e perciò mancoum nel ristamparla la omise per meta. 

Io ho potuto in qualche modo rettificarla su correzioni a 
mano in una copia del Pona che mi è accaduto vedere. 

Si osservi che qui non parlasi delle numerose truppe che 
allora trovavansi in città. Né posso assicurare se gli Ebrei sie- 
no compresi negli annoverati della contrada di s. Tommaso 
Appostolo. 



go PARTE II. SECOLO XVII. CAPO IV. 

CAPO IV. 

Catàrino Davila ammazzato a s. Michele. 

Aid'GC lN ella scarsezza di avvenimenti, non dispiacerà che io 

mdcxxxi chiuda questo secolo con due aneddoti curiosi conservatici dal 
Moscardo. Il primo è la relazione dell' infelice morte toccata 
poco lungi da Verona ad uno dei migliori storici, che abbiano 
scritto in italiano, Enrico C atarino Davila celebre per la sua 
Storia delle Guerre Civili di Francia . Ecco come viene rac- 
contato il caso dal nostro storico contemporaneo. 
p a g, /q 0# Era Catarina governatore in Brescia. Finito il reggimento 

passava a Padova; perlochè si fermò colla famiglia ali 1 osteria 
di s. Michele in campagna . Conducevansi le sue robe con carri 
somministrati dai Comuni , con mandato ed ordine del generale . 
Si portò dal Davila certo Turco , a cui era stato comandato pel 
trasporto j e con parole imperiose si mise a contendere. Colte 
buone fu fatto sortire dall' osteria quell 1 impertinente,- con dirgli 
che l'ordine era del generale, ma che se non voleva obbedire 
tralasciasse pure. Da li non molto ritorna il Turco con altri 
della sua coadizione, tutti armati , che dimandano di cena- 
re nella stanza medesima, ove si metteva a cenare il Davila. 
Egli, che aveva in quella stanza moglie e figliuoli , fece qualche 
risentimento sull' indiscretezza di chi non voleva passare ad al- 
tra stanza offerta dall' oste. La risposta del Turco fu un archi- 
bugiata, seguita da altre dei suoi compagni, con che il Davila 
col suo cappellano restò morto , e altri feriti . Un dei figliuoli 
dell' estinto fu abbastanza intrepido per trafiggere con una stoc- 
cata quel feroce, i di cui complici presi la mattina seguente e 
condotti a Verona furono immediatamente appiccati ; e poi uni- 
tamente al cadavere del Turco appesi ad altre forche a s, Mi- 
chele presso il luogo del delitto. Nella chiesa della Madonna 
di campagna fu poi seppellito esso Davila dinanzi all' altare 
di Cristo flagellato, ma senza memoria alcuna. 






PARTE IL SECOLO XVII. CAPO V. 91. 

CAPO V. 
Pietre con fuochi cadute dai- cielo sul Veronese. 



altro aneddoto è quello di alcune pietre cadute dal An.diG.C. 
cielo. I troppo critici negli ultimi secoli negavano la pioggia MDCXLrur 
di pietre, e mettevano in canzone gli antichi che lo raccontava- 
no. Ai nostri giorni sembra, che la natura voluto abbia smentire Lancellot. 
quegl' increduli col farne cadere più dell'ordinario. Senza ciò 
la caduta di pietre nel nostro territorio era un fatto , che sen- 
za il più stolido pironismo non potea mettersi in dubbio. 

Sentasi ciò che scrisse e stampò il Moscardo in Verona 
pochi giorni dopo quel fatto, avvenuto a poche miglia dalla cit- 
tà, e notorio a tutti i cittadini ai quali dedicò la sua Storia. 

« In qnest' anno a ore cinque della notte del martedì ve- Pag. 55^. 
» nendo il mercoledì 20 Giugno, mentre si trovava il cielo se- 
» reno comparvero dalla parte di occidente diversi fuochi 
» nell'aria, ed uno particolarmente maggiore degli altri nella 
» forma di un trave, con raggi che all' occhio si distesero per 
« molte miglia, rendendo maggior luce del sole nel mezo gior- 
» no. Questo dopo aver fatto un orrido e spaventoso rumore 
» vomitò tre pietre, la maggiore grande quanto è uno staro, e 
» l'altre minori. Cadde la prima nella villa del Vago, non 
» molto lungi da alcuni miei beni, e le altre due sopra li monti 
» di Lavagno; e per la veemenza del fuoco, e della caduta, 
» quella nel piano si profondò nel terreno un piede e mezo, 
» e quella nel monte fece altrettanta impressione nello scoglio. 
» Il rumore, che conquassò e fece crollare le case fu sentito 
» dalla maggior parte della città e del contado, e molti, che in 
» quell'ora viaggiavano verso la città e videro li fuochi, resta- 
» rono atterri ti $ ed alcuni ch'erano a cavallo caddero a terra 
» spaventati insieme coi cavalli. Le pietre sono molto pesanti: 
» nell'esterno coperte di una corteccia nera, dura, che col 
» focile rende assai fuoco. Nell'interno sono di color cineric- 
» ciò, fragili, ripiene di miniera di fuoco; avendone fatto espe- 
» rienza colla calamita, trovo che posta sopra piccoli fragraenti 



§1 PARTE II. SECOLO XVIII. CAPO I. 

An.diG.C. " levati dai grossi pezzi, che nel museo conservo, li attrae. 
MDCXLriii » Vedesi in esse anche altra miniera, che al colore sembra 
» argento » . 

Appendice. 

Fiorirono in letteratura Francesco Sparavieri , Luigi Nava- 
rino ed altri,- e, benché morti nel secolo susseguente, in questo 
secolo si fecero conoscere coi loro scritti il cardinale Noris e 
Francesco Bianchini. Il nobilissimo Palazzo della Bra giusta un 
disegno, si crede già fatto dal Sammicheli , fu comincialo ma non 
compiuto. I vescovi furono CVIII Agostino Valerio fino al 1606 , 
CIX Alberto Valerio morto nel gran contagio i63o, CX Mar- 
co Giustiniani dal i63i al 1649 > CXI Sebastiano Pisani I dal i65o 
al 1668, CXII Sebastiano Pisani II dal 1668 al 1690, CXIII 
Pietro Leoni dal 1691 al 1697, CXIV Giovanni Francesco Bar* 
barigo . Traslato da Brescia nel 1697 . 

SECOLO DECIMO OTTAVO 
CAPO I. 

Azioni del principe Eugenio di Savoja nel Veronese . 

Il re di Francia Luigi XIV unito agli Spagnuoli avea guer- 
ra Contro T imperadore Leopoldo per la successione al regno 
di Spagna. 

L' Italia ne fu il teatro e più di tutto il nostro territorio 
Àveano i Veneziani, che si erano dichiarati neutrali, armata 
la città, ma il Catinat generale franzese venne a postarsi su 
ambe le rive de\V Adige, e si era spinto ad impedire ai Tedeschi 
il difficile passaggio della Chiusa. Il principe Eugenio dì Sa- 
voja generale cesareo s 1 aprì in vece una strada sulle montagne 
e comparve improvviso al piano con qualche pezzo di artiglie- 
ria; e quindi i Franzesi si ritirarono alla destra del fiume, che 
venne per cotal modo a separar le due armate. 

Un grosso corpo di Franzesi si era fortificato a Carpi due mi- 
glia dalla Bocca del Castagnaio . 11 principe Eugenio lasciato un 
corpo di osservazione a s. Michele, passato l'Adige a caste! Baldo, 



MOCCI 



f-ARTfe «. SECOLO XVltl. CAt>0 r. 

gli attaccò, e dopo un affar serio, in cui restò anche ferito, 
li respinse. Si ritirarono i Gallispani al Mincio dove trovaro- 
no rinforzi considerabili; ma benché numerosi, e bene accam- 
pati, dal generale austriaco furono attaccati e battuti $ ed inse- 
guiti di là dal fiume, per impedire il passaggio del quale essi 
aveano fatto volare uno degli archi del famoso ponte del Boi - 
ghetto sotto fraleggio . 

Dopo varie azioni gloriose pel principe Eugenio , che con 
inferiorità grande di forze seppe farsi rispettare dai nemici, 
egli passò a Vienna per sollecitarvi soccorsi. 

L 1 anno seguente il nuovo generale franzese duca di Van- 
domo con parte del suo esercito si portò alla Volta di Trento , 
marciando per monte Baldo e le rive del lago di Garda. 

Parea che la fortuna favorisse i Franzesi , quando ecco di 
nuovo il principe Eugenio con forze fresche calar in Italia, 
costeggiando il Iago di Garda dalla parte bresciana, ed affron- 
tarsi coi nemici a Cassano. Sanguinosa fu la battaglia, ma in- 
decisa ; sicché, non potendo egli sloggiare di là i nemici ( e 
meno da Lonato , ove successe un fatto sfavorevole agl'impe- 
riali ), fu costretto a ritirarsi a poco a poco sul Veronese. 

Grandissimi danni ebbe allora a soffrire il nostro territorio , 
e da queste truppe retrocesse, e dall' armata franzese che ven- 
ne ad accamparsi in vicinanza di Verona, e stese le sue genti 
lungo 1' Adige per impedire al nemico il passaggio. 

I Franzesi , adducèndo pretesto che i Veneziani avessero 
prestato o fossero per prestare soccorso ai cesarei , alzava- 
no fortini contro la città $ quando il principe Eugenio , ri- 
tornato con nuova gente, ripassò l 1 Adige alla Pettora.zza , fa- 
cendo che i nemici battessero una frettolosa ritirata: li inseguì 
di là dal Po, li battè e liberò Torino come ognuno sa. 

Anche nel MDCCXXXI fu inondato il nostro territorio da 
milizia alemanaj ed in seguito da truppe franzesi e spagnuole: 
alcuni piccoli fatti successero in vicinanza della nostra città. 
Ma tutto finì in breve e con onore della Repubblica Vene- 
la , che col mezo di neutralità armata seppe farsi rispettare 
dalle potenze belligeranti: il che non avendo saputo fare ses- 
sant' anni dappoi, le costò irrevocabilmente la perdita della 
fiua esistenza politica. 



An. di G.C. 

MDCClt 



MDCCItt 



MDCCf 



MDCCXXXI 



Dccxxxr 



94 PARTE II. SECOLO JtVIII. CAPO II. 

CAPO IL 

Grande Inondazione. 



Jn.diG.C. Una delle più memorabili inondazioni de\V Adige è quella 

mdcclvii succeduta nei MDCCLVII. Siccome venne descritta con lettere 

e relazioni a stampa, e diffusamente ne parlò il Biancolini , non 

ne farò che un cenno in questo Compendio. 

Ser. Cron. Nella notte precedente il primo Settembre cominciò a gon- 

Pag. 3g. fiarsi V Adige . Il due si vide il fiume portare utensili, alberi e 

travi, ed urtare con impeto nei ponti. 

Quindi barche abbandonate a sé stesse , zattere-, mulini , at- 
trezzi di casa; crescendo intanto V acqua fuor misura a rom- 
pere comunicazione da strada a strada. Gente che calava dalle 
finestre, monache traslocate, campana a martello in tante chie- 
se inondate , case che precipitavano, sepolcri scoperchiati con fe- 
tore intollerabile, gente che moriva di fame, e molti feriti 
dalle rovine, formano 1? orrido quadro di quella giornata. 

Quasi una metà della città fu dove più, dove meno coper- 
ta . I ponti minacciati -• il Nuovo assai danneggiato; e di quello 
delle Navi si viddero in un batter d' occhio sommersi due ar- 
chi di mezo, e smossa una torre che stava fra quelli, e crol- 
lata in atto di cadere verso il ponte Nuovo sporgendo circa 
otto piedi fuor della base. 

I tre cominciò a restar lìbera qualche strada, enei quattro 
a stento si poteva girar la città; restando per altro le vie ingom- 
brate da fango e sabbia, e dappertutto pessimo odore, ed in 
molti luoghi profondi scavamenti di terreno fattivi dall' acqua, 
onde abbisognarono le fabbriche di grossi e frequenti puntelli 
finche fossero risarcite. Tempo, ordini severi, e spese gran- 
diose della Città, a poco a poco restituirono la mondezza e 
la sanità. 



PARTE II. SECOLO XVIII. CAPO Ili. 9$ 

CAPO III. 

Fatto eroico di un contadino di ValpAntena. 

Oulla torre minacciante del Ponte delle Navi, di cui ab- J n .diG.C 
biamo pur ora parlato, si trovavano due povere donne con due MDCCLru 
fanciulli, piene di raccapriccio all'idea di dover quanto pri- 
ma sommergersi in uno colla torre nt\V Adige .. Per quanto gri- 
dassero al soccorso niuno ardiva appoggiarvi scale da mano, 
che per la grande altezza poteano rompersi; e poi con qual 
cuore salirle, col vedersi sotto per largo tratto scorrrere il 
precipitoso rapidissimo fiume, dalle onde del quale urtata va- 
cillava essa torre ? e come trarne quelle infelici ? 

Si trovò ben chi fece offerte grandiose di denaro a chi 
volesse arrischiarsi ; ma non vi fu alcuno dei cittadini , che pre- 
star si volesse. 

Quand' ecco un uomo da paragonarsi agli eroi , per nome 
Bavlolommeo Rùbelo 3 detto Leone , del comune di V "alp antena , 
giunto ivi a caso, per sola cristiana carità si offrì di soccorrer- 
le, rifiutando ogni offertagli ricompensa. Ottenuta da un sacer- 
dote V ultima assoluzione, mise il pie coraggioso sopra le scale, 
eh' egli aveva una sulla cima dell 1 altra unite e strette con cor- 
de; avendo dinanzi mandato nella torre le funi, col gittarvi un 
gomitolo di spago con che le donne assicurato aveano le scale. 
Sale intrepido alla vista d' innumerevole popolo, né si atterrisce 
al piegar delle scale, essendosi alquanto rilassate le corde. 
Giunge sulla torre, benda gli occhi a quelle infelici, e le fa 
scendere ad una ad una, assicurate con funi, che aveano esse 
legate a meza vita, e eh' egli tenea dalla torre. Discese le don- 
ne, l'uno dopo l'altro mette i fanciulli in un doppio sacco, 
e cala ancor quelli colle corde, di cui un capo tien egli, l'al- 
tro alcuni degli astanti all' opposta parte del ponte verso s. Paolo. 
E salvatili per ultimo scende egli stesso in mezo agli applausi di 
tutti , ricusa nuove offerte di denaro, si nasconde e si perde 
in mezo alla fola, e si ritira ad aspettare da Dio la mercede. 

Invitai ed invito le poetiche penne veronesi a celebrare 
questo fatto, di cui non credo che vanti uno simile V antichità, 



gO PARTE II. SECOLO XVIII. APPENDICE. 

Appendice. 

Lunga cosa sarebbe il solo nominare tutti i letterati Ve- 
ronesi che già fiorirono in quest'ultimo secolo, senza parlare 
dei viventi . Chi ne volesse scrivere la storia potrebbe dividerla 
usi seguenti Capitoli : 

Gap. I. Maffei. 

II Pompei ed altri poeti. 

III. Torelli ed altri matematici . 

IV. Fallarsi ed altri ecclesiatici . 

V. Targa ed altri medici. 

VI. Ottavio Alecchi e tanti altri in ogni scienza 

I fabbricati furono il Teatro, il Seminario, il Ponte delle 
ÌSfavi , la Dogana, il Museo Lapidario, il Listone, il Liceo, 
ec. ec. I vescovi sono C.XIV Giovanni Francesco Barbarigo ; 
passò a Brescia re) 1 7 1 4 , CXV Marco Gradenigo dal 1714 
al 1725, CXVI Francesco Trevisani dal 1725 al iy3a, CXVII 
Giovanni Bragadino dal 1733 al 1 758 j fatto patriarca di Vene- 
zia, CXVIII Nicolò Antonio Giustiniani dal 1768 al 1772: tras- 
lato a Padova, CXIX Giovanni Morosini dal 1772 al 1789, 
CXX Giovanni .Andrea Arogadro eletto 1790, rinunziò i8o5, 
CXXI L' attuale Monsignore Innocenzo Liruti benedettino pre- 
conizato il dì 18 Settembre 1807, consacrato a Milano il 27 Di- 
cembre . Fece il pubblico solenne ingresso in città il dì 20 
Marzo 1808, preceduto dalla fama del suo sapere e delle sue virtù. 



EPOCHE MODERNE 



3o lVlaggio. Battaglia tra Franzesi e Tedeschi a Valeg- An.diG.C. 
gìo. I Franzesi passano il Mincio. mdccxcvi 

i Giugno. Prima venuta dei Franzesi a Verona. 

i4 Luglio. Lavori dei Franzesi fuor di porta del Vescovo, 

3o detto. Partenza dei Franzesi, e prima venuta dei Te- 
deschi . 

7 Agosto. Seconda venuta dei Franzesi, alla sera canno- 
nando la porta di s. Zenone» 

12 detto. Cassone di polvere accesa in sul Corso. 

12 Novembre. Battaglia a s. Jacopo. 

i5 e 16 detto. Battaglia a Ronco e ad Arcole , colta vitto- 
ria dei Franzesi. 

12 Gennajo. Battaglia a s. Martino , poi a fàvole, ed alla mdccxcp ti 
Corona, continuata il i3 e \^. 

19 Febbrajo . Ingresso in Verona dell 1 ultimo podestà 
veneto. 

17 Aprile. Armamento e sommossa dei Veronesi contro i 
Franzesi alle ore 21 e mezo, giorno secondo di Pasqua. I 
Franzesi si ritirano nei castelli. 

18 detto. Preliminari di Leoben fra la Repubblica Franze- 
se e 1' Imperadorc . 

19 20 21 22 detto. Cannonamene dai castelli $ e contro i 
castelli . 

23 detto. Armistizio. 

24 detto. Fuga vergognosa delle Autorità Venete. 

25 detto. Verona in balìa di sé stessa forma una Municipa- 
lità di dieci persone, che si mettono in negoziazioni coi Fran- 
zesi ; ai quali cedono tosto la città, salve le proprietà e le 
persone . 

7 Maggio. Piantato l'albero della libertà. 
16 detto. Caduta della Repubblica Veneta. 
9 Luglio. Proclamazione della nuova Repubblica Cisalpina. 

7 



An. di G. C. 

MDCCXCr u 



MDCCXCrill 



MDCCXCI X 



98 EPOCHE MODERNE. 

14 Luglio. Festa fuori della porta del Vescovo Sulla riva 
àc\V Adige per i Franzesi morti in guerra dopo la battaglia di 
Montenotte . 

17 Ottobre. Trattato di pace tra la Repubblica Franzesc 
e l 1 Imperadore d 1 Alemagna segnato a Campo Formio , ove ri- 
conosciuta la Repubblica Cisalpina, alla quale unito parte dei 
nostro territorio alla destra dell 1 Adige : ceduta la città nostra, 
col territorio a sinistra all' Imperadore. 

21 Gennajo. Seconda venula dei Tedeschi, e partenza dei 
Franzesi . 

25 26 Marzo. Si rinnovano le ostilità tra i Franzesi, e la 
Casa d' Austria . Battaglia a Legnago , a Verona, a Poi. 1 Fran- 
zesi vengono fino a s Lucia . 

3o detto. Battaglia a Parona. 

5 Aprile. Battaglia al Magnan e Castel dJ Azzan , colla 
vittoria dei Tedeschi. 

17 detto. Venuta in Verona dei Russi ausiliari. 

6 Maggio. Resa di Peschiera ai Tedeschi per capitolazione. 
24 Luglio. Mantova capitola la resa. 

1 Giugno. Ritorno dei Franzesi in Italia per la via del 
monte s. Bernardo . 

i3 detto. Battaglia di Marengo. Armistizio, in cui si ac- 
cordano, ai Franzesi, territori e fortezze sino al Mincio. 

a4 e 25 Dicembre. Battaglia al Mincio . Tedeschi si ritira- 
no . Franzesi passano il Mincio . 

29 detto. Franzesi sotto Verona, occupando le alture di 
s. Massimo, s. Lucia e Tomba. 

30 Dicembre. Bombardamento contro la città. 

1 Gennajo. I Franzesi passano V Adige verso Poi. 

2 detto. I Tedeschi si ritirano nei castelli di Verona. 

3 detto. Terza venuta dei Franzesi in Verona; entrando 
contemporaneamente da porta Nuova, e da quelle di s. Zeno- 
ne, e di s. Giorgio. 

4 detto. Assedio dei castelli. 

5 detto. Battaglia a Caldiero. 
19 detto. I castelli si arrendono. 

1 Marzo. Si comincia a demolire i castelli. 

8 detto. Vien minata la torre di caste! s. Pietro. 



EPOCHE MODERNE. 99 

9 Marzo. Trattato di Lnneville. L 1 Adige viene stabilito 
confine tra 1' Austria e la Cisalpina. 

22 detto. Minata la torre di s. Felice. 
7 Aprile . Terza venuta dei Tedeschi , che prendono il 
possesso della città a sinistra, che venne da qualcuno nomina- 
ta Vere-netta . 

16 Marzo. Si aprì la porta del Palio; ma per poche set- 
timane. 

6 Giugno . Primo Commissario della Repubblica Italiana 
in Verona. 

i3 detto. Cancelli su i ponti per confine tra la Repubblica 
Italiana e gli Stati di Casa d' Austria. 

j6 Settembre. Concordalo del Papa colla Repubblica Italiana. 

21 Maggio. Principio del così detto Porto franco in Verona. 

ii Novembre. Tumulazione stabilita fuori delle chiese; e 
perciò si cominciò a seppellire tutti in campo santo, e poi an- 
che a s. Bernardino . 

3i Marzo. Illuminazione per Napoleone , fattosi re d' Ita- 
lia $ di quella parte cioè che dopo le metamorfosi di Repub- 
blica cispadana, cisalpina, italiana, diventò Regno. 

i5 Giugno. Venuta del re d'Italia a Verona. 

16 detto. Caccia de' tori neìl 1 anfiteatro illuminazione ed 
archi trionfali. 

17 detto. Partenza del re. 

29 Agosto. È atterrato il belP arco de* Gavi a Castel- 
Vecchio . 

6 Ottobre. Rotta ogni comunicazione tra Verona alla de- 
stra, e Verona Austriaca; chiudendosi onninamente i ponti, e 
facendovisi ripari guerreschi da parte ed altra. 

16 detto. Cannonamento d' allegrezza alla destra per il fat- 
to d' Ulrna . 

18 detto. I Franzesi passano V Adige a Castel-Vecchio , 
Battaglia in Campagnola , dalle 4 e mezo della mattina ilno a 
sera, interrotta da pioggia venuta con gragnuola. 

19 detto. Gli orti e case di Campagnola si spianano dai 
Franzesi . 

29 detto. I Franzesi passano i ponti, resasi Verona au~> 
striaca per capitolazione. 



An di G.C. 

MDCCCII 



MDCCClll 

MDcccir 



An. di G. C, 

MDcccr 



100 



EPOCHE MODERNE. 



jw dccc ri 



m Decer it 



MDCCCIX 



MDCCCXI 



M DCCC XII 

m dccc xi r 



MDcccXr 
m Dcccxrt 



MDCCCXr'll 
MDCCCXrill 



MDCCCXIX 



3 1 Ottobre . Battaglia tra Caldicro e Colognola . I Tedeschi 
si ritirano abbandonando forti quasi insuperabili, e le linee che 
estendevansi da Masi a Ponte Zerpan. 

a Dicembre. Pace di Presburgo con che il Veronese tut- 
to, e gli altri Stati ex Veneti, s' incorporano al regno d' Italia. 
18 Gennajo. I cancelli dei ponti vengono atterrati. 
21 Aprile. Parrocchie ridotte a dieci. 
3 Agosto. Publicazione della Pace in Verona. 
27 Novembre . Napoleone in Verona . 

I Dicembre. Apertura del Liceo -Convitto a s. Anastasia. 
i3 detto. Ripassa Napoleone di ritorno da Venezia. 
Maggio. Rotto il trattato di Presburgo le armate Franzese 
ed Austriaca s' accampano a fronte nelle vicinanze di Caldiero ,• 
e dopo alcuni piccoli fatti a Soave l'ultima si ritira. 

18 Dicembre. Alle io della sera e 55 minuti scossa for- 
te di tremuoto . 

Aperta la Casa di Ricovero . Instiluito il Liceo femminile . 
Rinnovansi le ostilità. E succedono vari fatti sul Veronese 
a sinistra . 

4 Febbrajo. Quarta venuta degli Austriaci. 

8 detto . Battaglia sul Mincio . 
7 Aprile. Erosione del Regno Lombardo-Veneto. 

2t Marzo- Arrivo di S. M. 1' Imperadore Francesco I col- 
1' Augusta Consorte. 

24 detto. Spettacolo Ànfiteatrale dato a S. M. 
3 Aprile. Partenza di S. M. , e ritorno il dì 6 . 

11 detto. Morte dell 1 Imperatrice, e partenza dell' Im- 
peradore . 

i3 detto. Trasporto del convoglio funebre. 

27 detto. Gran neve. 

9 Maggio. Arrivo dell' Arciduca Rainieri Vice-re del re- 
gno Lombardo- Veneto. 

20 Luglio. Passaggio del Vice-re che andava ad incontrar 
a Stra S. M. ritornata da Roma. 

29 detto . Riaperta la porta di Campo Marzo . 
9 Agosto . Ripassa il Vice-re per Milano , La notte venendo 
i io tremuoto alle due e mezo . 

IL FINE. 



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